La mia vita, più o meno.

Mia sorella mi capisce

On air: Jessie J, Price Tag

Sto passando l’aspirapolvere in tutta la casa. Ogni tanto lo faccio, specialmente quando mamma mi minaccia di morte. Mia sorella è sul divano a guardare la tv. Non commento, anche se spero un sacco di cose brutte.

Io: Ciao Eli, cosa guardi?

Lei: Si chiama Teen Spirit.

Io: Di che parla?

Lei: Una ragazza che muore perché nella corona da reginetta che vince c’era l’elettricità. Però il Dio della Moda la lascia sulla Terra dove dovrà aiutare la sfigata della scuola a diventare una stragnocca, e ha il potere di cambiarsi vestiti schioccando le dita.

Io: Ah! E…?

Lei: Sì, Ale, non ti preoccupare. Lo sto già registrando.

Una serie di sfortunati eventi

On air: Rino Gaetano, Glu glu
Evento #1
Succede che ieri sera perdo la cognizione del tempo. Non mi capita spesso: di solito sono perfettamente cosciente di essere in ritardo. Invece ieri guardando l’orologio ho scoperto che il parcheggio era scaduto da… da un po’. Raggiungo il posto dove avevo lasciato la macchina, e noto che alla vettura subito dopo la mia c’era una tizia che aveva tutta l’aria di essere quella tizia che dà le multe alle macchine col bigliettino del parcheggio scaduto. Faccio un respiro, tanto per perdere altro tempo, e mi avvicino alla mia auto. 
Evento #2
Sul parabrezza c’è una multa di ventiquattro euro che è la prova che quella tizia che aveva l’aria di essere la tizia che dà le multe alle macchine col bigliettino del parcheggio scaduto era effettivamente la tizia che dà le multe alle macchine col bigliettino del parcheggio scaduto.
Visto che uno dei primi insegnamenti che ho acquisito da quando ho compiuto 23 anni è che nella vita bisogna avere la faccia come il culo, mi sono rivolto alla tizia che dà le multe alle macchine col bigliettino del parcheggio scaduto. Ho cercato di radunare tutte le abilità teatrali di cui sono in possesso per produrre la migliore faccia da operaio-in-cassa-integrazione che mi era possibile, ma non sono riuscito a convincerla, e la tizia che dà le multe alle macchine col bigliettino del parcheggio scaduto mi ha lasciato la multa.
Evento #3
Così stamani vado alle Poste per pagare la multa, per non rischiare che mi arrivi a casa aumentata. Ma non vado alle Poste normali. Vado a quelle di Pisa: in una scala di gradimento del servizio postale italiano/mondiale/intergalattico, l’Ufficio postale di Pisa è circa a metà tra le Poste dell’Inferno e quelle di Gotham City. Entro, ed incredibilmente è vuoto. Il tempo di compilare il bollettino da pagare, e anche l’ufficio si riempie. Grandioso. Mi metto in fila. Arrivo dall’impiegata, mi fa il bollettino, mi sorride (che di martedì è un mezzo miracolo), passo la carta per pagare. Biribip. “Caro, mi spiace, ma si è smagnetizzata. Devi sostituirla, però non te lo posso fare io.” E mi indica lo sportello accanto, la cui fila misura qualche decina di chilometro. “E… ops, ti costerà cinque euro”.

I miei amici mi hanno regalato

– un fantastico cardigan verde e due splendide T shirt, perché conoscono il modo in cui mi concio
– un sacchetto di baci perugina e un altro di biscotti al cioccolato, perché conoscono le mie droghe
– una Moleskine e una penna Parker, perché conoscono i miei sogni
– una maglietta di Angry Birds, una di Snoopy e un volume di fumetti dei Peanuts, perché conoscono le mie fisse
– gli album della Rettore, di Amanda Lear e di Sabrina Salerno, perché conoscono i miei desideri proibiti
– uno scaldatazza USB e una borsa dell’acqua calda a forma di cuore, perché conoscono le mie trasgressioni notturne

