Versi d’autunno

Mi manchi tu
la fantasia
il cinema
l’estate indiana
Mi servi tu
un brivido
il ghiaccio nel
Campari Soda
Mentre Francesco Bianconi e Valeria Golino cantavano io trascrivevo le loro parole. Un diversivo per pensare a come organizzare le mie, e a quali dire. Mentre cantavano, pensavo che in realtà non c’era bisogno di aggiungere altro: la canzone esprime già nel migliore dei modi ciò che voglio dire.

Fumo un’altra sigaretta
perché è facile buttarsi via
respiro e scrivo
tutto quello che mi manca
è un’assurda specie di preghiera
che sembra quasi amore

Stamani pensavo ai poeti, e ai cantautori – che poi sono poeti, in un certo senso. Hanno una capacità che io non avrò mai. Posso essere bravino con la prosa, ma il dono della poesia non lo possiedo, e penso che non l’avrò mai. Invidio i poeti. Imprimere un’emozione in un verso; sintetizzare uno stato d’animo in poche parole precise, scelte, quelle, loro.

Mi manchi tu
la libertà
tanti lp
Battisti e Mina
Mi servi tu
la malattia
che spazza via
la razza umana
Il fratello di mia nonna era un poeta. Era un poeta vero, perché riusciva a comporre pur non avendo studiato. Credo di ricordare che mia nonna mi disse che lui aveva la terza elementare, quindi giusto la formazione essenziale per poter scrivere. Ho letto qualcosa di suo, e non posso dire di aver apprezzato; forse a causa dei continui riferimenti alla campagna, o per l’ingenuità delle strofe infantili. Però vi ho letto anche delle metafore che una mente contadina non avrebbe potuto trascrivere. E forse nemmeno la mia. 

Chiudo con le sigarette
un ragazzo in strada scappa via
e metto in lista
tutto quello che mi manca
e mi sembra quasi una preghiera
oppure folle amore

Parlo di poesia per ingannare il tempo. Occupo la mente dando ordine alle dita di battere sulla tastiera. Non voglio che ci sia spazio per altro, per più tempo possibile. “Le stagioni cambiano”. Infatti fa strano vedere il sole fuori dalla finestra: tutta questa luce è la prova che distrugge ogni mia convinzione. E’ come se avessi sempre saputo che dopo la primavera viene l’autunno. Solo dopo l’autunno – forse – c’è l’estate. Dunque questo è il tempo dell’autunno? Allora mi ascolto una canzone d’autunno.



Piangi Roma muori amore splendi sole da far male ho già fatto le valigie ma rimango ad aspettare
Ridi Roma ridi amore dice il telegiornale che la fine si avvicina io m’invento un gran finale
Piangi Roma muori amore tutto il bene che so dare come il sasso e la fontana si consuma si consuma
Ridi Roma godi amore nonostante il temporale metto i panni ad asciugare piangi Roma ti fa bene

2 commenti
  1. sospesanelviola
    sospesanelviola dice:

    adoro questa canzone anche se a dir la verità me la sparo quando sono triste…giusto per rattristirmi ancora di più!;)cmq bianconi secondo me è davvero un poeta, perfortuna fuori dai canoni…adoro anche lui!

    Rispondi

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