La parabola del parabrezza

On air: Regina Spektor, Raindrops

Piove. 

Un mio amico dice che devo scrivere. È arrivato alla conclusione che io sto meglio dopo che ho scritto qualcosa, anche se quel “qualcosa” è una delle mie solite riflessioni inutili e stupide del blog. Sì, una delle mie tante considerazioni che invece che tirarmi su il morale mi dovrebbero far preoccupare della mia salute mentale, che peggiora post dopo post. E invece mi fa sentire meglio, e pertanto il mio amico mi consiglia di farlo.
Ma non ho l’ispirazione
Beh” – fa lui – “Per esempio puoi scrivere che a me stamani irrita il parabrezza. Vedi?” e con fare pratico mi indica il vetro dell’automobile, dove sul parabrezza c’è una righina di goccioline effettivamente irritante. E sorride pure tutto convinto che io possa parlare anche di questo.
Ora, se fossi uno scrittore vero saprei tirare fuori da questa osservazione un’arguta metafora sull’esistenza. La questione problematica è che io non sono uno scrittore vero, e tutto ciò che posso fare è prendere gli spunti che le mie giornate mi offrono e riportarle, qui o altrove. 
Non importa quanto siano piovose queste giornate. Perché, per tutta la pioggia che può cadere, abbiamo sempre un tergicristallo che possa lavare via l’acqua e farci vedere la strada. È che a volte ci dimentichiamo di fare manutenzione, e il tergicristallo non funziona bene, e fa le righine che vediamo sul vetro. Ed è molto irritante questo, perché noi non vogliamo vedere quella righina. Vogliamo tirare diritti e convincerci che quella righina non esiste, e che siamo capaci di proseguire anche con la pioggia, perché siamo forti e sappiamo guidare bene e niente ci può fermare. Eppure per quanto ci sforziamo di guardare oltre e fare finta di nulla, l’occhio ci cade sempre su quella righina, e non possiamo farne a meno, perché probabilmente non siamo capaci di concentrarci solo sulla nostra strada, e…
No, no, vedete? La mia metafora fa schifo. Non farò mai una bella metafora!
Non sono uno scrittore vero. Scrittorega, ecco.
12 commenti
  1. WonderDida
    WonderDida dice:

    Beh, insomma, per essere uno scrittorega non sei mica male, sai? Ma poi, cos'è uno scrittorega? Uno scrittore-streGa? uno scrittore-Ganzo? no, quello sarebbe scrittoranzo. mah. comunque.

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  2. gattonero
    gattonero dice:

    Cambiare i gommini al tergicristallo, no eh?Ti dirò, a me danno un fastidio bestiale quelle rigoline, che tra l'altro fanno fare al tergi un cigolio che mi manda fuori di testa.Potessi cambierei macchina, cambierei.Scrittorega? Manco google mi ha illuminato.Lo facci lei, per favore.Ciao.

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  3. Patty
    Patty dice:

    mi permetto di approdare nel tuo blog che ho scoperto vagabondando nel mondo dei blog! ora andrò a controllare i miei tergicristallo!! A parte gli scherzi, complimenti. Ti leggerò e se ti va… e ti annoi e vuoi prendere spunto da un'altra ufficiosa scrittrice se il benvenuto!

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  4. Melinda
    Melinda dice:

    I miei tergicristalli, quando piove pochino pochino, giusto per bagnare il parabrezza, fanno quell gniiik fastidioso che a volte mi spaventa durante la guida ahahaha!Comunque vedi che t'è venuto fuori un post che non fa una piega, anzi, che non fa una riga 😛

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  5. ArteMamma
    ArteMamma dice:

    Effettivamente la riga sul vetro da fastidio e anche il rumore che fa il tergicristallo quando la lascia, ma di contorno c'è anche il ticchettio o lo scroscio della pioggia sul vetro, lo stereo acceso con qualcuno che parla sempre di qualcosa, il cellulare che suona…la sua voce in testa che ripete ostinata la stessa frase… tu cerchi di non sentirla e concentrarti su quel cavolo di tergicristallo, come fosse il tuo respiro, come fosse un esercizio zen, ma ecco che la sua voce continua, ostinata come un disco rotto.Si, rotto. Rotto, come il tergicristallo e qualcosa che credevi infrangibile.

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  6. That Boy
    That Boy dice:

    L'ispirazione alla fine ti è venuta!Leggo con piacere che non sono il solo a cui irrita profondamente quel suono tipico e raschiato che produce il tergicristallo quando si mette in funzione! hehe

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