Ogni giorno una canzone, una foto, un aneddoto. Perché questo è il Natale per me
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25 DICEMBRE

Sam Smith, Have yourself a merry little Christmas

Through the years we all will be together
If the fates allow
Hang a shining star upon the highest place
So have yourself a merry little Christmas

Have yourself a merry little Christmas
So have yourself a merry little Christmas

Ci sono Natali che non torneranno più, e io l’ho realizzato soltanto quest’anno.

Sono in ritardo. Per capirlo sono serviti diversi elementi che ho dovuto mettere insieme: un sogno che non ho fatto io, perché io non mi ricordo i sogni, mai, ma mi è stato raccontato per caso; poi un bastoncino di zucchero, di quelli a strisce rossi e bianche, che si mettono sugli alberi; e infine un cimitero silenzioso, in inverno.

Il mio augurio di Natale, che faccio al me stesso di oggi e di domani, è quello di non aspettare che i Natali siano finiti per accorgersi che non ci sono più. Il mio augurio di Natale è di riuscire a condividere subito i momenti felici con gli altri, così che il me stesso di domani abbia tanti ricordi e nessun rimpianto.

24 DICEMBRE

Mariah Carey, All I want for Christmas is you

Caro Babbo Natale,

è tanto che non ti scrivo una letterina. L’ultima volta, se non ricordo male, ti ho chiesto la fabbrica dei mostri, e tu me l’hai portata. Era bellissima, e mi piacerebbe tanto poterla provare di nuovo, anche perché ci verrebbero delle Instagram Stories notevoli.

Siccome è molto divertente, ho deciso di scriverti una breve letterina pubblica, per chiederti alcune cose che mi piacerebbe ricevere quest’anno. Innanzitutto vorrei un po’ di memoria in più. Mi dimentico le cose, Babbo Natale, infatti la mia stima per te che ogni anno ti ricordi gli indirizzi e le richieste di 7,5 miliardi di persone è incondizionata. Ho visto alcune TED Talk che danno dei consigli su come allenare la memoria, ma io non ho voglia. Portami del fosforo, oppure della forza di volontà.

Ho un’altra richiesta: una pozione per arrestare la caduta dei capelli. Ormai la stempiatura ha raggiunto dei livelli indicibili, e adesso credo di capire come mai porti sempre quel berretto rosso così poco fashion, caro Babbo Natale. Non me ne importa molto, se devo essere sincero, ormai ho capito di essere tra le persone meno fotogeniche della Terra, ma ho paura di non piacere a Giulino da calvo, perché ho provato mentalmente a immaginarmi e sarei proprio orrendo. Potresti portarmi degli integratori, delle mele annurche (mia nonna sostiene che facciano bene al fusto del capello), oppure un miracolo.

Infine, se proprio ritieni che mi sia comportato bene, vorrei chiederti di fare qualcosa per la mia ansia sociale. So che esistono dei rimedi divertentissimi, come le sedute dallo psicanalista o lo xanax, che è la sostanza più amabile dell’universo dopo la pasta e l’oki, ma temo che il problema sia molto più profondo. È molto semplice da spiegare: gli altri mi generano ansia. Quindi, o elimini gli altri, o elimini l’ansia. Preferirei la seconda opzione, perché io, in fondo, agli altri voglio bene.

Per qualsiasi dubbio resto a disposizione, grazie mille,
Ale

23 DICEMBRE

Meghan Trainor, I’ll be home

Santa called to make sure I’m prepared
He said, “Wrap the gifts with all your love and care.”
The wind blows the snow up in the sky
But I won’t let the wind delay my flight

I’ll be home with my love this Christmas
I promise, I promise

Natale, per me e per qualcun altro, significa tornare.

Sono passati cinque anni da quando sono andato via da Lucca. Dirlo mi fa sentire molto più vecchio di quello che probabilmente sono, ma la mia vita era completamente diversa.

Quello che uno immagina quando si trasferisce in un’altra città è di stare per intraprendere un percorso che lo porterà a crescere, magari anche profondamente, magari anche intimamente. Ed è vero. Ma si tende a sottovalutare il fatto che non saremo soltanto noi a cambiare. Nel frattempo, quando siamo via, succede qualcosa anche al posto che abbiamo lasciato.

