• L’altra Hollywood

    Due cose che mi sono piaciute della serie di Ryan Murphy

8 MAGGIO 2020
Roba tipo recensioni

Stiamo parlando della nuova, attesissima serie di Ryan Murphy che parla di un gruppo di lavoratori del cinema, appartenenti a varie minoranze e categorie marginalizzate (ci sono l’attrice afroamericana, l’attore gay, lo sceneggiatore gay afroamericano, la produttrice donna e anziana, eccetera) che nella Hollywood del secondo dopoguerra cerca di girare un film impossibile da produrre per i costumi e la mentalità dell’epoca.

Di Hollywood è stato detto molto, da critici molto più competenti di me, e non vorrei ripetere le solite cose. Ne dico solo due, che non mi sembra di aver trovato negli articoli che ho letto. Ovviamente, spoiler.

1) Quando Henry Wilson dice: Devo succhiartelo

Anzi, la scena è questa:
«C’è un’ultima cosetta da sbrigare. Devo succhiarti il cazzo.»
«Come, scusi?»
«È una cosa mia, devo farlo.»
«Senta, signor Wilson…»
«Non stare lì a fingere di essere offeso, femminuccia. Sei una checca, proprio come me. L’ho capito appena sei entrato. Ora non sai nasconderlo, ma ti insegnerò a farlo. Non sarai omosessuale, quando avrò finito con te. Quindi, in cambio, ti calerai le braghe e lascerai che te lo succhi finché non ti avrò prosciugato»

Trovo che questo piccolo scambio di battute sia molto importante, perché è una delle poche rappresentazioni di una molestia condotta da chi nel sesso assume il ruolo di sottomesso. Wilson non vuole ricevere una fellatio, vuole praticarla.

Mi sembra un piccolo cambio di prospettiva che presuppone una grande rivoluzione: si è sempre considerato il rapporto sessuale come un’interazione tra due persone in cui una assume il ruolo dominante e l’altra di dominato – di solito sono l’uomo e la donna. L’uomo è visto come il soggetto attorno cui ruota il piacere, che la donna deve fornire. E nel rapporto omosessuale si ricrea spesso una dinamica molto simile, con i ruoli dell’attivo e del passivo che indicano la persona da soddisfare e quella che provvede alla sua soddisfazione.

Ovviamente le cose sono molto più complesse di così, il concetto di piacere è soggettivo, il potere nel sesso può anche essere una forma di gioco, e lo stesso dare piacere può essere una forma di piacere. Ed è proprio questo il punto: quando viene rappresentata, siamo abituati a vedere la molestia perpetrata da chi nel rapporto fisico ha il ruolo dominante e attivo. In questa scena di Hollywood, abbiamo un personaggio che non si fa problemi a esercitare il suo potere per ottenere il proprio piacere nel dare piacere a un altro.

2) Quando il finale sembra zuccheroso, e invece è agghiacciante

Hollywood finisce bene. O meglio: Hollywood finisce bene? Il film che viene prodotto è un successo in tutti gli Stati Uniti, quasi tutti i membri della produzione vincono l’Oscar, la visibilità che ottiene la comunità afroamericana è importante, si decide di produrre un secondo film ancora più ambizioso per le tematiche affrontate, persino i personaggi più perfidi si redimono. È tutto stupendo, zuccheroso, melenso, bellissimo, forse troppo bellissimo. Stucchevole, quasi.

Ma c’è un problema: la storia raccontata in Hollywood, ad Hollywood, non è mai avvenuta. È tutto inventato. Dovranno passare molti anni prima che un’attrice nera vinca l’Oscar come protagonista, e ancora di più per vedere una storia d’amore incentrata su due omosessuali. Una produttrice donna così potente forse non è mai esistita, di certo non in quegli anni. E il cinema, specialmente quello americano, il più mainstream tra i cinema, ha continuato a snocciolare prodotti, anche di qualità, ma sempre pensati, scritti, diretti e interpretati a favore del solito pubblico: quello bianco, quello maschile, quello eterosessuale.

Il finale di Hollywood è agghiacciante perché ci ricorda di come una cosa così semplice come produrre un film diverso fatto da diversi sia una storia che in realtà non è mai avvenuta. E il mondo, che poteva già oggi essere un luogo in cui tutti si sarebbero sentiti a proprio agio, è ancora un posto in cui a essere privilegiati sono sempre gli stessi.

Roba affine
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