Don’t stop beLondon • Day 6

Ciuffo è effettivamente un ragazzino che si applica. Poiché la canzone del quinto giorno era stata da me approvata come “sveglia ok”, per il sesto ne ha cercata una con caratteristiche simili. Che poi non ci voleva molto a capire che anche Moonriver, tratta da Colazione da Tiffany, sarebbe andata benissimo. Questo sarebbe stato l’ultimo giorno di visita della città, perché il giorno seguente sarebbe stato completamente preso dal viaggio di ritorno. Essendo quindi l’ultima possibilità che avevamo di farci una doccia, ci laviamo ammodino e facciamo le valigie che poi possiamo fortunatamente lasciare nell’albergo (portarsele in giro tutto il giorno sarebbe stato problematico).
Io con la mia inconfondibile
espressione idiota.
Salutiamo la nostra camera (ripeto che il sostantivo “camera” è probabilmente troppo intenso come definizione di uno sgabuzzino arancione vagamente attrezzato per il riposo) e andiamo a farci la nostra prima – e ultima – full english breakfast. Un piatto contenente un tale ammontare di cibo che se dovessi mangiarlo tutti i giorni lo rimetterei tutto alla prima ora. Per carità, per rimettere una colazione qualsiasi bastano e avanzano le risate di Rossella Brescia su RDS. Comunque, erano già le dieci passate, per cui la colazione è stata una specie di pranzo anticipato. Un brunch, tanto per dire una cosa con cui atteggiarsi a fighi.
Ciuffo che fa finta che la full english
breakfast sia troppa per lui. Mh, sì.
Prima tappa prevista per la giornata: Harrods. Che chiamo affettuosamente “i supermercati della regina”, in quanto il “magazzino” è pieno di prodotti firmati a prezzo anche più elevato del solito. Nessuno di buon senso comprerebbe qualcosa lì, specialmente nel reparto alimentare. Sì, perché da Harrods c’è anche la macelleria, per dire. Ciuffo sbotta “Ma chi è che viene a comprare la carne da Harrods?!”. Mentre osservo il macellaio che mi sta davanti – un signore inglese col vestitino pulito e col cappello elegante – penso a Siro, quello del mio paese, che è sempre tutto imbrattato di sangue e parla come un maiale. Nel senso che grugnisce.
Puoi volar puoi volar
puoi volar puoi volar
puoi volaaaar ♪♫♪
Il secondo obiettivo erano i giardini di Kensington. Anche per questa tappa avevo fracassato le palle a Ciuffo da giorni, tanto che lui aveva accettato quasi per sfinimento. Che ci posso fare io se sono fissato con il visitare i luoghi dei libri che ho letto?! Comunque, diciamo che il vero obiettivo era la statua di Peter Pan, che si trova appunto nei giardini di Kensington. Ora, c’è da dire che questi sono confinanti con Hyde Park, e si fondono in un unico parco immensissimo. Non c’è da meravigliarsi, dunque, se abbiamo sbagliato per tre volte la fermata della metropolitana. Finalmente siamo riusciti a trovare la statua tanto anelata, e a farci la fotina di ricordo. 
Istantanea del discorso di
Ciuffo. Meno male che le
foto non hanno audio.
Torniamo a Marble Arch per l’ennesima volta, ma questa è per raggiungere lo Speaker Corner. Ora faccio il maestrino e vi spiego che c’è una legge del che permette a chiunque di fare qualsiasi discorso in questo punto preciso di Hyde Park. Figata spaziale, insomma. Un richiamo troppo grosso per noi, eterni fabbricatori di immonde stronzate. Così io e Ciuffo, a turno, ci mettiamo lì e facciamo il nostro discorsino.
Shopping finale in Oxford e Regent Street. Vediamo gli ultimi milioni di cose che ci rimangono da vedere, tra cui la chiesa di St James e un enorme negozio di giocattoli chiamato Hamley’s. Cena da McDonald e giratina finale nel centro. Niente musical: non c’è tempo, non ci sono soldi (da Harrods mi avevano cacciato con una spiacevole pedata nel di dietro quando la mia postepay, ormai spremuta fino all’ultimo centesimo, si rifiutava di dare altro denaro).
Andiamo a prendere le valigie all’albergo e ci dirigiamo verso Victoria Station, dove avremmo preso il pullman per l’aeroporto. Ma in ogni romanzo c’è sempre un ostacolo che allontana i protagonisti dal lieto fine: nel nostro, l’ostacolo è rappresentato dal fatto che non si trovava la fermata del pullman. Victoria Station è enorme! Io stavo iniziando a preoccuparmi. Anzi, diciamo pure che ero alquanto agitato. Guardavo Ciuffo, che aveva la stessa espressione di uno con la labirintite, e nel suo sguardo vuoto capivo che eravamo definitivamente perduti.

1 commento
  1. Ciuffo
    Ciuffo dice:

    La Sig.ra Rossella Brescia, con una lettera spedita a Ciuffo, mi fa sapere che ha intentato una causa contro il Sig. Alessandro Bianchi in quanto: "offende la sua dolce e confortante risata mattutina". A questa si aggiunge la causa di Siro, il macellaio, in quanto non emetterebbe grugniti, bensì "mugghierebbe come un bue".La causa si svolgerà a Forum, nota trasmissione televisiva, nella settimana prossima. Sappiamo, da indiscrezioni, che saranno presenti in aula alcune persone stordite dalla risata della Sig.ra Brescia, una mucca squartata da Siro e due salsiccie appena fatte. Alla fine barbecue per tutti.

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