Ivan

E’ la legge più antica del mondo.
Homo homini lupus, diceva Hobbes. Selezione naturale, la chiamava Darwin. Lotta per la sopravvivenza, menzionava Verga.
E’ la legge del più forte, la legge più antica del mondo.

Ema si passa una mano tra i capelli scuri, sospira e afferra la valigia. Si dirige verso la stazione. Sognando.
Si blocca, infila le dita nella tasca del giaccone. Okay, non l’ha dimenticato. Prosegue, verso la stazione.
Lo vede vicino all’ingresso. Lo degna dello stesso sguardo che concede ai passanti: mezzo secondo, quanto basta.
Il passante si chiama Ivan. Quando vede Ema gli si avvicina. No, anzi, gli si mette davanti.
“Ciao io sono Ivan piacere di conoscerti bomber tu sei”
Ema sente alcune parole pronunciate d’un fiato, vede una mano di fronte a sé e scende dal mondo dei sogni. Stringe la mano e si presenta.
“Grande bomber posso chiederti se tu hai genitori io purtroppo non ho avuto questa fortuna mi guardi con un altro occhio adesso vero”
Ema intanto lo osserva. Capisce a malapena cosa dice Ivan, sia perché nelle veloci parole dell’altro non ci sono pause, sia perché per lui è più interessante osservare la gente. Risponde, mantenendosi sul vago.
“Lo sapevo bomber allora ascolta io qui ho alcune cartoline che le signore del nostro centro dipingono per noi tutto quello che ti chiediamo bomber è una mano ma non in faccia ahahah semplicemente si tratta di rinunciare a una pizza e a una cocacola no bomber ti chiediamo di darci una mano”
Parole, parole, parole. Ema lo osserva, ne delinea la personalità: Ivan non legge mai il giornale, tifa una squadra di calcio che potrebbe essere il Pisa, il sabato sera esce e fa tardi, non vorrebbe svegliarsi presto la mattina, usa il rasoio per farsi la barba ma solo di martedì. Pensieri, pensieri, pensieri.
Cinque minuti dopo Ema ha lasciato dei soldi a Ivan. “Ciao bomber” “Ciao, Ivan.”
Cinque minuti dopo ancora Ema comincia a farsi un’idea ancora più precisa di Ivan. E’ furbo, uno scansafatiche, uno che ha capito la vita quel tanto che gli serve per poter sfruttare le debolezze umane. Peccato – pensa.

E’ la legge del più forte, la legge più antica del mondo.
Sarebbe tanto bello se vincesse il più giusto, anziché il più forte.
Non è così – pensa Ema – vince il più forte. Solo nei miei sogni vince il più giusto.
Ma Ema non ha intenzione di adattarsi. Rimarrà fedele alla sua onestà.
Ma, a scanso di equivoci, diventerà più forte.