• Il vuoto dopo Chiamami col tuo nome

29 GENNAIO 2018
Roba tipo recensioni

Nel mio palazzo mentale, che è organizzato in maniera molto simile a Spotify ma senza pubblicità, ho una playlist mentale intitolata Film belli da star male. L’ultimo film che ho inserito in questa playlist è Chiamami col tuo nome, di cui avrete senz’altro sentito già parlare se siete un minimo connessi al mondo (oppure se avete letto questo mio post sui libri LGBT da leggere anche se non siete L, G, B o T).

Chiamami col tuo nome mi ha fatto un po’ male, al punto che nei due giorni successivi alla visione mi sono ascoltato solo la sua colonna sonora – la bellissima Mystery of Love di Sufjan Stevens. Pensavo che sarebbe stato impossibile tirare fuori un film all’altezza del libro di André Aciman, invece Luca Guadagnino non solo ha realizzato un film adeguato, ma ne ha fatto uno bellissimo.

Se i film LGBT che riempiono i festival di cinema LGBT esistono solo perché contengono un protagonista queer e sviluppano (quasi) sempre il racconto della tragedia, Chiamami col tuo nome racconta l’amore. Chiamami col tuo nome è un film italiano che l’Italia probabilmente non si merita, di cui l’Italia aveva un gran bisogno. Ed è per questo che non riesco neppure a considerarlo un film LGBT, bensì un film punto. Un film che può rientrare nella playlist mentale dei Belli da star male.

La statua

«C’è qualcosa che non sai?»
«Io non so niente, Oliver. Niente di niente.»
«Invece ne sai più di chiunque altro.»
«Se solo sapessi quanto poco so delle cose che contano davvero…»
«E quali sarebbero le cose che contano davvero, sentiamo?»
«Lo sai bene. Tra tutti, ormai proprio tu dovresti avere capito.»
«Perché mi stai dicendo questo?»
«Perché pensavo dovessi saperlo.»
«Perché pensavi dovessi saperlo…»
«Perché voglio che tu sappia! Perché non potrei dirlo a nessun altro, se non a te.»

Il posto segreto

«Mi piace il modo in cui dici le cose. Non so come mai ti sminuisci sempre.»
«Perché non lo faccia tu, suppongo.»
«Hai davvero così paura di quello che penso?»

Il padre

«Sei troppo sveglio per non capire quanto raro, quanto fosse speciale quello che avevate.»
«Oliver era Oliver»
«Perché era lui, perché ero io.»
«Oliver può essere molto intelligente, ma…»
«No, no, no, è più che intelligente. Quello che voi due avevate ha tutto e niente a che fare con l’intelligenza. Era buono. Siete stati entrambi fortunati a trovarvi perché anche tu sei buono.»
«Credo che lui fosse meglio di me.»
«”Credo che lui fosse meglio di me”. Sono sicuro che lui direbbe lo stesso di te.»
«Sì? Direbbe lo stesso?»
«Il che vi lusinga entrambi. Sai, quando meno te lo aspetti la natura trova modi ingegnosi per scovare il nostro punto debole. Solo, ricordati che sono qui. Adesso non vorrai sentire niente, forse non hai mai voluto sentire niente, e forse non è con me che vuoi parlare di queste cose, ma qualcosa l’hai sicuramente provato. Ascolta, avevate una bellissima amicizia, forse più di un’amicizia, e vi invidio. Al mio posto, la maggior parte dei genitori vorrebbe che la cosa svanisse e pregherebbe che i loro figli cadessero in piedi, ma non sono quel tipo di genitore. Ci priviamo di così tante cose di noi stessi per curarci più velocemente che diventiamo dei falliti entro i trent’anni. E abbiamo meno da offrire ogni volta che ricominciamo con qualcun altro. Ma costringerti a non provare niente è come evitare di provare qualsiasi cosa. Che spreco. Ho parlato a sproposito? Allora dirò un’altra cosa, ti chiarirà le cose. Potrei esserci arrivato vicino, ma non ho mai avuto quello che avevate voi due. Qualcosa mi ha sempre trattenuto, o mi ha intralciato. Come vivi la tua vita sono affari tuoi. Solo, ricordati, i nostri cuori e i nostri corpi ci vengono dati una volta sola, e prima che tu te ne accorga, il tuo cuore si consumerà, e per quanto riguarda il tuo corpo arriverà il momento in cui nessuno lo guarderà più. Figuriamoci se vorranno avvicinarsi. Adesso proverai tristezza e dolore, non sopprimerli. E con loro anche la gioia che hai provato.»