L’ho scoperto piano piano, in questi anni, ogni volta che riuscivo a ritagliarmi un weekend per tornare. Quando torno ho sempre la sensazione (o il timore, se preferite) di trovare un cambiamento. Che probabilmente qua sembra impercettibile, come un mobile spostato in un altro posto, un’acconciatura diversa ma più adatta, una sfumatura nuova della personalità, ma che allo sguardo di chi torna sono delle differenze che si notano.

Già dopo cinque anni, la somma di queste differenze crea una piccola rivoluzione. Fa sentire un po’ smarriti, non so se mi capite, vedere che il posto che si pensava immutabile è invece cambiato senza di te.

Poi, sempre pian piano, mi sono accorto che quello che non deve cambiare sono le cose importanti. E che è bellissimo avere un luogo da poter chiamare casa, e un momento in cui poterci tornare per trovare tutto come è sempre stato.

22 DICEMBRE

Micheal Bublé, Santa Claus is coming to town

Per quanto mi riguarda, non c’è niente di più tradizionale dei discorsi dei parenti durante il pranzo di Natale. Che sono sempre i soliti.

Sembra incredibile, ma ogni anno parliamo sempre delle stesse cose. Non lo dico per essere polemico, e sono abbastanza sicuro che succeda la stessa cosa in ogni famiglia. Se per qualcuno non dovesse essere così lo pregherei di mandarmi qualche appunto per capire come fa (si stabilisce un ordine del giorno? si invita un ospite a sorpresa? si imbavagliano i parenti?).

Da noi tutto inizia con una domanda: siamo troppo stretti quest’anno? Da lì in poi il copione è già scritto: 1) l’anno scorso si stava più comodi, 2) eh ma l’anno scorso eravamo in sala, 3) ma anche qui in cucina si sta meglio, è più comodo perché siamo più vicini ai fornelli, 4) così mamma può ascoltare anche quando va a controllare il forno, no?, 5) in sala ci si farà Pasqua. Finché mia nonna, che peraltro è colei che ha posto il quesito iniziale, non conclude con un cattolico “l’importante è stare insieme”.

Ci sono altri argomenti che non possono essere evitati: la situazione calcistica, la situazione politica, la situazione universitaria e/o scolastica, e se non avete ancora fatto coming out state certi che si parlerà anche di quanto siano carine le ragazze della tua classe.

Ma non è una cosa brutta, in fondo. È un’altra delle tradizioni del Natale, che ti coccola e ti rassicura che l’anno prossimo sarà ancora così.

21 DICEMBRE

John Adams, Lost in Christmas

I wanna be lost in Christmas with you

20 DICEMBRE

Il complesso misterioso, Christmas with the yours

Christmas with the yours,
Easter what you want,
peace between Blur and Oasis.

Christmas with the yours,
Easter what you want.
Don’t throw atomic bombs,
because it’s Christmas time!

Tutte le famiglie felici si somigliano tra loro, ma ogni famiglia felice festeggia il Natale a modo suo. O qualcosa del genere.

A un certo punto della mia vita, confrontandomi con i miei compagni delle elementari, ho scoperto, con mio enorme sconcerto, che non tutti festeggiano il Natale con il pranzo del 25. Qualcuno lo faceva con il cosiddetto Cenone della Vigilia, che aveva anche un titolo adeguato con le lettere maiuscole. Ascoltando i loro pensierini (il modo in cui allora si chiamavano i temi, oggi li chiamiamo post) mi è stato anche chiaro che il Natale non è un giorno di festa davvero per tutti, come invece era distintamente scritto sulla Bibbia: per esempio, il babbo di una mia compagna faceva l’infermiere, e per Natale doveva lavorare.

