Olidei

Inizio questo post per due motivi: il primo è che devo farlo per essere in pace con la mia coscienza. Avevo detto che avrei scritto sulle vacanze e… sì, scriverò sulle vacanze. Il secondo, ovviamente, naturalmente, altro-avverbio-che-non-mi-viene-ma-che-finisce-con-mente, è che oggi dovrei iniziare a studiare per l’esame di Fisica che ho agli inizi di Settembre, ma non ho voglia. Che poi tutto mi è contro: so che a casa non mi riesce studiare, mi gingillo troppo. E allora prendo e vado in biblioteca. Ta-daaaan! Chiusa. Dal 17 (oggi) al 24. Bon, proviamo all’Agorà (che sarebbe un’altra biblioteca). E… chiusa, sbarrata, fino al 21. Torno a casa, e come previsto inizio a distrarmi con messenger e musica. E ora che stavo per mettermi a pensare se fosse il caso di aprire il libro… ho concluso che invece sarebbe stato meglio scrivere sul blog. E infatti eccomi qua.

Dunque, Olidei. Vacanze. L’idea originale di questo post prevedeva una bella foto di gruppo finale, ma adesso dovrei stare a cercarle e non ho voglia. Per cui opto per i soliti appuntini sparsi di tutta la vacanza, senza un ordine preciso. Siccome ho cuore (e che cuore…) avrò la premura di scrivere a quale città mi riferisco.

Tri, ciù, uan… Go!


1 – Berlino – Se soffrite di vertigini…
…datevi al mare. Che non vi salti in mente di andare nella capitale tedesca se, come il sottoscritto, avete paura delle altezze. Specie se avete due amici con l’ossessione compulsiva di salire le scale. Appena vedevano un qualcosa di… “montabile” lo indicavano saltellando eccitati come marmocchi al circo. Ci si vaaa, ci si vaaaaa? Con quelle faccine lì non puoi rifiutarti. E allora via a pagare il biglietto. E per la torre della Vittoria, e per il palazzo di Renzo Piano, e per il Duomo, e per il Parlamento, e per questo, e per quello. Ogni vago sentore di verticalità doveva essere percorso. Quindi tutto. Perché a Berlino tutto è sviluppato in altezza. Hanno torri, obelischi, palazzoni. Ora, capisco che non vi stiano più simpatici i Muri, quei fantastici muri orizzontalissimi, ma andateci piano con le scale! (e anche con gli ascensori, dannazione! non crediate di essere tanto ganzi a fare 100 metri in 6 secondi…) Uff. Io ho paura!

2 – Monaco – Droga e affini (1)
Avevamo appena superato un qualche confine, mi pare quello tedesco. Ci fermiamo a una stazione di servizio perché la macchina degli altri aveva bisogno di carburante. Vi dico già adesso, poi capirete il motivo, che probabilmente per arrivare alla suddetta stazione la placida guida di Nicola effettua una manovra strana e – ipotizzo, sia chiaro – poco lecita. Fatto sta che mentre aspettiamo gli altri, due tizi in macchina ci fanno cenno di accostare. “Ora che vorranno questi?! Ma che hanno? Eppure sono scemi…” Mh. Scende il tizio che stava sul sedile del passeggero, e in mano ha una pericolosissima paletta da vigile. L’altro parcheggia, raggiunge l’altro e ci mostra il distintivo. Perfetto, polizia! Ora che ci ripenso, devo dire che la scena ricordava molto quei telefilm americani in cui si mostra il distintivo. In Italia non lo fanno. Siamo poco stilosi qua. Comunque, il tizio che era al volante (parlerà sempre lui, l’altro si limiterà al ruolo di agente-statuina) ci sbrodola qualcosa in tedesco, dopodiché, davanti alle nostre facce attonite, aggiunge: “Speak English?”. Nicola risponde prontamente: “Sì, lui!” e indica me. Io perdo un istante a meditare se è il caso o no di soffocare Nicola con un pacchetto di fazzoletti davanti alla polizia tedesca, poi eseguo gli ordini degli agenti, consegnando loro la carta d’identità. Il poliziotto poi ci chiede se abbiamo marjuana (o come si scrive) con noi. Ehm… no. Poi ci chiede se abbiamo dell’hashish (o come si scrive) con noi. No, non ce l’abbiamo. Ciliegina sulla torta, ci chiede se abbiamo dei kalashnikov (o come si scrive) con noi. Qui non siamo riusciti a trattenere le risa. Nemmeno il poliziotto è riuscito. Bastava guardarci in faccia. Ma l’intuito delle forze dell’ordine dov’è finito?!

