• A proposito del documentario su Rocco Siffredi

12 SETTEMBRE 2017
Cose che penso

«Rocco Siffredi is so much more… than a dick.»
– Kelly Stafford, pornoattrice

Se avete trovato Dunkirk un film conturbante, è perché non avete ancora visto il documentario su Rocco Siffredi. La differenza è che Rocco ha una trama.

Devo ammettere di averlo scoperto tardi. Questo film è stato presentato a Venezia l’anno scorso, e io l’ho recuperato solo adesso che l’hanno inserito su Netflix. Produzione francese, regia (precisa, profonda, sublime) di Thierry Demaizière e Alban Teurlai.

Il consiglio che voglio dare a tutti è quello di non guardarlo durante i pasti, perché ci sono delle scene forti che il mio stomaco ha retto soltanto perché ormai è abituato alle cene che gli somministro. In particolare, ieri sera avevo bruciato due salsicce che stavo gustando con del mais e dell’uva per contorno. Ho acceso il pc per farmi compagnia, e invece della solita replica di Rupaul’s Drag Race ho pensato di dovermi documentare, dopo il post sul pornoattore che vota Trump.

Così ho guardato Rocco, e non voglio farla tanto… ehm, lunga. Certo, se questo fosse un blog di recensioni serie scriverei di quanto è toccante osservare il rapporto di Siffredi con i figli, con la moglie che non è gelosa, con il cugino finito a fare il regista perché non riusciva ad avere erezioni in scena, con le attrici dei suoi film. Per non parlare degli aneddoti della sua infanzia, della scomparsa prematura del fratellino, della morte della madre.

Invece, questo è un blog un po’ a cazzo, tanto per restare in tema, e quello che mi ha colpito di più è stata la risposta che il documentario Rocco dà a tutti i miei dubbi su quanto sia umiliante il mestiere della pornoattrice. Certo, in un mondo ideale quello della pornoattrice è una professione come un’altra, e i maschi sessisti e cattivi dovrebbero smetterla di equiparare questo lavoro alla prostituzione, solo per le donne poi. Nella realtà, Rocco prima mostra che queste ragazze subiscono davvero molta pressione, e lascia intravedere un’anima disperata in alcune di loro.

In alcune, perché poi viene intervistata una pornoattrice britannica, Kelly Stafford. Che afferma:

Per me la sottomissione non è mai umiliante, perché ho una visione delle cose molto femminista. Come posso sentirmi umiliata, in quanto donna, se è ciò che voglio? Se sono io quella che sta godendo, se sono io che lo voglio, non è umiliante. Io non desidero essere umiliata, io voglio dimostrare di essere una donna forte, e ho bisogno di un uomo forte che mi scopi.

Ora, non dico che questa sia l’unica risposta, ma è una buona risposta. È un’informazione utile per tutti quelli che vogliono poter esprimere un’opinione sullo stupro, sulla responsabilità di una donna che subisce una violenza, sull’essere consenzienti, sull’oggettificare un corpo. Abbiamo bisogno di parlare di sesso, e lo facciamo nel modo sbagliato. Ci vogliono più film come Rocco.

Roba affine
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