• Oltre i comuni mortali c’è di più

    Intervista a Paula Terra Antunes

27 MARZO 2018
Cose che chiedo

È bella, simpatica, intelligente e, tenetevi forte: è reale. Anche se lei dice di venire da un altro pianeta. Si chiama Paula Terra, brasiliana trapiantata a Lucca, più di seimila follower su Instagram, il social su cui si mostra in tutta la sua spontaneità. Molto prima che iniziasse a farlo Belen, ci tiene a precisare.

La sua associazione, Light It Up Blue, si occupa di fare sensibilizzazione sull’autismo, un mondo che nessuno conosce e di cui pochi parlano. Lei non si limita a parlarne e a fare attivismo. Lei l’autismo lo vive tutti i giorni insieme a suo figlio Leonardo, e a noi permette di conoscerlo sia nel suo lato più divertente sia in quello più difficile.

È difficile da spiegare, ma da quando la seguo ho sentito una specie di connessione con lei, come se lei desse voce a delle parole che avevi sempre avuto bisogno di sentire. Ed è stato un vero piacere poterle fare qualche domanda.

Se non conoscete Paula Terra, dovreste. Ma dovreste sul serio: perché, come ci insegna lei, conoscere una persona non vuol dire seguirla su un social per poterla criticare alla prima occasione, ma capire gli sforzi che sta facendo e il messaggio che sta portando.

Paula, voglio iniziare con una domanda che mi preme molto. E cioè: hai cacato oggi?

Ho cacato, e ti dico anche che sono tre giorni che ho la diarrea nervosa! Ma io l’ho sfruttata a mio favore, e sono contenta!

Ma allora è per questo che ogni mattina chiedi ai tuoi follower se hanno cacato…

I comuni mortali, normalmente, quando sono nervosi, è perché o non hanno cacato o non hanno trombato. Però ho constatato che anche quelli trombanti erano nervosi lo stesso. Secondo me la cacca è più importante del sesso in questo caso: se non cachi, sei mezzo intasato, non funziona nulla. Allora io dico: la prima cosa è cacare. Dicono che l’intestino è il secondo cervello, io dico anche che è il secondo cuore, il secondo fegato, perché se non funziona quello non va nulla.

Hai appena parlato dei comuni mortali, che è il modo in cui chiami i tuoi follower. Ma tu, che evidentemente non sei una comune mortale, da dove vieni?

Paula viene da un pianeta tutto suo. Non è un mondo immaginario, è un mondo molto reale, ma fatto di realtà diverse da quelle dei comuni mortali. Avere Leonardo mi ha fatto capire di non essere umana e di venire da un altro pianeta. Non so quale sia perché non ho trovato un altro individuo così, a parte Leo!

E il nostro pianeta, invece, come lo vedi? Che problemi hanno i comuni mortali? Forse non cacano abbastanza?

Oltre che cacare troppo poco, credo che il comune mortale non guardi mai a sé stesso ma cerchi sempre di criticare l’altro. Non guardano la carta igienica finita a casa loro, ma guardano il vicino che si pulisce con la carta vetrata! Forse prima bisogna pensare a sé stessi e dopo, se avanza tempo e se qualcuno ce lo chiede, dare un’opinione sulla vita altrui. Io cerco di farlo.

Sei molto popolare su Instagram, e tantissimi sono molto giovani: pensi di avere qualche responsabilità nei loro confronti?

Sì, ma tutto questo clamore non me lo aspettavo: le stesse cose che faccio oggi le facevo già dieci anni fa. Anche se nel piccolo sono sempre stata seguita dai ragazzini, perché secondo me il cuore dei giovani e dei bimbi è puro; loro non giudicano con malizia. Loro giudicano per quello che vedono, e in me vedono la sincerità, credo. Certo, mi sento responsabile: io ho due figli adolescenti, e quando ho saputo che Lorenzo andava al liceo, mi sono un po’ tirata indietro, rimanendo sempre me stessa, pensando che lo avrebbero preso in giro per il mio modo di essere.

Perché sei te stessa.

Perché sono me stessa, porto la minigonna, faccio vedere il culo e metto l’hahstag #culo, invece che la frase biblica. E questa cosa è piaciuta. Ma io sono così da sempre!

Abbiamo una cosa in comune: il fatto di avere dei fidanzati non tanto a loro agio con il finire sui nostri social. Il mio Giulino quando prendo il cellulare comincia a borbottare “Ecco, inizia il grande fratello” e pure il tuo non sempre troppo felice…

Al supermercato mi ha detto: “Ma pure quando facciamo la spesa devi fare queste pagliacciate?!”.

Anche Lorenzo non mi sembra molto social. Tu sei sempre molto discreta quando ne parli.

Perché lui non vuole, e io cerco di farmi da parte per non risultare una mamma ingombrante. Adesso comincia anche lui a entrare nel mio mondo e a coglierne il lato positivo, e io cerco di coinvolgerlo, sia dentro che fuori dai social.

Invece Leo è la star delle tue Instagram stories.

Leo è un ruffiano! Un opportunista! Un autistico atipico, veramente. Anche lui cerca di usare questa cosa dei social a suo favore, perché quando vede la banconota da cinquanta euro lui pensa che gli vado a comprare il bombolone o la valdostana! (ndr, nelle sue Instagram stories, spesso Paula cerca di corrompere Leo con una banconota affinché lui saluti i comuni mortali o dica che va a scuola)  Lui lo sa che quella banconota è un pezzo di carta importante!

