Don’t stop beLondon • Day 1

Non ero esattamente “intrepido” sul pullman che mi portava all’aeroporto di Pisa. Era come quando qualcuno deve dare una festa e, il giorno prima del party, il suo invitato prediletto si rompe una gamba. La mattina della partenza era successa una cosa che non mi permetteva di godere appieno dell’imminente viaggio. 
(Bene, d’ora in poi giuro che cercherò di usare un lessico meno formale. Forse eliminare termini come “appieno” e “imminente” potrebbe essere un buon inizio)
E insomma c’era Ciuffo che sul pullman cercava di convincermi che questa vacanza sarebbe stata un ottimo modo per distrarsi: non mi ricordo le parole precise ma aveva fatto una metafora molto acuta, talmente acuta che mi aveva meravigliato quest’uscita allegorica, dato che lui, quando deve usare le figure retoriche, si limita ad alcuni doppi sensi molto buffi che talvolta coinvolgono accette e manghi.
Ah, per chi non lo sapesse Ciuffo è un mio amico che è stato da me così battezzato, in quanto possessore di un’abile acconciatura che svirgola in un ciuffetto di capelli a sinistra. Adesso il soprannome si è diffuso universalmente, tanto che i suoi amici, suo zio e perfino Licia Colò lo chiamano così.
Arriviamo all’aeroporto e ci dirigiamo alle bilance per controllare di non aver ecceduto con i nostri trentacinque chilogrammi disponibili. Visto che io ho le fisse per queste cose burocratiche, e visto che Ciuffo è composto dal 75% di acqua e dal restante 25% di ansia, siamo entrambi parecchio sollevati nello scoprire che avremmo avuto ancora a disposizione parecchi chili.
Check in online, controlli di rito, e siamo nella zona dei gate. Mentre facciamo il biglietto del pullman che una volta in Inghilterra ci avrebbe portato in città, vediamo che altre due tipe avevano l’albergo nel nostro quartiere. Avranno avuto trentacinque barra quarant’anni, ma erano sprint e vivaci. Sembravano un po’ due Samanta di Sex and the city, senza considerare che una di loro era pure bionda. Le abbiamo ridenominate mamme. Le mamme accettano di dividere la spesa del taxi con noi una volta arrivati a Victoria Station, e noi ci dirigiamo al gate belli soddisfatti della nostra audacia (sì, l’audacia spesso è favorita dalla tirchiaggine).
Il viaggio è andato tutto sommato bene, se tralasciamo il fatto che nel sedile dietro di me c’era una piccola ed orribile bambina che al decollo ha pensato bene di ripassare la numerazione decimale (quando è arrivata a “fiftyfive” Ciuffo ha iniziato a cercare oggetti con cui uccidersi ma ce li avevano tutti sequestrati ai controlli). Tra l’altro, tale bambina (che ricordiamo essere piccola ed orribile) ha pianto per tutta l’ultima fase, ed a quel punto anche la signorina seduta alla mia destra esprimeva l’ardente desiderio di farla finita, lì e subito.
Arriviamo all’aeroporto di Stansted. Prendiamo il pullman prenotato e ci accorgiamo che le mamme non ce l’avevano fatta a prendere il nostro. Poco male, pagheremo di più il taxi (alla fine sono venute otto sterline a testa, un prezzo più che accettabile considerando che la metro era chiusa). Sul pullman ci sono delle meridionali sovraeccitate che hanno definito “bellissimo” qualsiasi oggetto vedessero al di fuori del finestrino. Okay, il London Eye di notte può essere molto scenografico, ma ripetere il termine “bellissimo” mezza dozzina di volte mi fa credere che siate lobotomizzate, ragazze!
Ed eccoci finalmente a Victoria Station. Dobbiamo arrivare a Earl’s Court. No metro, no bus, l’unico modo è il taxi. Il paurosissimo e tipicissimo taxi nero. E qui si vede Ciuffo che si fionda sul secondo taxi spodestando altri turisti che avevano avuto la sua stessa idea. Chiede di andare a Earl’s Court ma il tassista non capisce, così è costretto a fargli vedere l’indirizzo direttamente sulla mappa. Una volta sul taxi un cartello ci informa che il tassista è sordo.
Albergo, finalmente. Inizia anche a piovere. Saliamo, e raggiungiamo la camera 211. Forse “camera” è una parola un po’ troppo ambiziosa per definire un loculo di sette metri quadrati contenente un letto, un bagno con doccia e due appendini. Ma siamo troppo stanchi per accorgerci di dove stavamo per dormire.
Avevo passato una giornata infernale, tra crisi, ansie, saluti, raccomandazioni, corse, mezzi di trasporto. Ero dentro una camera di un accesissimo arancione, con la scritta EasyHotel.com sulla parete. E, per giunta, accanto a me c’era Ciuffo. 
Ero a Londra, ma non lo sapevo ancora.
La lista delle cose da visitare, stampata qualche
giorno prima della partenza. Durante la vacanza
abbiamo aggiunto vari appunti e adesso è così.

3 commenti
  1. Essemme!
    Essemme! dice:

    ahahah fantastico! Questo post mi è piaciuto molto, ultimamamente non leggo i post di viaggi altrui perchè se no mi prendo una grave forma di invidia acuta, ma in questo caso vorrei tanto sapere com'è andato il vostro visto una partenza del genere! E comunque la bimba orribile nel sedile didietro è inclusa nel biglietto di qualsiasi volo aereo…

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  2. Ciuffo
    Ciuffo dice:

    Quanti ricordi! :') Le mamme che abbiamo "abbordato" al gate, la bambina isterica, il loculo!Comunque solo noi potevamo scegliere il tassista sordo eh! 😀

    Rispondi

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