Se non ci fossero gli amici non mi ricorderei manco cosa scrivo




A te,
che hai amato ma il tuo sentimento non è stato ricambiato, che pensi ancora a quella persona, che non vuoi più avvicinarti a qualcuno per paura di provare di nuovo lo stesso lacerante dolore, a te che dici di stare bene ma in realtà, dentro, quella ferita sanguina ancora,
a te io auguro di capire che devi tornare ad amare te stesso, prima degli altri; di tornare a indossare quei vestiti, di guardare quei film, di uscire con quella gente; di capire che i ricordi sono solo ricordi, e che devi sfidare la tua memoria che ogni secondo ti fa pensare a quella persona. Devi capire e credere che le stagioni cambiano, e ci saranno tempi migliori; perché sì, questo te lo garantisco, e lo giuro su quel che ho di più caro: ci saranno tempi migliori.




[ Nemmeno sette mesi fa,
io,
su questo blog ]

Domande, #9

Credo che le risposte rendano saggi
ma le domande rendono umani

Cosa significa “distrarsi”?
La febbre a 38 a cinque giorni dall’esame più importante della triennale
che si aggiunge a una situazione emotiva non proprio facilissima
può bastare a definirmi sfigato?
Perché non ci sono parcheggi vicini alla biblioteca statale?
Se si ha bisogno di un abbraccio
ma non se ne ha a disposizione di fisici,
è biasimabile rifugiarsi in quelli del Mulino Bianco?
La febbre intensifica le paranoie?
Perché all’imt tengono l’aria condizionata accesa,
quando tutti hanno freddo?
Perché
una volta tanto
non sono io quello che fa sentire in colpa gli altri?

Nicolas Cage smetterà mai di recitare?
Per favore?

Quanto premia essere maturi?
Io sono maturo?
Essere vivi fuori è un motivo sufficiente per continuare a vivere?
Essere morti dentro è un motivo sufficiente per rimanere a vegetare?
Mi voglio bene?

Forse non è la canzone che esprime al meglio il mio umore,
forse non ho voglia di dire qual è la canzone che esprime al meglio il mio umore.
Forse non so che dire.
Forse clicco su Pubblica post e basta.

Usi e costumi





Alle cinque di pomeriggio
le signore inglesi 
bevono il thè.

Alle cinque di pomeriggio
le popstar
stanno ordinando un Cosmopolitan.


Il primo.



Notte, biscotti.

Non ho niente da dire.
Sono in camera mia, c’è un casino assurdo sulla scrivania, la luce della lampada è accesa, le mie dita battono sulla tastiera e mi sento vuoto.
Forse è per questo che cerco di riempirmi con dei biscotti. Che poi non dovrei, perché a che serve andare a correre se mi rimpinzo di biscotti non appena ho spazio nello stomaco?
Bisognerebbe convivere con il senso di vuoto. Se riusciamo ad andare avanti con niente, figurati come vai forte quando hai qualcosa. Ma se vai avanti solo quando hai qualcosa, se perdi quel qualcosa poi non riesci più a muoverti.
Proviamo. Dato che mi sento vuoto, voglio farvi vedere che riesco ancora a dire qualcosa. Potrei fare come Natalia Kills, che quando ha un calo d’ispirazione inizia a cantare parole a caso – meglio di Vasco Rossi, che quando ha un calo d’ispirazione comincia a dire cose come “EHHH”. Pensieri a caso.
Piove sempre nel weekend. Anche il prossimo, pare.
Quando studio a Lucca vado sempre a pranzo da Danne, che è una specie di alimentari che però fa anche primi, insalate e panini, e da un po’ di tempo mi sono fissato con l’insalata tonno e olive. Che è buonissima, tra parentesi. Solo che non capisco perché si chiami tonno e olive, visto che dentro c’è di tutto. Ieri la bimba mi c’ha messo dentro anche il mais. E oggi mi ha chiesto se ci volevo il farro. “Massì, va bene”, ho detto. E la cosa buffa è che la cosa meno presente nell’insalata di oggi era l’insalata.
Colleziono bustine di zucchero. Ne sgraffigno sempre una in più quando prendo il caffè al bar.
Sono tricotillomane, e mi odio per questo.
Su certe cose ho un’alta opinione di me, ed è una sensazione molto bella capire di piacersi. 
Sono alla ricerca di una collanina con un ciondolo. Maschile, nel complesso. Mi piacerebbe che il filo fosse di quelli neri, tondino, non so se avete presente. E che il ciondolo non sia volgare, tamarro, brutto, grosso. 
Da piccolo dicevo “carta genica”, e nessuno si è mai accorto dell’errore (o non mi hanno mai corretto). L’ho scoperto da solo, delle due i mancanti.
Tra libertà e solitudine quanta differenza c’è? Dov’è il confine? (questa devo ricordarmi di metterla nelle prossime Questions)
Ecco, ho finito il succo all’ananas – pineapple in inglese. Sono proprio a) drogato b) un pozzo senza fondo c) un pozzo di succo d’ananas senza fondo.
Ecco, non avevo niente da dire.
E l’ho detto, il niente.

