• Lista delle volte in cui mi hanno chiamato con un pronome sbagliato

    Il mio contributo per il progetto Chiamami Col Mio Pronome

8 GIUGNO 2020
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• Ogni tanto mia nonna si confonde e declina qualche verbo al femminile. Mi dice tipo: E dove sei andata? E poi si corregge: Andato, scusa. Non lo fa solo con me, è proprio un suo tic. Succede a chiunque, immagino: spesso io mi mangio le parole, per dire. A volte le lettere all’interno delle parole, ieri ho detto ano al posto di anno, anche se forse si trattava di lapsus freudiano. Non mi dà troppo fastidio se mia nonna mi chiama al femminile, però sono più contento quando si corregge.

• Per molti anni ho avuto una voce molto acuta. Non voglio parlarne troppo, perché ho intenzione di scriverci sopra uno di quei romanzi biografici che vanno tanto di moda adesso, con la muta vocale come metafora della crescita umana. Fatto sta che quando rispondevo al telefono, dall’altro lato mi confondevano con mia madre. “No, sono Alessandro” “Alessandro, scusa, ti avevo scambiato per la Giuliana!” A volte non volevo rispondere per questo motivo.

• All’inizio della prima media tornavo a casa con lo scuolabus. Era terrificante, come del resto tutte le cose delle medie. Se avete passato una bella adolescenza durante le medie, beh: un po’ vi odio, privilegiati del catzo. Sul bus, oltre a brutti teenager che per tutto il tempo del tragitto cantavano canzoni su quanto fosse cornuto il conducente e in quali modi lo fosse, c’era anche il bullo della scuola, che mi aveva preso di mira per via del mio zaino stupendo: azzurro ma evidentemente femminile. Mi chiamava Alessandra, tra le risate generali, e non mi piaceva per niente, anzi, ci stavo parecchio male.

*

Possiamo inventarci tutte le scuse che vogliamo, ma è brutto quando ci chiamano in un modo che non corrisponde a come ci sentiamo. Che sia un errore involontario come il tic di mia nonna, un’assunzione scorretta come collegare una voce acuta al genere femminile, oppure un atto di bullismo realizzato col preciso scopo di fare male. Per imparare a migliorarci sempre più, possiamo leggere la piccola guida stilata da BlessedThing che trovate qui sotto. Il progetto si chiama #ChiamamiColMioPronome e partecipano anche Claudia di Agit-Porn, gli uonnabi, la Gacta e Drama.

Ah, il bullo è stato bocciato alla fine della prima. Karma is a bitch.

*

COS’È UN PRONOME?

Parte variabile del discorso che ha la funzione di sostituire il nome, indicando, senza nominarli, esseri e cose, dicendone la quantità e la qualità, e a volte i rapporti spaziali e, a seconda delle lingue, il genere, il numero e il caso; il pronome ha quindi non solo funzione di richiamare o anticipare una nozione già espressa o che verrà espressa dopo (per es.: la casa che ho comprato; questa è la mia casa), ma anche quella di richiamare il contenuto di intere frasi (lo sapevo che sareste arrivati), e di designare nozioni, persone o cose, non espressamente indicate.

Fonte: Treccani

CHE COSA VUOL DIRE “PRONOME PREFERITO”?

Il pronome preferito è quel pronome con il quale la persona con cui si interloquisce preferisce, appunto, essere chiamataUtilizzare attivamente il pronome preferito di una persona vuol dire rispettare la sua autodeterminazione e accettare la validità della sua identità (e dico accettare, perché anche in caso contrario la sua identità rimane valida.)

IMPARARE A NON PRESUMERE O ASSEGNARE IL GENERE A VISTA

Fin dalle prime fasi di crescita, siamo stati abituat* ad assegnare caratteristiche a cose e persone a vista, a classificarle e inserirle in macro categorie. Per quanto far questo con gli oggetti non ponga alcun problema, farlo con le persone, decisamente, sì. Disabituarsi a categorizzare a vista, ponendo poi nelle scatole binarie maschio/femmina, vi eviterà numerosi faux pasla performance di genere non è l’identità di genere, a volte coincidono, a volte no.
Usare il pronome sbagliato è un comportamento oppressivo che può ledere la persona con cui state comunicando.
Inoltre, secondo vari studi (tra cui quello della PNAS del 2019), l’utilizzo di pronomi neutri e di un linguaggio inclusivo aiuta a diminuire pregiudizi e atteggiamenti discriminatori nei confronti delle donne e delle persone non binarie.
Abituarsi a usare pronomi o formule neutre aiuta sia a parlare inclusivamente quando ci si riferisce a gruppi di persone, senza presumerne il genere, ma soprattutto a essere più fluenti quando ci si rivolge a persone che preferiscono pronomi neutri.

