La classe di Paperoga

Dovreste smetterla di chiamarvi tutti Matteo. Dico sul serio, per una questione di memorizzazione digitale. Ho la rubrica del cellulare piena di Mattei, per trovare quello che voglio ho bisogno di scrollare sei o sette volte e di mettere anche i cognomi e a volte perfino qualche caratteristica tipo Matteo Teatro o Matteo Pisa o Matteo Addominali A Tartaruga Richiamalo.
A dir la verità, dovremmo smetterla anche di chiamarci Alessandro. Nella rubrica ho undici tra Alessandri e Alessandre, contro sette miseri Mattei. Poi ho venti Andrea, nove Lorenzi, dieci Marchi e otto Stefani. Okay, so che ora sembro una lurida sgualdrina, ma no, ecco, è che conosco tanta gente. Ho anche sette Chiare e quattordici Giulie, se è per quello. In conclusione, dovremmo smetterla di chiamarci Matteo, Alessandro, Alessandra, Andrea, Lorenzo, Marco, Stefano, Chiara e Giulia. 
Tutto questo eccessivo preambolo per dire che nell’aneddoto che vi racconterò oggi comparirà un personaggio che chiameremo Matteo, che nel caso specifico è un mio amico che ieri mattina sarebbe dovuto passare a trovarmi )
Quando suonano alla porta io non ho gli occhiali, mi affretto verso l’ingresso per non fare attendere l’ospite, guardo verso il cancellino, non riesco a vedere niente ma do per scontato che sia Matteo quindi esordisco con un caloroso CIAO MATTE! e invece era il postino
Sapete, l’essenziale è invisibile agli occhi, e non si vede bene che col cuore, ma nel dubbio un paio di lenti aiutano
O forse no. Negli ultimi cinque giorni ho fatto una corposa serie di pasticci che non avrei combinato se non fossi geneticamente predisposto per le situazioni imbarazzanti. 
– ho bruciato dei wurstel
– ho fatto finire una fetta di pomodoro nel bicchiere di un’amica mentre spostavo un vassoio
– ho macchiato un’altra mia amica mentre tagliavo una tartina (ed era la stessa cena)
– ho involontariamente spinto una mia amica verso un crudele wrestler vestito da ballerino di tango
– ho scontrato una signora su una sedia a rotelle che comunque è ancora viva
– ho fatto cadere per terra il pacco dei rigatoni aperto con la conseguenza che tutti i fischiotti si sono frantumati
– ho fatto cadere anche la pasta per la pizza
– la pasta della pizza rimasta si è tutta appiccicata alle mie mani, al ripiano di marmo e al mattarello (“ma è per via dell’umidità!” ha cercato di consolarmi il mio amico Ciuffo vedendomi sull’orlo di una crisi di nervi, ma la verità è che avevo scordato di mettere la farina)
E mi sembra basta.
A volte vorrei essere figo e avere grazia, eleganza e portamento. Stare dritto con la schiena, non inciampare mentre cammino, saper indossare una cravatta, non impappinarmi nei discorsi e questo genere di cose (potrei continuare l’elenco ma poi sembrerebbe importarmene più del necessario). Invece io ho la classe di Paperoga, e tutto sommato mi sta bene così. 
Mi fermerò da te qualche giorno – STOP
T’insegnerò un nuovo sistema di vita – STOP
– prima frase attribuita a Paperoga, 1964

13 commenti
  1. Rabb-it
    Rabb-it dice:

    Mi è venuta in mente una cosa, rileggendo la parte sul postino.Suggerisco uno scambio.Di figurine marroni, vediamo quanti doppioni ho che potrebbero farti completare un paio di album? No eh? ^_^

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  2. Etain
    Etain dice:

    Mi sono iscritta senza pensarci perchè? bè dio avevo voglia di sorridere e grazie a te ci sono riuscita, mi piaci un sacco quindi ti seguirò con piacere, un bacio Etain 🙂

    Rispondi
  3. Tiz
    Tiz dice:

    In molti possono banalmente far cadere pomodori, fischiotti o tartine, ma solo le persone speciali sono capaci di spingere le amiche nell'abbraccio mortale dei wrestler più cudeli!

    Rispondi

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