A parte la voglia di condivisione dei disagi dei miei compagni di classe, da questa storia emerge che ci sono varie cose che ognuno di noi associa al periodo natalizio. Le tradizioni che mi piace ricordare della mia famiglia sono:

uno, l’animata discussione sul dove fare l’albero (mobiletto del tinello? ma dopo il telefono dove si sposta… in cucina? ma viene piccolo… dietro al divano? ma è dov’era l’anno scorso…) e sul dove fare il presepe (nel camino? ma così non si può usare il camino… allora sotto l’albero? ma così non ci si può passare l’aspirapolvere… allora nel camino? e così via);

due, fare l’albero, con mia mamma che dirige i lavori dal divano e mio papà che va a prendere tutto il necessario in soffitta e poi guarda;

tre, andare a vedere la casetta illuminata, che è una piccola villa nascosta dietro una stradina di Massarosa che ogni anno viene ricoperta da lampadine a intermittenza costituendo, dopo l’albero dell’Expo, la cosa più trash che la mente umana ha potuto costruire con gli effetti di luce.

Christmas with the yours, Christmas that I want.

19 DICEMBRE

Alaska, Courtney Act e Willam, Dear Santa, bring me a man

C’mon, flying thru the sky
delivering presents
to all the good boys and girls
around the world in one night,
okuurrrr?

I film di Natale hanno un difetto: se non li guardi a Natale fanno cagare. Non è così per tutto ciò che riguarda il Natale, se ci pensate.

Per esempio, io sono estremamente convinto che il pandoro sia squisito in qualsiasi periodo dell’anno, anche se non lo sapremo mai perché lo producono solo a Natale. Forse una tattica sarebbe quella di comprarne uno adesso e aprirlo tra qualche mese, tanto per provare.

Anche per le canzoni vale la teoria del pandoro: cantare All I want for Christmas is you è sempre bellissimo. Mi ricordo qualche anno fa che una drag queen della mia zona si mise a farne il lipsync nella notte di Ferragosto, sulla terrazza del locale. Fu straordinario, fu catartico, fu Natale.

Per i film invece è un po’ diverso. Anche per i libri: ricordo che la prof di italiano delle medie tra i compiti delle vacanze estive ci dette da leggere Canto di Natale di Charles Dickens, che per carità, meraviglioso, ma in spiaggia fui molto notato, e non per il costume. Guardare Mamma ho perso l’aereo ad aprile, o Miracolo nella 34° strada, fa ridere lo stesso, ma c’è un problema: dopo desideri disperatamente che arrivi dicembre.

18 DICEMBRE

Band Aid, Do they know it’s Christmas?

But say a prayer and pray for the other ones
At Christmas time, it’s hard but while you’re having fun
There’s a world outside your window, and it’s a world of dread and fear
Where a kiss of love can kill you, and there’s death in every tear
And the Christmas bells that ring there are the clanging chimes of doom
Well tonight we’re reaching out and touching you

Abito in una zona di Milano che ho ribattezzato Narcos. Finora è andato tutto bene, e anzi, mi sto ambientando alla grande, della serie che adesso quando guardo le facce del mio quartiere riesco a carpire il reato commesso e a volte anche il numero di anni di prigione.

A Narcos si sono integrati abbastanza bene, con questa storia del Natale. Il negozio cinese sotto casa dall’inizio di dicembre è uno spaccio di luci a intermittenza, il kebabbaro ha addobbato la vetrina con un festone verde, ed è ben illuminato persino il baretto dove le sciure impoverite vanno a perdere tutti i soldi alle slot machine in cambio di un qualche brivido.

A Narcos ci sono gli arabi, i cinesi, i sudamericani, varie sfumature d’Africa, gli europei dell’Est, e poi io che rappresento la quota italiana, insomma sembra l’Expo degli sfigati.

Chissà cosa avranno capito, loro, del Natale. Chissà se avranno compreso che non è solo una questione di luci e di alberi e di cibo. Chissà se ci troveranno contraddittori oppure anche soltanto un po’ buffi.

17 DICEMBRE

Elio e le Storie Tese, Natale allo Zenzero

Fare i regali di Natale è bellissimo, se sei ricco. O se hai un lavoro e magari ti pagano pure la tredicesima. O se hai pochi amici perché sei una persona squallida. In caso contrario, parte tutta una serie di ragionamenti su come cercare di non escludere nessuno senza dover accendere un mutuo per comprare i regali. Bisogna ritornare mentalmente al Natale precedente ricordandosi di chi ci ha fatto il regalo e, in caso affermativo, quantificare il suo valore per capire l’entità dell’amicizia.