Roba affine
13 commenti
  1. Luca
    Luca dice:

    Ciao Zucchero sono Luca.
    Come sai, la mia reazione al film è stata davvero molto simile alla tua. Almeno credo… Per non parlare dei dialoghi che hai riportato, strano ieri ho preso il libro per ritrovarli.

    Penso però che ci sia qualcosa di più, quel qualcosa che fa male, qualcosa simile ad un mistero indicibile che può essere solo compreso, ma non espresso.

    Il Figlio, il Ragazzo e l’Uomo, tre generazioni che si assomigliano: l’Alunno, il Maestro e lo Spirito Libero. Una trinità che si ama, in modi diversi. Non parlano mai tra loro di loro, se non per allusioni, perché quello che dovrebbe essere detto, non può essere detto.
    Cercano l’altrui comprensione in risposta alla propria a cui tendono continuamente in un gioco di riflessi. Quello del lago da cui riemerge la Statua (per il padre) a quella del luogo segreto (per il figlio); in entrambe c’è il mostrare quello che non puoi far vedere: la passione e se stessi.

    Il Padre con quel suo “Potrei esserci arrivato vicino…” mi sconvolge, perché è come se fosse stato impegnato in una “ricerca” più che in una “casualità”. Lui sembra “capire” per esperienza e “apprezzare” per cultura. Perfino il discorso fatto dalle slide di Statue, è come un altro “riemergere” di una passione “antica” che va oltre la forma, così come la forma dei corpi è al di là dell’anatomia.
    Questo film è un continuamente un “Oltre”. Oltre la forma delle relazioni, oltre il ciò che si può amare, oltre l’amicizia, oltre il vivere, oltre l’amore stesso.
    Eppure fa male.
    Fa male perché sei lì, in quella casa, in quei posti e puoi rivedere la tua vita, la nostra vita, le nostre relazioni, la famiglia, gli amici, l’età, le emozioni.
    E sei completamente inerme di fronte all’evento che si prepara ad accadere; sappiamo fin dall’inizio che Oliver lascerà quella casa, il suo “dopo” suona come un lento addio, un continuo addio a cui la gente non fa più nemmeno caso. Un giorno scomparirà dalle loro vite, loro scompariranno dalla sua. Oliver Lascia ancora prima di Esserci. Forse anche Oliver, al di là di tutto, non è né perfetto né unico, è solo un uomo, un uomo più comune di quanto non si pensi. Un Uomo che sta imparando, quale Alunno, anche lui chi è se stesso.
    Ma è Elio, che vorremmo aiutare, che nel suo essere acerbo pensiamo vada protetto, a cui vorremo far evitare l’inarrestabile dolore.
    Elio, un dio del sole.
    Elio al centro delle relazioni degli amici, delle relazioni della famiglia, al centro di tutti, che ascolta una musica che sembra poter capire solo lui.
    Elio, più simile ad un cuore, che batte per le sue esperienze.
    Elio che deve “crescere entro mezzanotte” perché la vita viene dalla notte.
    Elio che nasce nella notte dell’Hannukkah davanti ad un fuoco vivo, in preda alla caduta delle Illusioni.
    …e questo fa sempre male.

