• Gli amori perduti di Grindr

31 AGOSTO 2016
Roba LGBT
Trova un pretesto, una ragione di più
perché io ti dia del tu.

– Renato Zero, “Baratto”

Non ci girerò troppo intorno: Grindr fa schifo.

Non ho certo scoperto l’acqua calda, e sono sicuro che molti di voi, nel profondo, saranno d’accordo con me, per quanto non possano fare a meno di storcere il naso (vi capisco, lo so, lo storcerei anch’io se non fossi l’autore di questo articolo, peraltro ho un nasino importante e gli effetti di questa eventuale deviazione sarebbero considerevoli).

Ma tra tutti i brutti non-luoghi virtuali del mondo, tra cui figurano i siti pedopornografici, la pagina di errore 404 eil profilo facebook di Virginia Raggi, Grindr è sicuramente uno dei più rivoltanti.

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Lo so bene, perché ho avuto questa app per incontri gay installata nel cellulare per parecchio tempo, e ciò mi autorizza a definirla come schifo.

Ma non fraintendetemi. Non sto scrivendo questo post per:

  • fare la morale a qualcuno
  • condannare la promiscuità
  • suggerire che, uhhh, il fidanzato ideale è quello che trovi al supermercato
  • invitare a disinstallare le chat di incontri
  • criticare la voglia di sesso-senza-amore dei gay

Al contrario, penso che aver sdoganato l’ipocrisia nelle relazioni e nel sesso sia una preziosa conquista degli omosessuali che solo recentemente sta prendendo piede nel mondo etero. E penso anche che al supermercato sia praticamente impossibile trovare la persona giusta per un gay. Forse in un sushi bar, ma anche lì bisogna avere fortuna, con tutta quella salsa di soia.

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E allora perché ce l’ho con Grindr? Qualche settimana fa mi arriva una mail firmata Spermatozoo.

Ciao, ho letto una tua spiegazione di come funziona Grindr. Ho un problema: passando su un nuovo cellulare ho cancellato il mio profilo, perdendo un contatto importante, che non abita vicino a me e quindi non mi compare nel nuovo profilo che mi sono fatto. Ho lasciato un messaggio nella descrizione ma se lui è distante e non lo legge è inutile… Come posso fare? Aiuto!

Succede che mi scrivano alla mail di Zucchero Sintattico. Spesso è per chiedermi il numero di cellulare di Mariano Di Vaio, CHE NON HO, o per invitarmi a pubblicizzare un Bed & Breakfast Gay senza offrirmi in cambio neanche una notte di soggiorno gay o un cornetto e cappuccino gay o magari la spiegazione di cosa faccia differire un Bed & Breakfast Gay da un qualsiasi Bed & Breakfast; invece, a volte, è per dei quesiti tipo quello di Spermatozoo.

Quesiti che sono di tipo tecnico-informatico-disperato ma che io ho la tendenza ad interpretare come dilemma amoroso esistenziale.

( Dovete sapere che la mia più grande ambizione, oltre a far tornare di moda i quiz a premi per riportare la Zingara nel preserale di Rai Uno, è avere una rubrica di posta del cuore su una testata importante. Per perseguire questo scopo, passo la vita ad arricchire continuamente il mio bagaglio di esperienze in modo da poter fornire dei consigli intelligenti e rotondi ai miei futuri lettori. )

Nella risposta a Spermatozoo, che non riporterò qua, ho parlato genericamente di destino, di coraggio e di forza di volontà, inserendo anche qualche consiglio tecnico per evitare di sembrare troppo paraculo.

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La verità è che comprendevo benissimo lo stato d’animo di chi è riuscito a trovare una persona su Grindr in cui riporre le proprie speranze. Grindr è un non-luogo in cui chiunque, anonimamente, può insultarti se sei grasso, magro, brutto, basso, effemminato, nero, orientale, non palestrato, stupido, acido, timido, o comunque non rispondente ad alcuni canoni estetici e comportamentali. Riprendendo un bel pezzo di Dan Savage, un conto è avere delle (sacrosante) preferenze, anche estetiche; un altro è esporle in maniera violenta e offensiva e peraltro senza metterci la faccia. Se credete che i gay siano persone estremamente sensibili, provate ad aprire Grindr.

Prima che i creatori di Grindr mi denuncino, volevo specificare una cosa: la colpa non è di Grindr, ma di una parte di chi lo abita. Se non ci rendiamo conto che le nostre (sacrosante) preferenze ci sono inculcate dai media e dalla società, la colpa è nostra. Se non riusciamo a declinare un invito senza ferire i sentimenti di una persona che ci ha solo provato, la colpa è nostra. Se non riusciamo a comunicare senza scadere in frasi volgari, foto evitabili, dialoghi che di umano hanno poco, la colpa è ancora nostra.

E se non capiamo che l’accettare questi meccanismi, e cedervi solo perché tutti ormai fanno così, non porta ad altro che alimentarli, quella che era la conquista di una libertà sociale diventerà solo sterile, bestiale libertinismo.

Caro Spermatozoo, non ti ho ancora detto cosa ti auguro. Ti auguro un po’ di fortuna, e la persona giusta al momento giusto, ti auguro di rimanere umano e di fare scelte faticose; ti auguro che la pelle tua rimanga qua, per affidarla a chi non sia distratto, perché non sia solo un baratto.

Roba affine
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