La prima soluzione è prendere venti aggeggi inutili da Tiger. Tuttavia, questa è una soluzione non attuabile nelle grandi città, dove le persone sanno che Tiger è il luogo in cui è possibile comprare oggettini carini completamente spersonalizzati. Tiger, il paradiso delle scemate, sta arrivando a essere conosciuto anche in provincia.

Qualche anno fa io e il mio amico Ciuffo volevamo fare una cosa carina e personale e abbiamo iniziato a sfornare dei biscottini a tema trash: c’era la farfallina di Belen, la paperella Barbara D’Urso, i dollarini di Paris Hilton, le mani di Gianni Morandi ricoperte di “cioccolata”, i toyboy di Madonna… Alla fine abbiamo comunque speso un piccolo patrimonio, ma è stato molto apprezzato.

[ a proposito: se volete fare un regalo di Natale a Zucchero Sintattico, a questo link c’è il link del mio profilo Patreon: si tratta di un modo per sostenere le spese di gestione di questo blog, un piccolissimo contributo mensile. È come offrirmi, ogni mese, un biscotto allo zenzero. Mi sembrerà sempre Natale! ]

Natale allo zenzero
Presepe allo zenzero
tanti auguroni allo zenzero
stappare lo zenzero
brindare allo zenzero
gridare fortissimo ZENZERO

Regali allo zenzero
vacanze allo zenzero
Gesù bambino di zenzero
abbracci allo zenzero
dolciumi di zenzero
Bianco Natale allo zenzero

Re Magi di zenzero
pastori di zenzero
stella cometa di zenzero
le renne allo zenzero
zanzare di zenzero
Bianco Natale di zenzero

16 DICEMBRE

Sia, Snowman

I want you to know that I’m never leaving
Cause I’m Mrs. Snow, ‘till death we’ll be freezing
Yeah, you are my home, my home for all seasons
So come on let’s go

Let’s go below zero and hide from the sun
I’ll love you forever where we’ll have some fun
Yes, let’s hit the North Pole and live happily
Please don’t cry no tears now, it’s Christmas baby

In fondo, i grinch sono persone come noi. Dobbiamo accettarli, così come abbiamo accettato i fruttariani, i fashion blogger che vestono Desigual, i tronisti, i preti che odiano Halloween, i fan di Supernatural, i meridionali leghisti, i tipi che si auto mettono like allo stato di facebook, eccetera.

Penso che ci sia un po’ di grinchness in ognuno di noi, a parte forse, non so, nei lapponi o negli abitanti di Bressanone, che fondano la propria economia sul Natale e non possono odiarlo per questioni di bilancio. Ci sono due motivi che spingono una persona a esternare il proprio lato grinch: uno è il voler essere contro corrente a qualsiasi costo, ed è una cosa che mi aspetto praticamente solo dai ventenni o da Selvaggia Lucarelli. L’altro è la solitudine.

Anche io ero molto grinch, una volta. Un po’ lo facevo per atteggiarmi, e un po’ era perché mi faceva male vedere che tutti gli altri avevano qualcuno con cui condividere il Natale e io… io no. Poi è arrivato Giulino, e da qualche dicembre sono come un pupazzo di neve che si scioglie dal calore.

15 DICEMBRE

Lily Allen, Somewhere only we know

Oh, simple thing, where have you gone?
I’m getting old, and I need someone to rely on
So tell me when you’re gonna let me in
I’m getting tired, and I need somewhere to begin

And if you have a minute, why don’t we go
Talk about it somewhere only we know?
This could be the end of everything
So why don’t we go
Somewhere only we know?

La ragione più grande per cui amo il Natale è il mio amico Ciuffo. Dai, quel mio amico che una volta aveva i capelli che a un certo punto andavano all’insù con una simpatica ondina.