– i fiori di Bach “calma & serenità”, perché conoscono le mie ansie

On air: The Corrs, At your side




Alla ricerca delle calze a rete

On air: Cyndi Lauper, Girls just want to have fun
Riassunto di tante cose inutili che vi servono per capire il post: lo scorso Venerdì andava in scena la mia commedia che è ambientata in una discoteca che è un posto dove lavora la cubista che è una ballerina che sculetta in maniera provocante che è quello che vuole il cliente che è sostanzialmente un pervertito che è la definizione che danno i sessuofobici alle persone dotate del senso della vista.
Ora, fatto sta che il giorno prima della messa in scena le cubiste non avevano le calze. Avevo bisogno di calze provocanti. Le attrici avevano già perlustrato qualche negozio e i mercati, ma di calze adatte nemmeno l’ombra.
Sicché mi armo di santa pazienza, prodotto che non si trova al supermercato e di cui ho definitivamente esaurito le scorte, e parto. Visito, nell’ordine: Stefan, la Coop, il Mercatone Uno, due negozi di cinesi, il Carrefour, un altro negozio di cinesi e infine un ultimo negozio di cinesi che vuole passare da negozio occidentale.
Poi, finalmente, entro in una merceria di due metri cubi. La merceria della salvezza. La commessa è una signora sulla cinquantina. Con un’acconciatura di dubbio gusto. Che stava leggendo un Harmony. Intanto che la televisione trasmetteva il Grande Fratello. Ma non mi importava, perché la signora aveva quello che cercavo: delle calze a rete a maglia ampia.
Che poi a me sfugge un pochino questa cosa della calza a rete. Dov’è che di preciso è provocante? Ma a quello ci posso anche arrivare, specialmente se mi immedesimo nell’essere umano maschile di sessant’anni per cui la cosa più provocante è il Tuca Tuca ai tempi di Canzonissima. La cosa a cui proprio non arrivo è: come diavolo fanno le donne a mettersele? Che ci crediate o no, io non ho mai indossato un paio di calze a rete, ma ho un paio di pantaloni con dei buchi nel mezzo, e tutte le volte che li indosso mi finisce sempre l’alluce in uno di quei buchi, e se me lo fa con dei jeans, con quelle calze sarei in trappola.

Comunque questo post fa schifo. Deve essere che ho mangiato le mele cotte che mi rendono sempre molto dolce. Quando sono acido rendo meglio. Domani per cena limoni in brodo.

Breve apologia dello yogurt all’ananas

On air: The pipettes, Your kisses are wasted on me
Ieri, a mensa. Vado prendere l’acqua. Sento uno che era uscito dalla cassa. E diceva:
“Bah, lo yogurt all’ananas,
perché lo danno a mensa?
Non lo vuole NESSUNO…
Per forza: non ha sapore!”
Bene. Non mi spreco nemmeno ad elencare le numerose proprietà nutritive, magiche e afrodisiache dello yogurt all’ananas, né perdo tempo per dire che è una delle cose più gustose che servono a mensa. Spero solo che quel tipo grasso e pelato che ha pronunciato la blasfemia sopra riportata possa morire affogato nello yogurt all’ananas, dopo essere stato violentemente frustato da due ananas giganti vestiti in latex nero mentre una creatura mitologica metà donna e metà ananas grida CREPA, SUDICIO ESSERE.
( Scusate, è che ieri avevo un esame, anzi, L’esame. Quello per il quale è una settimana che non aggiorno il blog, per dire. E l’avevo nel pomeriggio. Gli esami nel pomeriggio: li odio. Per come sono ansiogeno io, passo tutta la mattina a morire dentro e a trattare male tutti. Ciuffo mi ha voluto fare compagnia durante quelle ore di agitazione, e ci tengo a precisare che l’ha fatto a suo rischio e pericolo, perché io lo avevo messo in guardia a cosa sarebbe andato incontro. Si è limitato a dire “Oh-ho, livello acidità: Limone” quando io ho giustamente offeso un ragazzino che stava andando in bicicletta con la bocca aperta )

Questo post non parla di neve

On air: The concept, Damn
Nevica. Grandioso, avevo giusto voglia di leggere metà mio facebook che gioisce della neve e l’altra metà che se ne lamenta. Bah, scusate l’acidità. È che non mi torna un esercizio e divento bisbetico quando succede. E il fatto che non abbia trovato un sinonimo di “bisbetico” che suoni meno cinquecentesco di “bisbetico” mi rende ancora più bisbetico. Ecco, l’ho ri-scritto, tre volte. Così sono ancora più bisbetico. È un cane che si morde la coda, questo!
Comunque facebook è davvero uno strumento del demonio. Un fiocco di neve, e tutti a scrivere della neve. Una scossa di terremoto, e tutti a scrivere del terremoto. Ho come l’impressione che ci sia un certo gusto a farlo, a essere tutti uguali. E questo è un po’ triste: una delle mie “non scritte regole etiche” è che nonostante il mondo cospiri a farti diventare come gli altri, tu devi sempre cercare di rimanere te, solo te. E facebook aiuta veramente questa organizzazione che complotta l’omologazione di massa.

“Perché lo tieni?”, direte voi. “Non è mica obbligatorio, eh!”, cianceranno i più antipatici. Beh, perché non è facebook che è sbagliato. È l’uso che ne fa l’uomo. Un po’ come la bomba atomica, o il silicone. E poi perché mi permette di contattare persone che mai avrebbero voluto avere a che fare con me (sì, lo so che vi sembra incredibile, ma esistono). 
Per esempio, stamani ho scritto sulla bacheca di un gruppo musicale svedese, i Concept, la cui Damn è colonna sonora di questo post. Gli ho chiesto in maniera abbastanza adolescenziale se avevano intenzione di fare qualche data in Italia. E loro mi hanno risposto che dovevo radunare una folla di fan e sarebbero venuti! La quattordicenne che è in me ha iniziato a strapparsi i capelli dall’emozione, mentre il ventiduenne cinico&razionale che è in me ha cominciato a ripetermi che non avrei dovuto esaltarmi troppo per la risposta, perché probabilmente rispondono a tutti per cortesia, e che tanto non verranno.
Okay, ventiduenne, hai ragione, hai ragione.
Tuttavia, se qualcuno fosse interessato a sentirli dal vivo… Beh, dai, io ci provo, non si sa mai!

