Crea il tuo gruppo vocale anni 90 in tre semplici lezioni

Buongiorno a tutti e benvenuti al corso Crea il tuo gruppo vocale anni 90 in tre semplici lezioni. Un corso strabiliante e innovativo che ti permetterà di creare, in tre semplici lezioni, il tuo gruppo vocale anni 90. Hai sempre desiderato di creare il tuo gruppo vocale anni 90? Da oggi puoi farlo, e in tre semplici lezioni: segui anche tu il corso Crea il tuo gruppo vocale anni 90 in tre semplici lezioni e potrai creare il tuo gruppo vocale anni 90, e tutto questo in sole tre semplici lezioni!
Sentiamo la testimonianza di un nostro cliente:

Quando una mia amica me ne ha parlato, non lo credevo possibile, e l’ho presa in giro. Poi, un po’ per gioco, un po’ per curiosità, ho provato la prima delle tre semplici lezioni. Ed è stato fantastico. Adesso ho anch’io il mio gruppo vocale anni 90. Provate anche voi Crea il tuo gruppo vocale anni 90 in tre semplici lezioni: funziona davvero!

Lezione #1 – Scegli un sesso
I gruppi misti non tirano nei Novanta. I ragazzini si identificano meglio se un gruppo ha una formazione composta da membri dello stesso sesso. Maschi o femmine? Boyband o girlband? Fai la tua scelta, ma ricorda che tale scelta è irreversibile: il passaggio da un sesso all’altro – così come l’ambiguità di genere – è consentito solo agli artisti solisti. Pertanto, se sei interessato, ti rimandiamo all’acquisto di Crea il tuo artista solista pop o al massimo glam rock del ventesimo secolo.
Lezione #2 – Forma la band
Un gruppo vocale anni 90 ha un grande difetto: è composto da esseri umani. Ma ha anche un grande pregio: è composto da esseri umani che sono dei totali imbecilli, caratteristica tutto sommato molto diffusa sulla Terra. Con i consigli di questa lezione, ti aiuteremo a selezionare gli umani perfetti per la tua band. Dovrai soltanto sceglierne alcuni appartenenti a queste categorie:
Il bono: le ragazzine gli sbaveranno dietro e urleranno al solo vedere la sua faccia pulita. Si rivelerà essere omosessuale dopo dieci anni dallo scioglimento del gruppo
• La strafiga: elemento imprescindibile di una band. Deve essere completamente scema, così i ragazzini potranno pensare che una così sarà alla loro portata, quando avranno i baffi
Quello/a di colore, per insegnare subito ai bambini che il colore della pelle non fa differenza: anche i neri possono cantare male, tanto quanto i bianchi.
Quello/a che sa davvero cantare. Almeno un pochino. Dai
Quella che farà carriera poiché ha capito tutto dalla vita. Per approfondire, si legga il paragrafo Victoria Beckham
Quello/a che non si cagherà nessuno, mai. Nessuno si ricorderà mai il suo nome, e talvolta nemmeno il suo colore di capelli. Questa figura si è evoluta negli Anni Zero in ruoli altrettanto importanti (per approfondire, si legga il paragrafo Il cinese dei Black Eyed Peas)
Quello capace di fare gli urlini e le mossine. Stonato come una campana, è preferibile non fargli mai prendere in mano il microfono, se non per le parti in playback (cioè quasi tutte). Se nella canzone è presente un pezzo strumentale, lui può fare finta di ballare.
Lezione #3 – Lancia il gruppo sul mercato discografico
È necessario un primo album. Dodici canzoni assolutamente non impegnative, di cui dieci brutte o al limite inutili, che nessuno tanto ascolterà mai. Due singoli da far ruotare in radio: il primo molto orecchiabile, troppo, una cantilena capace di trivellare il cervello e fracassare i maroni; il secondo singolo praticamente uguale al primo, ma con un titolo diverso. 
Ed ecco qua: hai appena creato il tuo gruppo vocale anni 90 in tre semplici mosse!

Revival vol.2 – CHE IL TRASH SIA CON VOI

Domenica scorsa ho pubblicato la prima di una lunga serie di playlist revival che io e Ciuffo abbiamo fatto per i nostri viaggi in macchina. Visto che mi trovo a pubblicare la seconda playlist nuovamente di domenica, potrei pensare di postare anche la terza domenica prossima, così da creare questo appuntamento, che potremmo chiamare Trash Sunday.

Beh, la seconda compilation prosegue sullo stile trash/camp della precedente. Molti di voi non saranno d’accordo con l’inserimento di alcune tracce in una compilation tutto sommato trash, ma a noi non importa niente e le teniamo lo stesso.

Infatti, quando io parlo di trash, intendo sicuramente uno dei miei generi preferiti, in grado di farmi divertire come nessuna altra categoria musicale riesce a fare. Quindi è un termine che svincolo dalla sua connotazione negativa.

