• Quando avevo dodici anni

    Il racconto di una donna queer di origini indiane

6 SETTEMBRE 2018
Cose extra

Oggi è una giornata storica. L’India ha deciso di abrogare la Sezione 377 del codice penale, che prevedeva il pagamento di una multa e la reclusione fino all’ergastolo per “chiunque avesse volontariamente rapporti carnali contro l’ordine della natura”, e di fatto rappresentava un’arma per la persecuzione degli omosessuali. I due milioni e mezzo di indiani della comunità LGBT+, oggi, hanno molto da festeggiare. E noi con loro. 

Ho trovato su twitter il racconto di Priya Arora, una ragazza statunitense di origini indiane che ha creato il podcast Queering Desi in cui parla dell’essere queer e desi (cioè una persona di origini indiane o pakistane che vive all’estero). L’ho trovato molto commovente, e ho voluto tradurlo. 

* * * 

Quando avevo dodici anni ho baciato una ragazza per la prima volta. Non sapevo cosa significasse.

Quando avevo quattordici anni ho praticato autolesionismo per la prima volta. Non capivo come mai mi sentissi così sola, e così diversa.

Quando avevo sedici anni ho tenuto la mano di una ragazza per la prima volta. Non ero sicura del perché il mio cuore stesse battendo così forte.

Quando avevo diciotto anni mi sono innamorata della mia migliore amica. Non sapevo cosa fosse l’amore, ma sapevo che quello che provavo era sbagliato.

Quando avevo vent’anni ho abbandonato il college per un semestre, in mezzo a un profondo periodo di depressione e repressione. Quell’estate, nella mia camera da letto della mia infanzia, finalmente mi sono resa conto di ciò che mi aveva tormentato per così tanto tempo: mi piacevano le ragazze.

Qualche giorno dopo ho fatto coming out con mio fratello, che è stato incredibilmente solidale.

Quando avevo ventun’anni sono tornata a casa dopo il college, chiudendomi di nuovo in quell’armadio. Ho scritto a GaysiFamily sotto pseudonimo, chiedendo cosa significasse essere desi e queer, e se fosse davvero possibile essere entrambe le cose. Sono andata al mio primo evento desi e queer: una notte di danze mujra, in cui ho visto una stanza piena di persone queer, trans, bi, che erano totalmente sé stesse. È cambiato tutto.

Quando avevo ventitré anni mi sono trasferita a New York. Attraverso SalgaNYC, un’organizzazione che conoscevo appena e che sarebbe diventata la mia ancora di salvezza, ho fatto domanda per una borsa di studio per frequentare DesiQ. Ho conosciuto centinaia di persone da tutto il mondo con cui parlare delle cose per cui lottavo da anni. Ho stretto legami duraturi e il mio viaggio come attivista è iniziato. Quell’estate ho fatto coming out con i miei genitori,  e con mia grande sorpresa anche loro sono stati di supporto… e ho giurato che sarebbero stati al mio fianco il giorno del mio matrimonio, a prescindere da tutto.

Quando avevo ventiquattro anni mi sono tagliata i capelli e ho cominciato a vestirmi in modo più mascolino. Mi sentivo più simile a me di quanto non fossi mai stata, e ho deciso che probabilmente non sarei mai più tornata nella mia madrepatria come la nostra famiglia faceva ogni inverno durante la mia infanzia; e questo a causa del mio aspetto di genere e della mia sessualità.

Quando avevo ventisei anni ho strisciato a destra su una delle poche ragazze desi che ho visto su Tinder: era bellissima, con penetranti occhi verdi e un’aura affascinante. Ho immediatamente perso la testa. E questa volta, quando le ho tenuto la mano e l’ho baciata, ho capito che quello che provavo era giusto.

Quando avevo ventotto anni ho messo insieme il coraggio per iniziare un progetto che mi stava a cuore. Si chiamava Queering Desi.

Quando avevo ventinove anni i miei genitori e mio fratello hanno attraversato tutti i confini geografici ed emotivi per sostenere, coltivare e celebrare un grasso, grosso matrimonio desi e queer per me e quella donna speciale che avevo conosciuto. Il giorno delle nozze mio papà ha parlato del suo viaggio di accettazione, sapendo che l’amore è amore, a prescindere da chi amiamo.

Era qualcosa di cui non avevamo mai discusso nel corso degli anni, ma il suo amore e il suo sostegno incondizionato hanno guidato la nostra famiglia fino a questo giorno – quello che la me di dodici anni non credeva possibile.

In questa giornata storica, mentre l’India ritira la Sezione 377 e fa passi avanti verso l’uguaglianza, penso alla mia famiglia. Se oggi sono qualcosa, se ho la forza di amare chi amo e combattere per ciò in cui credo, è a causa degli umani che mi hanno cresciuta in modo così impressionante, e del fratello che ha combattuto e ha marciato con me, ed è perché mi hanno amata incondizionatamente.

Congratulazioni, India. Sei sempre stata nel mio cuore, e non vedo l’ora di rivederti.

Roba affine
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