Una commedia lunga un anno

Era l’anno scorso, ed era Maggio. Quasi un anno fa, in pratica. Era un periodo un po’ particolare della mia vita ed era una Gianfranco.
[ Qui c’è bisogno di una parentesi, altrimenti temo che non si capisca bene la frase “era una Gianfranco”. Premetto che dopo questa parentesi potrei passare per psicopatico, ma tutto sommato non credo che ciò influisca molto sull’opinione che taluni hanno di me. Non che la cosa mi piaccia (solo i finti alternativi sono contenti nell’essere appellati come pazzi, e infatti si autodefiniscono così, lo scrivono su facebook, comprano magliette con scritto MAD GIRL o CRAZY BOY, e trovo la cosa molto irritante, ma sto divagando, riportiamoci all’argomento di questo post).
Dicevo: Gianfranco. È il nome che io e altre due persone a me care – che chiamerò con nomi di fantasia, per esempio Tiziano e Federica – diamo a quei momenti in cui ci incontriamo davanti a una birra o un Sexonthebeach e (s)parliamo di:
– “Tiz e il sesso debole mica tanto debole”
– “Fede e il sesso forte mica tanto forte”
– “Ale e le sue vicende nell’altro mondo” ]
Bene. Ora che sapete cos’è Gianfranco (anche internazionalizzato con JeanFrankie, e abbrevviato con JF), posso continuare. Ad uno di questi incontri, viene fuori che sarebbe bello mettere in scena Lunatika.

[ Sì, Lunatika. Con la kappa, sì. E come potete immaginare, adesso urge un’altra parentesi in cui spiego cosa diamine è Lunatika. Innanzitutto Lunatika è una commedia, ma soprattutto Lunatika è una commedia che è stata scritta durante un corso di scrittura drammaturgica che io ho frequentato insieme ai suddetti Tiz e Fede ed altre persone. Quando mi chiedono cosa sia Lunatika, rispondo che è una trasposizione in chiave moderna del Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare. 

“Trasposizione in chiave moderna” è una frase molto figa che sta a significare che la storia è pari pari quella del Sogno, ma 1) è ambientata in una discoteca, 2) i personaggi dicono parolacce. ]