ETICHETTA: PARLARE IN MANIERA INCLUSIVA

In un ambiente informale, sapreste indicare che studi ha fatto qualcun* che incontrate per la prima volta?
La stessa cosa è applicabile col genere: qualsiasi sia la loro apparenza, essa non ne è necessariamente indicatore.
Se siete insicur* su quale pronome una persona usi, ascoltate come le persone che la conoscono si riferiscono lei. Se bisogna chiedere quale pronome tale persona usi, bisogna sempre farlo con gentilezza e preferibilmente indicando i propri. Per esempio: «Mi chiamo Cris e uso pronomi femminili, e tu?».
Può capitare di sbagliare pronome, l’importante è non andare in panico, scusarsi, correggersi e andare avanti. Accampare scuse e giustificarsi è solo molto imbarazzante.

NON TUTTI I CONTESTI SONO SICURI, NON TUTTI SONO OUT.

Se vi trovate in contesti che non conoscete, fate molta attenzione ai pronomi che una persona usa per parlare di sé e cercate di usare un linguaggio neutro finché non ne siete cert*: anche se sapete che generalmente quella persona usa un diverso pronome preferito, non tutte le persone sono out e la società ha ancora molta strada da fare a riguardo: state ben attent* a non fare outing a qualcun*, seppure involontariamente.
Inoltre è sempre meglio fare attenzione in ogni caso: non sempre i pronomi preferiti di una persona rimangono gli stessi, per sempre.
Un altro consiglio è sicuramente quello di rivolgersi a persone sconosciute identificandole non per genere, ma magari per quello che indossano: “la persona con la gonna nera” al posto di “il ragazzo/la ragazza nell’angolo”.

LA LINGUA ITALIANA E IL LINGUAGGIO INCLUSIVO

All’interno della lingua italiana non esiste un pronome personale neutro. Storicamente possiamo trovare l’utilizzo di “egli” come pronome neutro e come soggetto anticipato, tuttavia – esattamente come l’utilizzo di pronomi maschili per indicare gruppi di persone –  è evidente quanto poco sia inclusivo.
Negli anni alcuni gruppi di persone, ricalcando in parte il “they” singolare inglese, hanno scelto di utilizzare “loro” come pronome neutro per riferirsi a una persona di cui non si conosce il genere o il pronome personale preferito, o che utilizzano il neutro come tale.
Tendenza comunque già presente nell’italiano quando ci si riferisce a un soggetto (o a soggetti) terzi di cui non conosciamo genere e numero (Es. “ci avranno già pensato”)
Per quanto riguarda invece altri pronomi, sempre trattando di linguaggio inclusivo, la tendenza odierna nella lingua parlata è l’utilizzo della -u finale (tuttu, questu) e del troncamento della finale.
In alcuni casi sporadici troviamo anche l’uso della scevà (dal tedesco Schwa, a sua volta dall’ebraico shĕwā, il cui suono è quello della “a” in “about”).
Nella lingua scritta, oltre all’uso della -u, troviamo l’asterisco o la chiocciola come finale (tutt*, tutt@).
Usare termini composti come “lui o lei”, “signori e signore” non basta, perché continua a far riferimento solo ai generi binari, per questo motivo è preferibile avvalersi dell’utilizzo di sostantivi epiceni (ovvero privi di connotazioni di genere nella lingua comune) come ad esempio “le persone”, parole con le quali si andrà poi a seguire le concordanze solite della lingua italiana.

Non trinceriamoci dietro a una presunta “purezza” della lingua: non parliamo l’italiano dantesco e la nostra lingua, in particolar modo, è una lingua che è stata creata a tavolino. È quindi possibile modificarla secondo le esigenze del tempo e delle necessità di inclusione delle persone che, al momento, non hanno rappresentanza.

L’INCLUSIVITÀ E LA LINGUA INGLESE

Per quanto riguarda la lingua inglese, oltre all’uso di neo pronomi neutri, come prima accennato, viene utilizzato il “they” – generalmente un pronome plurale neutro – come pronome singolare neutro, seguendo comunque una tendenza già radicata in quanto le persone che parlano inglese sono solite utilizzarlo per riferirsi a qualcun* di cui non conoscono il genere, seppure in determinati contesti, ed è stato anche aggiunto al vocabolario Merriam-Webster (il più antico vocabolario americano) con questa accezione.
In italiano, quando dobbiamo parlare di una persona che in inglese ha il neutro come pronome preferito, esistono varie strade: chiedere se ha un pronome preferito in italiano e, se sì  usare quello; se non ne ha uno, usare formule inclusive o un pronome concordato; se non si ha modo di contattare tale persona, usare formule inclusive. Facile, no?

ALCUNI NEOPRONOMI INGLESI

HE/SHE
zie
sie
e

HIM/HER
zim
sie
em

HIS/HER
zir
hir
eir

HIS/HERS
zis
hirs
eirs

HIMSELF/HERSELF
zieself
hirself
emself

A proposito dell’autrice:

Blessedthing è una giovane cantante e poetessa che da qualche anno ha fatto di Roma la sua casa. Studentessa di lingue, femminista intersezionale e strega, vede nell’educazione costante, diffusa, libera e gratuita la base per un futuro etico ed equo.

Roba affine
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