Cos’è per te l’autismo? 

L’autismo lo conoscevo già prima di avere Leo, perché nella mia piccola città in Brasile c’era una mamma col suo bambino. Un bellissimo bambino, perché l’autismo è cieco, se non ti vede, non lo sai che esiste. È un mondo che scopro giorno per giorno, ma ancora non lo conosco. Nessuno conosce l’autismo. Tutti i giorni cambia la mia vita, con Leo. Io non posso prevedere le sue mosse, ma cerco di farlo. Se lo porto a giro e passo da un bar dove è già stato, lui quel bar lo conosce al millimetro, e mi può scappare, può prendere delle cose. L’autismo è imprevedibile, ma cerco di gestirlo a mio modo.

E perché ritieni importante mostrare la tua vita con Leo?

Una volta nessuno parlava di autismo. Nessuno a Lucca conosceva l’autismo. Quando otto anni fa sono tornata dal Brasile, ho chiesto cosa si facesse a Lucca per il 2 aprile, la giornata mondiale della consapevolezza dell’autismo. Tutto il mondo ne parlava, ma in Italia no. Mi è presa paura: pensavo “Leo crescerà e nessuno saprà che esiste”. Io dovevo fare qualcosa. Ho cominciato piano piano con cento persone, l’anno dopo eravamo in trecento, poi in seicento, e questa cosa è cresciuta ed è diventata importante.

Ci sono state delle critiche?

Hanno detto che io uso Leo per fare visibilità a me. Ma io uso me per fare visibilità a Leo. Io ho usato il mio carattere, il mio modo di fare, il mio non essere un cesso, per farmi aprire qualche porta. Che male c’è? Ho fatto del bene a me, a mio figlio e alle famiglie che verranno dopo di lui. Questo era il mio scopo, non me ne frega niente di quello che pensano gli altri. Perché io, il 2 aprile, lo vivo tutti i giorni. Non c’è una giornata, per me, per vivere l’autismo: è tutti i giorni.

Io penso che chi ha vissuto in qualche modo la disabilità, la discriminazione, il far parte di una minoranza, possa capire perfettamente cosa stai facendo. 

Tutti abbiamo una parte buona e una cattiva, ma in alcune persone la parte cattiva prevale e gli impedisce di vedere il positivo negli altri. In Brasile la nostra vicina aveva un albero che faceva dei fiori bellissimi. Bellissimi. Tutte le mattine io e mia mamma ci svegliavamo e guardavamo questo albero. Arrivava una mia zia e diceva: “Eh sì, è bello, però quando cascano i fiori sporca tutto”. E io e mia madre invece imbambolate dalla bellezza di quell’albero! Come puoi vedere la merda quando ci sono i fiori?!

Organizzerete qualcosa per il 2 aprile quest’anno?

Volevamo fare un evento a Villa Bottini, a Lucca. Il Comune ci aveva dato l’autorizzazione a titolo gratuito, ma la commissione tecnica, due giorni fa, a meno di quindici giorni dall’evento, ci dice avremmo dovuto sostenere delle spese extra che avrebbero tolto soldi alla beneficenza. Era tutto pronto, ma non ce la siamo sentita, io in prima persona, per non rischiare di non dare niente in beneficenza. Continueremo la raccolta fondi, ma senza l’evento.

(si sente un rumore tintinnante)

Era l’acqua, non una scureggia!

Anche se recentemente in una tua diretta hai detto che non c’è nulla di male!

Ma assolutamente! Come mai scureggiare è brutto e fischiare no? Chi l’ha detto? Chi l’ha detto che il culo è volgare e il braccio no? Perché le donne nude con la cellulite possono essere nei quadri dei musei, e su Facebook fanno scandalo? È la stessa cosa che amare un uomo o amare una donna se sei gay: chi l’ha detto che non va bene?

A proposito, una volta mi hai detto che sei sempre dalla parte delle minoranze. Ti piacerebbe salire sul carro del Pride?

Assolutamente sì!!! Ma c’è stata una piccola manifestazione a Lucca, e io ho sfilato con una bandiera fatta da alcuni amici. A me piacciono gli uomini, ma io credo che la mia anima sia gay. Perché io sono totalmente in sintonia con il mondo gay, ho sofferto insieme a un mio amico gay, il suo coming out con la famiglia, i suoi dubbi, il suo primo amore. Il fatto di poter esprimere quello che sei senza filtri è una cosa bellissima. Alcune persone sono tristi perché si nascondono, cercano sé stessi negli altri, e allora parlano male, ti chiamano puttana o finocchio. Perché dentro di loro non sanno ancora chi sono.

Vorrei concludere questa intervista con un giochino che ho visto fare a Daria Bignardi ma per fortuna anche a David Letterman su Netflix. Io ti dico due alternative e tu devi scegliere o una o l’altra: ok? Tacchi o ballerine?

Tacchi, sempre, forever!

Vestito lungo o pigiama?

Vestito lungo!

Tinta unita o leopardato?

Leopardato, c’ho anche le mutande.

Barbara D’Urso o Maria De Filippi?

…Maria De FIlippi.

Però segno che hai avuto un’esitazione.

Perché io la vedo vera! Non la so spiegare, ma a me piace.

Jovanotti o Ligabue?

Jovanotti.

Boccalona o bocca chiusa?

Boccalona, anche lei ha diritto a dire la sua: io vivo di critiche, da quelle negative ho imparato tanto.

Cannella o Crusca?

Cannella, chiaro!

Sempre e comunque.

Roba affine
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