Mettiamo che

On air: Katy B, Witches’ Brew

Mettiamo che io domani abbia un esame.

Mettiamo che io esca dall’aula studio per un caffè veloce.

Mettiamo che io vi trovi nella saletta relax, sedute attorno a un tavolo.

Mettiamo che in quel momento voi stiate facendo un torneo di Scala 40.

Mettiamo che finita la partita una di voi se ne esca con: No, che palle, bisogna calcolare i punteggi.

Okay.

Facciamo che d’ora in avanti io vi chiamo “deprecabili puttane”, vi va?

Sono un imbranato

On air: Sia, Bring Night
Sono un imbranato. Sono la classica persona che a una prima, superficiale impressione potrebbe vagamente ricordare qualcosa di figo. Poi, conoscendola leggermente meglio, scopri che di figo in quella persona non c’è proprio niente. Se fossimo in una commediola all’inglese, potrei benissimo essere la versione maschile di Bridget Jones, o qualcosa di simile. Il tipo che entra in una stanza con fare spavaldo e poi scopre di avere la carta igienica attaccata dietro. Quello che pronuncia un bel discorso finale per fare un’uscita drammatica e poi mentre esce inciampa in un secchio e sbatacchia nello spigolo della porta.
Sono un imbranato. E non lo dico solo perché oggi mentre affettavo il prosciutto ho rischiato di distruggere il frigo con il coltello. No, quelle sono piccole cose, robetta per imbranati principianti. Io ho il certificato di imbranato, rilasciato dalla federazione ufficiale mondiale dell’imbranataggine, e pertanto sono abilitato a creare catastrofi decisamente più mostruose. E poi ho un’aria un po’ tonta, e per formare un discorso semplicissimo faccio un milione di rigiri di parole che non si capisce niente, mi accorgo che non si capisce niente, mi interrompo e ricomincio da capo, e in questa maniera anche i pochi che erano sopravvissuti alla prima parte sono definitivamente impossibilitati a capire.
Sono un imbranato. E se qualcuno dei miei attori aveva ancora qualche dubbio in proposito, con le prove di stasera deve essersi irreversibilmente convinto che anche come regista sono l’incarnazione della goffaggine. E a mia discolpa non posso dire granché, se non la scusa che utilizzano sempre tutti gli incapaci volenterosi: ce la metto tutta. Magari è un po’ una paraculata, ma mi preferisco così che a una mia versione perfetta ma che fa le cose senza passione. Certo, non credo che potrò usare questa frase quando appuntando il lapis farò per sbaglio saltare in aria la facoltà. Ma per altre cose vale davvero la frasina che ho trovato nel bacio Perugina di stasera, un cioccolatino illuminante: “metti il cuore in tutto ciò che fai”.

Le frasi della giornata #2

On air: Romina Falconi, Un attimo

(1)
Vorrei ricordare lo stato d’animo con il quale 
gli italiani hanno dato larga adesione 
alle misure anche molto dure che il governo ha dovuto adottare
[ Mario Monti, evidentemente bisognoso di un ripasso
sul significato di dare larga adesione ]
(2)
Uhhh, senti come sarebbe bellino CLOACA per il nome di una bevuta!
Cloaca: un cocktail di merda!
[ Ciuffo, forse esaurito dallo studio ]
(3)
Certamente che abbiamo degli slogan:
– se stanno bene i giovani, staranno bene anche i vecchi
– tutti i giorni sarà una festa
– Lucca capitale mondiale della Toscana
[ Andrea Colombini, candidato sindaco per la città di Lucca. 
Avendo un cervello così non poteva che darsi alla politica ]
(4)
Non è da tutti quello che ho
se non mi preghi non te la do
[ Romina Falconi, Un attimo
Così giovane, già un mito ]
(5)
Che scioperino pure. Tanto io il taxi non lo prendo
[ mia sorella, a cena.
Così giovane, già un mito ]

Risposte monosillabiche (o: del mio ritorno a Pisa)

On air: Rino Gaetano, E la vecchia salta con l’asta

, caro purè: nella tua ricetta è stata aggiunta una quantità arbitraria di vinavil.

No, idiota di una commessa di Zara: il vestito di paillettes dorate non è per me.

, studente straniero che viene a mensa: tu sei cinese e quindi prendi il riso. L’equilibrio cosmico è stato rispettato, ancora una volta.

No, Bacio Perugina che mi guardi con quell’aria da cagnolino bastonato: non ti risparmierò.

, stivali comprati ai saldi: siete dannatamente fantastici.

No, tipa accanto a me in fila alle poste con le cuffie nelle orecchie a volume altissimo: il fatto che tu voglia ascoltare i Korn non significa che voglia farlo anch’io.