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  2. Giacomo
    Giacomo dice:

    Bravissimi tutti e due. Il fatto è che questo è un romanzo e un film “buono” e per questo tutti, inondati dalla sua gentilezza, riusciamo a provare e anche a dire solo altre parole dolci.
    Gli altri non capiscono, peccato per loro.
    Ma se ti sei perso, un giorno lontano, dietro un ricciolo di un compagno di qualche banco più avanti, sperando che non se ne accorgesse mai, se hai abbassato mille volte gli occhi nella vita sentendoti inadeguato, nonostante il diamante che sai di avere dentro, allora capisci dove è grande questo film.

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    • Luca
      Luca dice:

      Ciao Giacomo, sai… hai proprio ragione.
      “gli altri non capiscono” è una frase che ieri sera, ascoltando le varie interviste al Regista e agli Attori, è davvero vero. C’è da rimanere imbarazzati nel sentire domande di giornalisti italiani e comprendere che non hanno proprio capito il film; ci si accorge che sono un po’ morbosi sull’aspetto erotico della storia e su null’altro. Lo stesso Guadagnino non riesce a mascherare una faccia stupita poi rassegnata e a chiusura di domanda… palesemente irritata, di chi gli chiede se questo film non sia il tipico film Estivo anni ’80. ???WTF??? o chi chiede agli attori se non abbiano “sviluppato” un lato omosessuale durante le scene più intimi. ???WTF???.
      Io resto basito, indignato e … anche un po’ schifato da certe domande fatte soprattutto dagli italiani, così ha davvero ragione Zucchero a dire che l’Italia non si merita questo film… no! Non se lo merita proprio, sono triste nel dirlo. Perché la questione che il film pone, tra le molti, tra le innumerevoli pieghe della trama, c’è anche quel Vuoto. Lo stesso vuoto che la sua visione lascia, anche qui Sintattico ha visto bene. Il film lascia un’impossibilità espressiva, non abbiamo noi… una sintassi emotiva abbastanza sviluppata per parlarne, cioè… non voglio esserne frainteso, ma prendo a riferimento lo speech di Panti Bliss al TED. Per noi nulla è normale, scontato o condiviso. Tutto ciò che noi viviamo è CONQUISTATO. Non c’è una cultura di riferimento “piena”, che ponga quel substrato critico di referentia, atto a designare una realtà cosciente. Manca quel qualcosa capace di riempire totalmente quel Vuoto. Quest’ultimo nella sua duplice essenza è sia atto “spazio che si fa” che richiamo di “qualcosa che lo riempia”, e come lo riempiamo ?
      Eppure noi, nella nostra vita, forse non ce ne rendiamo conto, ma quel vuoto l’abbiamo riempito, tante e tante volte, l’abbiamo CONQUISTATO! e si…già “gli altri non capiscono”!
      “Questa cosa che quasi non fu mai ancora ci tenta” mi sembra sia in quel vuoto: in quel vuoto che si fa quando non siamo, in cui però diveniamo a forza di cercarci.

      … che arrogante pippone vero ! aaah aaha aaha ahh … io adoro questo film, ma non so raccontarlo… perché si… “peccato per loro” come scrivi Giacomo, peccato per loro.

  3. Giacomo
    Giacomo dice:

    Sì che sai raccontarlo, e non è un pippone. Io avevo scelto di scrivere poche parole, per paura di annoiare, cosa che non fai né tu né Zucchero.
    Quanto mi manca un forum dove poter, come dicono gli insulsi, “interagire” con altri e condividere pensieri, un posto in cui aprirmi. FB non lo permette fino in fondo perché è aperto a tutti, a troppi, non solo ad amici e conoscenti ma a strati di “passanti della vita”.
    Come dice Zucchero, il libro e il film mi hanno lasciato questo vuoto e questo pieno. Ho preso a rileggere il libro pensando che sarebbe stato più denso, dato che alcuni passaggi erano stati saltati, per amore della lunghezza del film. E invece mi sono accorto, e qui sta la magia di sceneggiatore, regista, ma anche degli straordinari Chalamet e Hammer, che invece sembra proprio ci sia tutto; quello che manca c’è lo stesso, lo percepisci ugualmente. E inoltre rivedendolo mi accorgo che sì, Thimothée è incredibile nel tuffarsi dentro un diciassettenne confuso, nel lanciare sguardi che sembrano così, quasi distratti, e invece ci leggi tutti i pensieri… Mi commuove anche in passaggi meno forti, come quando chiama la mamma dal telefono pubblico e non ce la fa a parlare, quando lancia quell’ “Oliver…” nella camera in cui stanno facendo sesso e noi li lasciamo fare, che siano liberi e tranquilli, mentre viene in quadrata la finestra e la notte fuori (che lo sappia anche il mondo che finalmente è successo!). Ma ho capito che anche Armie è bravo, fagocitato dal talento di “Elio” ma comunque bravo; è quello che doveva essere, esattamente.
    Non mi libererò mai da questo film!