3 – Berlino – Droga e affini (2)
Premessa: Luca non era a conoscenza di “Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino”, libro che mi ha insegnato molte cose sul mondo della droga e che consiglio a tutti, non solo a chi si vuole fare di ero (nel caso ci fosse qualcuno interessato, comunque, qui dentro troverà tutte le istruzioni per calarsi una dose). In breve, questi “ragazzi dello Zoo di Berlino” erano dei tossicodipendenti che si trovavano, tra le altre cose, anche allo Zoo di Berlino.
Quindi, una delle tappe più importanti del nostro soggiorno a Berlino fu appunto lo Zoologiscen Garten (o come cacchio si scrive). La parte divertente di questa tappa fu un dialogo tra Luca e uno sconosciuto, dialogo che vi riporto per come lo ricordo, anche se presumo che le parole non furono esattamente queste, e Luca avrà l’onore di correggermi.
Luca: (a noi) Bla bla bla…
Sconosciuto: Ehi, marjuana?
Luca: Uh?! No, no, grazie!
Passati dieci minuti, Luca mi guarda con la tipica espressione di chi ha le rotelline del cervello in azione, e mi fa: “Sai, forse è vero quel che si dice sullo zoo di Berlino allora!”
Io rispondo dicendo che avrei messo questa conversazione sul blog. Ed eccola.

4 – Monaco/Praga – Carillon
Sia quello in Marien Platz a Monaco che l’orologio astronomico di Praga: delusioni totali. Che non vi venga in mente di aspettare mezzogiorno apposta per vederli suonare.

5 – Salisburgo – Nove cuori e tre “capanne”
Prima di partire, adoravamo scherzare sull’alloggio che ci avrebbe aspettato a Salisburgo. Non un hotel, non un residence, non una pensione. Bensì un camping, che noi chiamavamo simpaticamente “tendopoli”. Ahahahaha dormiamo in una tendopoli! Ahahahaha si va in una tendopoli! Ahahahaha a Salisburgo siamo in una tendopoli! Bene. “Ahahahaha” un emerito tubo! Era VERAMENTE una tendopoli, altro che “Ahahahah”! Quando siamo arrivati m’è salito direttamente dalle viscere il tiepido desiderio di impiccarmi. Poi però ho pensato che sarebbe stato per una sola notte, e magari avrebbe anche potuto essere divertente (così è stato, infatti!). E insomma ce la siamo cavata. Ma non mi scorderò mai la gelida sensazione di morte che mi ha provocato la semplice visuale di un luogo completamente privo di comfort.

6 – Berlino – Incrociando per strada un gruppo di giovani straniere
Straniera nel mezzo: “Halo! What do you fiunt glu jamb your fents celling your bredgth?” (In realtà hanno sbrodolato qualcosa in inglese e ho inventato delle parole a caso)
Vezio: “…” (Aveva capito la domanda e stava macchinando una probabile risposta)
Luca: “…what?! I don’t under”
Io: “Ciaooooo!” (E così ho consacrato la prima figura del menga a Berlino)

7 – Praga – Ladri cechi poco ciechi
Biribip biribip. Il cellulare multifunzionale del De Santi (conosciuto anche come Pelato) suona. E’ un messaggio. Sono il Puccetti e il Bistru che lo avvertono che hanno rubato la sua valigia dalla camera dell’albergo. Seeee, sarà uno scherzo! E’ tutta la settimana che ti prendono per il culo, vuoi che sia vero? Beh. Era vero. Tornati all’albergo, scopriamo che la borsa del Desa non si trovava più in camera. Dentro c’erano tutti i suoi vestiti, il pc portatile del Bistru e un qualcos’altro di indefinito del Puccetti (credo 50 euro e un paio di occhiali, ma non ricordo).
Quello che scriverò adesso va preso con le pinzette con cui solitamente vi strappate i peli del naso (sempre che abbiate l’usanza di strapparvi i peli del naso con le pinzette. Nel caso ditemelo che quando verrò a casa vostra starò alla larga da ogni pinzetta). Per riassumervi, vi dico che quella mattina il Puccio e il Bistru avevano lasciato la camera con all’interno la donna delle pulizie che stava lavorando (che quindi aveva il dovere di chiudere la porta una volta finito il lavoro) e il pomeriggio, quando i ragazzi sono tornati, hanno trovato la porta chiusa ma non a chiave (“closed, but not locked”). Altro fatto curioso è che le ambasciate ricevono solo su appuntamento (Bistru: “Ma che cavolata è!? Uno come fa a sapere se gli rubano la roba?! Che faccio, chiamo la mattina e dico Oh prendo un appuntamento non si sa mai mi rubino qualcosa, casomai disdico!?”), e altro fatto ancora più curioso è che nell’albergo non parlavano il ceco (Mirko: “Ma siamo in Repubblica Ceca! Come possono non parlare il ceco?!”). Ma da ogni esperienza deriva un insegnamento. E l’insegnamento che deriva da questa esperienza è che se si subisce un furto in albergo, la prima cosa da fare è scassinare la porta della camera. Perché si sa: gli alberghi sono assicurati solo contro i furti con scasso.


[ Tu bi continued. Forse ]
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