L’uomo che deve chiedere sempre

Uno degli innumerevoli effetti nocivi della pubblicità, oltre, naturalmente, all’aver creato un immaginario implausibile costituito da famiglie entusiaste già di primo mattino e cerchie di amiche così appassionatamente interessate alla tua naturale regolarità al punto di non sorprendersi delle quaranta scatole di yogurt biologico che riesci a stipare nel frigo, è l’aspettativa instillata a poco a poco nel cervello dei consumatori, come la goccia d’acqua nelle torture cinesi, secondo cui l’archetipo di uomo a cui ambire sarebbe quello che non deve chiedere mai.
Se mi guardo intorno – e guardarmi intorno è un gesto che mio malgrado compio di frequente – constato che il mediatico lavaggio del cervello fondato in maniera più o meno consapevole dalle agenzie pubblicitarie degli anni Ottanta trova oggi una sua finale e mostruosa realizzazione: l’uomo che non deve chiedere mai effettivamente esiste e, a conti fatti, è insopportabile.
Vorrei aggiungere un corollario a quanto appena enunciato: l’uomo che non deve chiedere mai è insopportabile non per sfiga planetaria, né per combinazione genetica sfavorevole. Al contrario, l’odiosità appartenente all’uomo che non deve chiedere mai è volontaria, nel modo più assoluto.
Se non si prefissasse intenzionalmente di apparire antipatico, un uomo che ha tutto pur non chiedendo mai nulla, almeno proverebbe a giustificare il suo successo, parlando magari della fatica e dell’enorme costanza impegnate nella ricerca del risultato, e sicuramente evitando di lasciar pensare che a essere così lo abbia portato soltanto la sua fortuna, la sua bellezza, la sua ricchezza o qualche altra dote posseduta per puro culo
Poiché questo non avviene, ne consegue logicamente che 1) il suo successo è davvero dovuto a fortuna/bellezza/ricchezza/xfactor, cosa che non vogliamo pensare perché siamo a favore della meritocrazia e di altre simili, chimeriche astrusità, oppure 2) apparire antipatico, odioso e insopportabile è intenzionale e compreso nel pacchetto pubblicitario.
Il mio preciso apparire come percettibilmente polemico è perché appartengo al ramo evolutivo che ha portato all’uomo che deve chiedere sempre. La parte più disneyana di me crede che questo mi legittimizzi a sentirmi una creatura di luce, il lato buono della forza, un essere fatato e innocente: un puffo, insomma. L’uomo che non deve chiedere mai, in pratica, è Gargamella. 
È per questo che, nel remoto caso che un uomo che non deve chiedere mai si trovi fortuitamente a chiedermi qualcosa, io lo guarderò col disprezzo con cui si squadra qualcuno di immeritevole, inclinerò le labbra fino a formare un sottile, smaliziato sorriso di soddisfazione, attenderò che la luce del sole rifletta un istantaneo baluginio bianco sui miei occhi e dirò, con tutta l’imperturbabilità di cui sarò capace: CIAONE.
(NdA: l’espressione descritta non coincide a quella ritratta in figura, 
che si avvicina di più alla rappresentazione di “tonno esausto con un bel giaccone”)

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