• Siamo tutti drag queen

24 SETTEMBRE 2014
Beh… cazzate

Se mi conoscete bene, sapete che sono estremamente rapido nello sviluppare un’ossessione per qualcosa. Sono piccole manie, che di solito passano nel giro di poche settimane, come gli herpes, ma talvolta affinché svaniscano serve più tempo – e in alcuni casi, anche gli antibiotici, come la gonorrea.

Attualmente ho i seguenti pallini, che vado a enucleare in ordine sparso: le magliette a righe, la parola naturalmente, le emoticon degli applausini su whatsapp, la vernice lavagna, le agendine, l’ultimo album di Caparezza, Say Geronimo, Say Geronimo, Say Geronimo e insomma tanta altra roba ugualmente profonda.

La mia ultima fissazione si è sviluppata dopo che ho manifestato il desiderio di apprendere lo slang americano. Alcuni miei amici evidentemente disturbati mi hanno consigliato la visione di un talent show di drag queen. Avete capito bene, sì, drag queen, cioè uomini che si vestono da donna per ragioni di spettacolo. RuPaul’s Drag Race è una spietata competizione a colpi di tacco 12 e unghie finte, guidata da quel genio incredibile nonché donna meravigliosa nonché affascinante drag queen nonché malefica ricca strega che è RuPaul.

Ora, dal punto di vista della lingua, devo dire che il mio inglese è nettamente migliorato. Conosco dodici termini diversi per dire vagina in modo offensivo, e adesso so creare parole macedonia molto utili come extravaganza (eleganza + extravagant) e exqueeze me (squeeze + exscuse me).

Ma devo dire che RuPaul Drag Race ha avuto un merito superiore al puro miglioramento linguistico. Mi ha fatto capire tante cose su me stesso, prima tra tutte che non voglio fare la drag queen perché per nascondere le parti intime devi scocciartele dietro per tutta la performance. La seconda cosa che mi ha fatto capire è che se mai nella vita farò la drag queen devo avere un bel nome, e allora ho pensato a Miss Vergina Woooolf, che ha sia il riferimento letterario che quello sessuale oltre al simpatico acutino gaio che produce la pronuncia del cognome.

La terza cosa che ho imparato dalla drag race, è che ci sono tre categorie di persone.
[ Ora farò un piccolo spoiler, ma non vi rivelerò il nome della vincitrice, e comunque tanto non lo guarderete mai questo programma, siete tutti fissati con Breaking Bad ]
Alla finale della quinta stagione, infatti, arrivano tre drag queen molto diverse.

Una è Jinkx Monsoon. Lei pensa più a sorprendere che all’aspetto fashion. Ha una sua poetica, che si basa sulla leggerezza e sulla risata. Dietro le quinte è molto timida e impacciata, e le altre si prendono spesso gioco di lei, la trattano male, le dicono che è la peggiore. È pure narcolettica. Sul palco, però, è una bomba.

Mi seguite? La seconda finalista è Roxxxy Andrews, che è una grassona favolosa. È convintissima di essere la migliore del mondo, e non si preoccupa di farlo presente alle altre. Certo, ha un grande carattere e una forte personalità, dovuta anche al suo passato. Pare che la madre la abbia abbandonata alla fermata dell’autobus, e questo trauma l’ha fatta diventare così: forte, ma presunuosa e arrogante.

E poi c’è la terza, che è Alaska. Che fa morire dalle risate, ed è anche figa nel vestire. È fidanzata con un’altra famosa drag queen, ha gli amici giusti, sa esprimersi, è bella, brillante, simpatica. È la classica persona arrivata e vincente. La fortuna è dalla sua parte (ma anche il talento).

Ho pensato che siamo tutti drag queen, anzi: siamo tutti queste tre drag queen. Anzi, la realtà è che io sono particolarmente psicopatico quando mi fisso con qualcosa, e adesso riconduco tutte le persone a queste tre drag queen. Sei una Alaska, sei davvero una vincitrice? O sei una Roxxxy, cioè credi di essere una vincente e tanto ti basta? Oppure sei Jinkx, e ti visualizzi come una perdente?

Per me siete tutti schedati. Me compreso. Hiiiiiie.

Roba affine
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