Attenzione: Natalia Uccide

Domande, #8

Credo che le risposte rendano saggi
ma le domande rendono umani






Se gli amici mi capiscono
più di quanto io riesca a capirmi
significa che ho una capacità autoanalitica scadente
o che ho dei buoni amici?
Forza: qualcuno mi dà una definizione?
Perché mi interrogo continuamente su cosa sia?
Perché mi chiedo come si faccia ad ottenerla?
Ma si può davvero ottenere?
Ma non è che mi sto un po’ troppo fissando, 
su questa forza?
Qualcuno si offre per aiutarmi col laboratorio di reti?
Qualcuno può far smettere di ridere Lore?
(SMETTILA SUBITO, LO SO CHE È FACILE,
MA NON MI RIESCE UN PUNTO!)
Se un errore è
– per te che l’hai commesso –
anche
la cosa più bella del mondo,
dovresti commetterlo di nuovo?
Basta vestire d’arancione
per essere persone arancioni?
Dire a sé stessi 
che “è mancata la volontà”
è una scusa sufficientemente verosimile
affinché sé stessi ci caschino?
Se la meraviglia reincarnata
ti dorme accanto,
bisogna svegliarla?
È vero che troviamo sempre il modo di stare male?
Anche gli ipertimici?
Se è vero che sono ipertimico,
perché a intervalli regolari mi sento una merda,
e senza motivo?
Quanti fallimenti bisogna affrontare
prima di decidere di arrendersi?
Perché non vietano i biscotti?
E soprattutto: perché sono così buoni?
Quanto si sta bene
a parlare con gli amici?
Ma possibile che l’unico concerto a cui mi interesso
ha l’organizzazione peggiore d’Italia?
Quando ricominciano le lezioni?
(Oddio, questo è un dubbio serio.)
Glielo dico che ho capito che ha fatto sei mesi?
Glielo dico che sono contento per loro?
Non ti vedo: stai sorridendo, adesso che te l’ho detto?
Non è forse vero che
una persona che ti fa senso
non è
una persona che ti fa sesso?
Posso andare a dormire ora?

L’ultimo giorno d’inverno

Copio il testo da internet lasciando la formattazione, la punteggiatura e l’uso originale delle maiuscole, per quanto non condivida per niente l’uso dei due puntini anziché tre, il non mettere quasi mai le maiuscole, i vari errori ortografici (alcuni li ho corretti perché proprio non riuscivo a sopportarli) e lo scriteriato uso degli a capo. Solo che ho sonno e non ho voglia di riscriverlo tutto, abbiate pietà. Consiglio la visione del video mentre si legge.


L’ultimo giorno d’inverno
non sarò qui.. dove sono ora
perchè non farà così freddo fuori come
fa adesso
e non sarò da solo a casa
ad aspettare che passi l’inverno


Io non lo so se sarò con te..
è più probabile che anche tu sia altrove
e se ci sarà qualcosa che mi infastidirà,
perchè mi conosco.. e ci sarà
è che tu non ti sarai nemmeno accorta
dei viali di Milano
che saranno diventati rosa.. e bianchi
ai lati,
perchè ancora ci si ostina a credere
che Milano
è una città dove mancano i colori
ma io ti assicuro che l’ultimo giorno
d’inverno,
i bastioni, per chi si potrà permettere
il lusso
di guardare non solo avanti
ma anche di fianco
saranno uno spettacolo di pura e concreta
bellezza.


Chissà se ti ricorderai anche tu di
alzare lo sguardo
l’ultimo giorno di inverno
perchè gli alberi in fiore della salita
a Porta Venezia
bisognerebbe che tutti
almeno una volta ci si fermasse a osservarli.


Io avrò le mie nuove canzoni
pronte per non essere più soltanto
nostre
e sò che con un pò di imbarazzo di
qualcuna..
ancora rivendicherai la storia e l’inizio
delle altre non ti curerai più
e tu finirai sulle riviste colorate
ed io farò brutta figura con il mio
vicino di posto
poco dopo il decollo in aereo
perchè per sapere qualcosa di te
avrò sbirciato tra le pagine dei suoi
giornali
di me penserà soltanto che sono un
cafone
e non che ho aspettato che finisse
l’inverno


però davvero poi basta, me lo prometto
saranno passati così tanti giorni dal
momento in cui ti sto scrivendo
che aver bisogno di parlare ancora
di te, senza parlare con te
sarà solo una stucchevole deriva criminale
ed io forse se sarò bravo se riuscirò
a ricordare a me stesso
che non necessariamente saremo meglio
o peggio di quel che siamo oggi
mi fermerò prima di quello strazio
che ancora mi sfonda il cuore


Ho capito che ci portiamo dentro 
chi non siamo riusciti ad avere accanto
ma questo non potrà essere più motivo
per sentire sempre
lo stesso giro infinito di parole
sempre lo stesso giro infinito


Non avremo colpe ne io ne te.
l’ultimo giorno d’inverno.
Sai che avrò imparato a vestirmi meglio,
ma quello un pò lo faccio già da ora
se posso avere un’attenuante
è che a me i maglioni pesanti non stanno
molto bene.


L’ultimo giorno d’inverno.. avrò una
giacca leggera ed elegante
per le scarpe vediamo
prenderò dimestichezza con le mie nuove
occasioni
e anche con nuove posizioni sulla chitarra
mi serviranno a gettare al mondo le
mie parole
quelle che non suoneranno più così
inopportune
e a non cominciare
e a non finire
tutto nello stesso modo
tutto nello stesso modo
tutto nello stesso modo

[ Niccolò Agliardi ]

Ansia da pre-spettacolo #3

Sarei molto più in ansia,
se avessi tempo.

Invece sono di fretta.

Merdaaaaaaaaaaa!