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  4. Luca
    Luca dice:

    … credo che Zucchero a breve non ne potrà più di noi e ci bannerà dal suo blog.
    Ma in qualche modo, ed è per questo che lo ringrazio, parlarne… avere un posto in cui parlarne, ha qualcosa di terapeutico. Ora non vorrei esagerare ma credo di dovermene disintossicare, perché un po’ sto esagerando… oramai la soundtrack su youtube la conosco a memoria.
    Detto questo, parlavo con un amica al telefono e mi stava raccontando di sue colleghe con pareri negativi sul film, soprattutto i dialoghi definiti “un po’ scontati”. ….hmmm, voglio prendermi in giro, forse sono un melodrammatico non abituato alle telenovelas dove i dialoghi sono più solidi (scusate l’acidata…avevo tanta voglia di farla).
    Forse alcuni dialoghi sono un po’ forzati, ma non riesco proprio a trovarli banali, sono ricercati, retorici, fuori dai tempi, non comuni, come se ogni parola venisse pesata e vissuta. Padre Figlio ed “Usurpatore” colui che rapisce ed Elio resterà rapito da Oliver…ci sono però altri personaggi nel film, la cui lingua è non seconda a quella dei protagonisti. Spesso è nel silenzio della loro presenza che si manifesta un “peso” che sfugge allo sguardo, ma è intenso… sono le donne.
    Lo sto vendendo or ora in originale e la Madre, Mafalda e Marzia, non sono un sottofondo, sono una presenza costante fin dall’inizio. Elio, stranamente parla nella versione originale non in inglese, ma in francese ed in italiano, è un altro dialogo, un altro piano, solo loro. Come se esistesse un soliloquio, poiché sempre presenti e “private”. Lo Sguardo della Madre quando in macchina va a riprendere Elio, sembra quello di chi ha già capito tutto e ha già maturato l’esperienza; quello di Marzia che vede gli occhi di Elio rossi dalle lacrime è anch’esso quello di chi ha capito la sofferenza di chi ha il cuore infranto, Mafalda se ne è accorta, lei sempre così presente in quella Casa in cui la famiglia Perlman è confinata, ma da cui i personaggi cercano di uscire fuori, ed altri rintanarsi dentro.

    Uffa… ora mi sembra di star mitizzando sto film, quasi vorrei non mi piacesse tanto…

    Gli attori, sono bravi, strano però come un regista Italiano, non abbia scelto attori Italiani, strano che un film sia così poco Italiano. Ma gli attori sono veramente bravi, nelle piccole e nelle grandi cose, gli auguro di stravincere il 4 Marzo, sperando però che qualcuno si renda conto di cosa vuol dire ciò…

    Zucchero, giuro, mi lego le dita.

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  5. Zucchero Sintattico
    Zucchero Sintattico dice:

    Assolutamente no, continuate pure: vi adoro. Io ho scelto di scrivere un post pieno di citazioni perché mi è difficile parlare criticamente di questo film, ma vi leggo molto volentieri!

