• Il collezionista di divise

22 GENNAIO 2019
Cose che penso

Oggi ho letto che Salvini ha indossato la divisa dei barracelli sardi, e che il corpo dei barracelli sardi si è dissociato, anche se poi, non fermandosi al titolo (che è sempre cosa buona e giusta) si scopre che a far dono della divisa al Ministro degli Interni è stato effettivamente il rappresentante del sindacato dei barracelli sardi, quindi se posso permettermi un consiglio, cari barracelli sardi: parlatevi, prima di fare casino e regalare uniformi alla gente.

La questione, comunque, è che Salvini ha un nuovo indumento da indossare, senza nemmeno essere influencer di Zara. Qua la situa sta sfuggendo di mano su più fronti, tuttavia ha un suo lato divertente (sapete che se scrivete “divertente” su Facebook, si attiva una simpatica animazione? questo perché Facebook ci crede tutti dementi, e forse lo siamo, dev’essere così che poi uno vota Lega). Domenica scorsa Luciana Littizzetto ha detto che Salvini indossa le divise perché non ha più nessuno che gli stira le camicie, ma a me piace pensarla in maniera diversa.

Voglio pensare al suo guardaroba come una stanza bianca e asettica, un lungo corridoio illuminato da luci al neon, un’ambientazione futuristica progettata dagli scenografi di Black Mirror, a cui si accede con la scansione della retina e col test del DNA. Solo chi ha sangue italiano può accedere al guardaroba del vicepremier, che quando entra viene accolto da una voce femminile metallica, un po’ come quando i Teletubbies entravano alla base: “Benvenuto, Capitano. Come rallegrerà le sorti della Nazione, oggi?” Quando il nostro vicepremier avanza, le pareti a specchio si aprono rivelando dapprima un’ampia gamma di polo verdi, pulite e disinfettate. Ci sono giorni in cui questa tipologia di outfit può bastare. Ci sono giorni in cui il desiderio di un leghista, di un leghista semplice, è di andare a comandare. Ci sono giorni in cui è sufficiente che la cravatta verde faccia pendant con la ruspa. Ma non è questo il giorno.

Oggi Salvini deve accedere alla parte segreta del suo guardaroba. Un ascensore lo eleva fino al secondo piano, lì dove è conservato il Museo delle Divise. Una raccolta pressoché completa delle uniformi di qualsivoglia corpo militare e non. Perché è così che preferisco immaginare Matteo Salvini: come un collezionista di divise.

Mi piace immaginarlo, oggi, mentre decide che è la giornata perfetta per la divisa dei barracelli sardi. Un pezzo incredibilmente raro, praticamente come avere la carta olografica di Alakazam.

Se la memoria non mi inganna, le uniche altre divise che mancano nella collezione autunno-inverno del Ministro degli Interni sono quelle di: hostess di Alitalia, controllori dell’ATM, staff dei Lucca Comics, esercito dei cloni, guerriere Sailor, commessi di Desigual, studenti di Corvonero, servizio catering di Pescaglia-Pascoso e consorzio becchini. Ah, e Guardia di Finanza, ma lì forse il motivo è un altro.

In realtà nel mondo c’è un altro collezionista di divise. Si chiama Justin Trudeau, e ho avuto già modo di parlarne perché è una delle tre cose che amo del Canada. Per la precisione, è il primo ministro del Canada. Anche lui è abbastanza famoso per indossare gli abiti appartenenti ai diversi popoli che fanno parte della cultura canadese. È quasi imbarazzante il modo in cui cambia outfit in base al proprio interlocutore – e infatti è stato spesso preso in giro per questo.

Lo abbiamo visto indossare abiti indiani, calzini musulmani, bandierine arcobaleno sul viso e perfino la maglietta di Superman.

Anche Justin Trudeau, che spoiler: tra qualche mese potrete trovare sul Checcalendario di Zucchero Sintattico, è un collezionista di divise. A differenza del nostro Ministro degli Interni, che gira con le divise per spirito patriottico (nel migliore dei casi) con lo scopo di farci sentire diversi da chi viene dal mare per invaderci, il premier canadese lo fa per dire che rappresenta tutti i cittadini, a prescindere dal credo religioso, dall’orientamento sessuale o dalle origini geografiche.

Stessa modalità, obiettivo diverso. E io non ho dubbi su chi preferire. Nel frattempo, spero di vedere, prima o poi, Trudeau con la divisa dei barracelli sardi.

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L’immagine di copertina è del geniale Stefano Tartarotti

Roba affine
2 commenti
  1. Ludo
    Ludo dice:

    Anche a me piace molto il primo ministro Canadese. Per quanto riguarda Salvini ci sarebbe molto da dire, sia sui suoi abiti sia su altro, ma è un individuo che non merita il mio tempo.
    #primagliesseriumani

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  2. Giusi
    Giusi dice:

    Mi hai fatto molto ridere, ma purtroppo è un riso amaro….
    Avere un ministro dell’interno così imbarazzante è una cosa profondamente ingiusta !

    Rispondi

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