Se non ci fosse stato Ciuffo, sarei ancora in quella fase dell’adolescenza in cui per fare il controcorrente dovevo impormi di odiare il Natale, e sarebbe un peccato. Credo che Ciuffo abbia sempre amato il Natale. Adora andare in giro e vedere le luci, adora fare l’albero e riempire la casa di decorazioni natalizie, adora fare i regali, adora indossare i maglioni con le grechine… Ha anche il pupazzo di una renna, e un countdown al 25 dicembre appeso al muro anche a luglio.

La canzone di oggi, Somewhere only we know di Lily Allen, non è tecnicamente una canzone di Natale, ma lo è diventata dopo che è stata la colonna sonora dello spot di John Lewis. John Lewis è una catena di grandi magazzini inglesi, che ogni anno mi fa piangere con delle pubblicità strappalacrime. Quella del 2013 raccontava la storia di due amici, un orso e una lepre. Quando arriva l’inverno e tutti si preparano per il Natale, l’orso va in letargo, e la lepre non ha nessuno con cui festeggiare.

Ciuffo mi ha insegnato che il Natale può essere una cosa bella. Abbiamo sempre identificato me con il coniglio e lui con l’orso, perché io sarei quello smilzo e lui quello patatone, ma in realtà credo sia il contrario: Ciuffo è quello che mi ha regalato la sveglia, e io ero l’animale così assonnato da non sapere cosa fosse davvero il Natale.

14 DICEMBRE

Pentatonix, That’s Christmas To Me

The fireplace is burning bright, shining along me
I see the presents underneath the good old Christmas tree
And I wait all night ‘til Santa comes to wake me from my dreams
Oh, why? ‘Cause that’s Christmas to me

I’ve got this Christmas song in my heart
I’ve got the candles glowing in the dark
I’m hanging all the stockings by the Christmas tree
Oh, why? ‘Cause that’s Christmas to me
Oh, why? ‘Cause that’s Christmas to me

Siamo abituati a pensare che il Natale sia una cosa normale. Ma immaginiamo per un momento di appartenere a una di quelle popolazioni della Papuasia, o dell’Isola di Pasqua, o del Molise, quelle che di solito vediamo nei documentari su Rai Tre che vogliono presentarci le loro tradizioni come qualcosa di buffo ed esotico, tipo agghindarsi la testa con ossa di canguro in segno di fertilità, ballare in cerchio per ringraziare gli dèi della pioggia, proporre un referendum sull’abolizione della moneta unica senza sapere cosa votare, cose così.

Immaginiamo per un momento di appartenere a una di queste popolazioni dell’altro mondo e di voler venire in vacanza qui, in Occidente, a dicembre, proprio quando si festeggia il Natale.

Saremmo sconvolti, perché il Natale non è una cosa normale, se ci pensate. Tutto diventa rosso e oro, le radio cambiano programmazione, Michale Bublé prende il comando della Casa Bianca, ci sono dei dolci che vengono preparati solo in questo periodo dell’anno e la gente discute sulla presenza dei canditi, che comunque quando li mangi non si sentono, quindi sono discussioni inutili, che tutti gli anni vengono riproposte nello stesso modo, eccetera eccetera. Dai, seriamente, è più strano questo o la danza della pioggia?

Ho pensato di fornire una guida a queste popolazioni sfortunate a cui capita di visitare il nostro mondo nel periodo natalizio. È una guida personale ovviamente, che parte oggi e arriva al 25 dicembre; una guida musicale, con una canzone al giorno e il motivo per cui quella canzone è così importante; una guida aneddotica, per dire, a chi non lo sa e a chi interessa, che cos’è il Natale per me.

Siccome mi piace fare le cose perbenino, l’ho chiamata Zucchero Sintattico Xmas Selection e ho anche creato una playlist su Spotify, che si aggiorna quotidianamente insieme a questo post.

Peccato che su Spotify non sia presente la pagina del Coro Einaudi di Torino. Per That’s Christmas to me mi sono dovuto accontentare di inserire la versione originale dei Pentatonix, e non la cover che ho sentito provare da dei coristi avvinazzati, tutti stretti in una cucina di tre metri quadrati, in una notte di puro gelo di un anno fa. Perché questo è il Natale per me.

Roba affine
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