    Rispondi
  6. Cristian
    Cristian dice:

    Caro Zucchero, hai proprio azzeccato la frase giusta dicendo: “Un film che può rientrare nella playlist mentale dei Belli da star male”. Perché sono pochi i film che, come questo, per i giorni successivi mi fanno pensare, riflettere e il cui ricordo mi fa anche un po’ “male”. In passato emozioni struggenti simili me le hanno provocate film come “I segreti di Brokeback Mountain” o “Quello che resta del giorno” o ancora “La mia Africa”. Merito di un film all’altezza del libro e che consiglio veramente a tutti (in particolar modo a chi è genitore).
    Anche io farò fatica a liberarmi da questo film e dopotutto non voglio proprio farlo 😀
    A presto!

    Rispondi
  7. Giacomo
    Giacomo dice:

    Cari Zucchero, Luca e Cristian, VI CONSIGLIO, ma dovrei dire VI OBBLIGO a leggere “Il figlio prediletto” di Angela Nanetti e “Le ferite originali” di Eleonora C. Caruso. Sono splendidi e allo stesso livello, diciamo così, di Chiamami col tuo nome. Per la delicatezza e per lo tzunami che in noi sanno creare.
    IL FIGLIO PREDILETTO: Non si possono fare spoiler ma, insomma, quando si compra un libro si legge sempre qualcosa nel risvolto di copertina e su internet si trova un sunto. Per cui vi dico: Anni 60; due ragazzi diciannovenni in Calabria, si scoprono innamorati fra una partita a calcio e un’altra. Tempi maledetti, la famiglia un po’ malavitosa di uno dei due fa trucidare Antonio e manda Nunzio via dal paese, in Inghilterra. Oggi: la nipote di Nunzio si trova a ricercare tracce della vita di questo zio smarrito nel tempo e nello spazio. Nunzio ha vissuto per tanto senza liberarsi, senza fiato. A volte, e questo è bellissimo nella scrittura, anche in mezzo a pensieri che non c’entrano niente, ci infila un “Antonio, amore mio”, perché gli torna in mente. Io, che in questi casi divento ragazzina 15enne, ho pianto un torrente, e non mi vergogno a dirlo.
    LE FERITE ORIGINALI: (qui riprendo dalla presentazione su Amazon)Siamo a Milano, negli anni di Expo. Dafne ha venticinque anni, studia medicina, è benestante, graziosa e giudiziosa, e ha un tale bisogno di essere amata da non voler capire che la sua relazione sta andando in pezzi. Davide è uno studente di ingegneria fisica al Politecnico, vive in periferia, ha la bellezza timida e inconsapevole di chi da bambino è stato grasso e preso in giro dai compagni di scuola. Dante ha quarant’anni, è un affascinante uomo d’affari, ricco e in apparenza senza scrupoli, capace di tenerezza soltanto con la figlia Diletta. Dafne, Davide e Dante non lo sanno, ma tutti e tre hanno in comune una cosa: stanno con lo stesso ragazzo. Si tratta di Christian: ex modello, bellissimo. Seduttivo, manipolatore, egocentrico, Christian ha in sé i mostri e la magia: è bipolare, e alterna picchi di irrefrenabile euforia a terrificanti abissi depressivi, trascinando nel suo mondo spezzato anche Julian, il fratello adolescente, per cui prova un affetto eccessivo, quasi soffocante. Christian catalizza e amplifica come un prisma i desideri di Dafne, Davide e Dante, e le vite di questi quattro personaggi finiscono per intessersi così fittamente che nemmeno al momento della verità – e alla caduta che ne consegue – riusciranno a slegarsi.
    Per inciso, Christian lo amereste tutti, ma per Davide fareste follie, è un personaggio meraviglioso!

    Rispondi
  8. Giacomo
    Giacomo dice:

    Quanto mi manca un forum iper-attivo! ZUCCHERONE… dagli vita, che poi ci scateniamo! Diteglielo anche voi!

    Rispondi
    • Cristian
      Cristian dice:

      Io non commento spesso qui sul blog, ma sono un fan di Zucchero … da moooo 😀
      FORUM, FORUM, FORUM

  9. Giacomo
    Giacomo dice:

    Certo, Cristian. Perché non c’è immediatezza. E gli argomenti sono limitati… Forza!
    FORUM, FORUM, FORUM

    Rispondi

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