Adesso sapete anche cos’è Lunatika. Ritorniamo alla sera di Maggio 2010.
Sarebbe bello mettere in scena Lunatika
Sì ci stavo pensando
Guardate che è un testo molto forte
Io ho anche pensato anche a chi potrebbe fare i personaggi
Certo XXXX sarebbe perfetto per Personaggio Y
E XXXX allora?
È praticamente uguale a Personaggio Z!
Ale, perché non fai la regia con me?
Ta da da daaaan. Io avevo scoperto il mondo del teatro da… una cosa come sette mesi. In questa sede è troppo noioso stare a spiegare come mai ho accettato, ma fondamentalmente è perché Lunatika era un progetto iniziato al corso di scrittura e mi sarebbe piaciuto completarlo con la vera e propria messa in scena.
Durante l’estate io e Tiziano iniziamo a pensare a come potrebbe venire, reclutiamo attori, ipotizziamo possibili musiche di sottofondo. Alla fine buttiamo giù un piano di regia (così l’ha chiamato, il regista esperto).
Fare il regista mi ha lasciato un sacco di sensazioni interessanti. E non è solo il fatto di potersi far bello nel dire che EHI, io sono il regista. È qualcosa a cui non ero abituato. Spesso hai la convinzione di sapere come dovrebbe essere fatta una certa cosa, e spesso quella cosa sarebbe davvero perfetta se la si facesse nel modo che dici tu. Ma spesso ti manca il coraggio, o la possibilità, o la forza di prenderti la responsabilità di essere il capo. 
Ed ecco cosa ho fatto in questi mesi: il capo. Nononononono! Non è affatto bello fare il capo. Hai mille responsabilità, devi motivare ogni tua scelta anche se le tue scelte si basano solo su sensazioni, devi lottare per dimostrare che la tua idea è giusta, devi tenere unito il gruppo, devi organizzare il lavoro di tutti e lavorare per chi non lavora, devi purtroppo incazzarti per sollecitare chi non ti rispetta o non rispetta gli altri, devi usare il tuo tempo libero per portare avanti il lavoro (prove, scenografie, musiche, costumi, luci, locandina, promozione, …). 
È stressante. Eseguire è molto, molto più facile che pensare. Tiz mi aveva avvisato, ovviamente. E io ho pensato di lasciare la regia una cosa come… 10 volte. Al mese. E non sto esagerando.
Solo ora, a 18 giorni dalla prima, vedo che non ho lavorato per nulla. Questo spettacolo ha una forma, e questo spettacolo ha la forma che IO gli ho voluto dare. Non chi ha eseguito, ma chi ha pensato. Credo che Lunatika sia per me e Tiz una specie di figlio. Nel senso che, come si cresce un figlio, anche questo spettacolo è il risultato della nostra “educazione”. 
[ Faccio una parentesi su Tiz. Sì, lo so che faccio sempre parentesi, ma una in più che cosa cambia? Beh, Tiziano è stato fondamentale. Ovvio, per l’esperienza che ha nel mondo del teatro. Ma soprattutto per il sostegno morale, che tradotto in linguaggio carino significa che è un mio amico. In quasi un anno di preparazione, praticamente ho visto più lui che i miei genitori. Senza contare che abbiamo avuto quasi sempre le stesse idee sulla commedia: i nostri cervelli sembravano in simbiosi, e qualche volta ho pensato che Terry e Maggie ci fanno una pippa – se escludiamo la questione del teletrasporto, ma ci stiamo lavorando. ]
E adesso? E adesso mancano diciotto giorni dalla prima.
Fede, per sms, qualche settimana fa:
“Manca un mese al 9.”
“Già.”
“Emozionato?”
“Sì. Perché anche il terrore è un’emozione.”
Ma alla fine credo in questo spettacolo. È roba mia, è una creazione modellata per come ho voluto io. E sinceramente – e peccando terribilmente di presunzione – non credo che potrà non piacermi. E ancora più sinceramente, e peccando ancora di più di presunzione, non credo che potrà non piacervi.
Lunatika è una storia. E ci sono tanti colori, tante musiche. Personaggi in cui ritrovarsi, alcuni da odiare e altri da amare. Fin qui tutto piuttosto banale, eppure io sono convinto di due cose. Uno, che non vi dimenticherete di Lunatika. E due, che Lunatika non è ciò che vi aspettate.
3 commenti
  1. Tiz
    Tiz dice:

    Oggi, mentre me ne stavo allegramente andando in bicicletta, ho dato forma ad un pensiero latente da tempo.Cosa sarebbe il teatro se il teatro fosse la pittura.Se il teatro fosse la pittura, la tela e la cornice sarebbero la scenografia. Accoglie tutto, sorregge tutto, inquadra tutto, ed è fondamentale affinché il quadro possa stare insieme. Gli da una forma ed una dimensione. Ma alla fine, la guardano tutti molto poco.Se il teatro fosse la pittura, il soggetto sarebbe la sceneggiatura. La mela reale, quando si vuole dipingere una mela. Il modello, quando si vuole dipingere una persona. Un sogno, quando si lavora d'astratto. La sceneggiatura, un po' come il soggetto, è ciò di cui si vuol parlare. Ed un soggetto molto originale (proprio come un TESTO molto originale) a volte è sufficiente a fare la fortuna di un dipinto.Se il teatro fosse la pittura, gli attori sarebbero i colori. La SOSTANZA del quadro. Quella cosa che quando si appoggia sulla tela crea il disegno. Quella cosa che va mescolata, perché non è da sola che funziona, perché tutta la gamma dei colori possibili si riesce a fare solo quando se ne mettono insieme tanti, fondamentali. Quella cosa ribelle, che cola, che sporca, che a volte prende il sopravvento, che va domata ed accarezzata con le setole del pennello. Quella cosa che alla fine farà essere il quadro un quadro. Quella cosa che guarderanno tutti.Se il teatro fosse la pittura, il regista sarebbe il pittore. Quello che ha scelto il soggetto, ha comprato i colori e li ha assortiti in mezzo alla tela. Quello di cui solo qualcuno ricorda il nome, e quasi nessuno la faccia. Quello senza il quale il quadro non sarebbe stato dipinto.

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