• L’annoso problema di come rifiutare gentilmente la droga

23 MARZO 2018
Cose che mi succedono

Capisco che è uno spacciatore dal fatto che cerca di spacciarmi della roba.

Aperta parentesi.

Ora, io non voglio insegnare il mestiere a nessuno, ma secondo me se fai lo spacciatore dovresti essere a conoscenza delle regole base dell’antisgamo. Se ti avvicini alla mia faccia stringendoti nel cappotto e guardando a destra e a sinistra in modo ambiguo per poi sussurrarmi con la mano davanti alla bocca se voglia del fumo o altre cinque alternative che non ricordo, beh, qualche sospetto lo desti.

Chiusa parentesi.

È sera, sto tornando da una serata con gli amici e aspetto l’autobus in una zona che a Milano è considerata abbastanza tranquilla. Non di certo come il posto dove vivo, che ho ribattezzato Narcos proprio per la sua fama di centro nevralgico del contrabbando meneghino. Poiché sta piovendo sono al riparo sotto una pensilina, dove appunto mi raggiunge il suddetto spacciatore offrendomi il suddetto fumo col suddetto fare sospetto.

Io setto la mia voce in modalità Cappuccetto-Rosso-che-raccoglie-fragole-selvatiche e rispondo: No, grazie. A posteriori mi fa sempre ridere come io combatta le tentazioni della criminalità enfatizzando una purezza che non ho. Come a dire: mi dispiace, gentile signore, ma il mio allineamento è troppo positivo per accettare la somministrazione illegale di droga. Sorrido perfino, mentre declino l’offerta, come se il bianco dei miei denti potesse in qualche modo generare un’aura di luce attorno alla mia figura.

Mi sento ancora algido e raggiante quando lo spacciatore toglie le mani dalle tasche e mi chiede se sono sportivo.

No, rispondo.

Conosci Baggio?

(se conosco Baggio? Ce la menano da vent’anni, col grande campione che però ha sbagliato i rigori, o qualcosa del genere)

Certo, rispondo, anche vagamente seccato.

Ecco, allora fai come Baggio! mi dice lo spacciatore, iniziando a muovere alternativamente le gambe in avanti, in un movimento che ricordava molto di più una ballerina di can can che un calciatore. Per qualche motivo lo accontento, probabilmente spaventato dalle temibili armi segrete del Male. Mentre mi adopero in quella specie di allenamento, sento la sua mano che mi tasta il dietro dei pantaloni, e dato che non vengo da Paperopoli ipotizzo che stesse cercando il mio portafogli.

Portafogli che però era da un’altra parte, TOOOOH, beccati questa, Alessandro 1 spacciatore 0, zeeero, spacciatore sashay away, grande trionfo per il Bene, e vissero tutti felici e contenti, l’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio, etc.

Tutto questo entusiasmo, ovviamente, lo tenevo per me, perché non volevo dare allo spacciatore l’idea di star pensando di aver vinto. Metti che la prende come sfida personale e mi uccide, non si sa mai. E in effetti lui cerca di non darlo a vedere, ma escogita un metodo per andarsene da vincitore apparente:

Di’ “grazie Tunisia”!

“Grazie Tunisia”?

Sì, dillo.

Grazie Tunisia.

Ancora.

Grazie Tunisia.

Dillo ancora, “Grazie Tunisia”!

Grazie Tunisia.

Me lo fa dire cinque volte, alché penso di essermi dimostrato sufficientemente grato a tutto il Nord Africa e gli dico Ok basta così! Mi saluta, io lo risaluto, e lui se ne va. Lo guardo allontanarsi nella pioggia, senza ombrello, senza copricapo, mentre io torno ad aspettare, senza più nessuna aura.

Roba affine
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