Trovi gli altri volumi di revival qui:
Revival vol.1 – SFRANTOIO

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Revival
vol.2

– CHE IL TRASH SIA CON VOI –

01. Jo Squillo e Sabrina Salerno – Siamo donne

02. Marcella Bella – Fa chic

03. Amanda Lear – Enigma (give a bit of mmh to me)

04. Raffaella Carrà – Pedro

05. Jo Squillo – Violentami

06. Renato Zero – Baratto

07. Donatella Rettore – Splendido Splendente

08. Ambra Angiolini – T’appartengo

09. Raffaella Carrà – Luca

10. Amanda Lear – Ho fatto l’amore con me

11. Sabrina Salerno – Sexy Girl

12. Claudia Mori – Non succederà più

13. Gunther – Touch my tralala

14. Renato Zero – Sbattiamoci

15. Jo Squillo – Ode al reggiseno

16. Raffaella Carrà – Fiesta

17. Gloria Gaynor – I love you baby

18. Sorelle Bandiera – Fatti più in là

19. Jo Squillo – Skizzo skizzo

20. Billy More – Up and down

21. Amanda Lear – Ciao
(link introvabile su you tube, lo aggiungerò quanto prima!)

Chiamatemi banale

On air: Sabrina Salerno & Samantha Fox, Call me
Mi trovavo nel luogo in cui si fanno le riflessioni più profonde: il bagno. E ho fatto una delle riflessioni più pesanti di sempre. 
No, non la cacca. 
Ho pensato che non ho mai cambiato la suoneria al cellulare, e mi sono sentito una persona davvero banale. Voglio dire: bisogna essere davvero omologati per tenere per un anno la stessa suoneria. Poi il mio cervello ha fatto una specie di upgrade, e ha fatto un’altra riflessione, ancora più pesante.
No, nemmeno stavolta è la cacca.
Ho pensato che non solo non ho mai cambiato la suoneria del cellulare, ma oltretutto ho sempre tenuto quella predefinita. Cioè la più banale, la più comune. Io, quello che si è sempre vantato – a volte anche a sproposito – di essere diverso ed originale, mi rendevo conto solo in quel momento di essere… [ musichina di suspense ] …come tutti. C’era solo una cosa da fare.
Dio santo, NO, ma avete proprio la fissa con questa cacca eh!?
Mi sono ascoltato tutte le suonerie del cellulare. Tutte, anche quelle dei messaggi. E ho concluso che il motivo per cui non ho mai cambiato la suoneria non è per il mio essere banale, bensì perché tutte le altre suonerie che ho a disposizione sono veramente improponibili. Non so se le avete mai ascoltate, ma fanno veramente cagare.
Ecco. A questo punto ho fatto la cacca. Contenti?

Una serie di sfortunati eventi

On air: Rino Gaetano, Glu glu
Evento #1
Succede che ieri sera perdo la cognizione del tempo. Non mi capita spesso: di solito sono perfettamente cosciente di essere in ritardo. Invece ieri guardando l’orologio ho scoperto che il parcheggio era scaduto da… da un po’. Raggiungo il posto dove avevo lasciato la macchina, e noto che alla vettura subito dopo la mia c’era una tizia che aveva tutta l’aria di essere quella tizia che dà le multe alle macchine col bigliettino del parcheggio scaduto. Faccio un respiro, tanto per perdere altro tempo, e mi avvicino alla mia auto. 
Evento #2
Sul parabrezza c’è una multa di ventiquattro euro che è la prova che quella tizia che aveva l’aria di essere la tizia che dà le multe alle macchine col bigliettino del parcheggio scaduto era effettivamente la tizia che dà le multe alle macchine col bigliettino del parcheggio scaduto.
Visto che uno dei primi insegnamenti che ho acquisito da quando ho compiuto 23 anni è che nella vita bisogna avere la faccia come il culo, mi sono rivolto alla tizia che dà le multe alle macchine col bigliettino del parcheggio scaduto. Ho cercato di radunare tutte le abilità teatrali di cui sono in possesso per produrre la migliore faccia da operaio-in-cassa-integrazione che mi era possibile, ma non sono riuscito a convincerla, e la tizia che dà le multe alle macchine col bigliettino del parcheggio scaduto mi ha lasciato la multa.
Evento #3
Così stamani vado alle Poste per pagare la multa, per non rischiare che mi arrivi a casa aumentata. Ma non vado alle Poste normali. Vado a quelle di Pisa: in una scala di gradimento del servizio postale italiano/mondiale/intergalattico, l’Ufficio postale di Pisa è circa a metà tra le Poste dell’Inferno e quelle di Gotham City. Entro, ed incredibilmente è vuoto. Il tempo di compilare il bollettino da pagare, e anche l’ufficio si riempie. Grandioso. Mi metto in fila. Arrivo dall’impiegata, mi fa il bollettino, mi sorride (che di martedì è un mezzo miracolo), passo la carta per pagare. Biribip. “Caro, mi spiace, ma si è smagnetizzata. Devi sostituirla, però non te lo posso fare io.” E mi indica lo sportello accanto, la cui fila misura qualche decina di chilometro. “E… ops, ti costerà cinque euro”.

Revival vol.1 – SFRANTOIO

In estate io e il mio amico Ciuffo (per chi non lo conosce: Ciuffo è un essere umano riconoscibile dalla particolare acconciatura che svetta verso l’alto) abbiamo pensato che non sarebbe stata affatto una cattiva idea farci dei cd da mettere in macchina per rallegrare i nostri viaggi verso aperitivi, pub, discoteche, centri commerciali, spiagge ed altri obiettivi più o meno intellettuali. 
Il risultato è – oltre allo sviluppo di una cultura trash/camp che adesso è parte di noi – una serie di compilation di revival che voglio riproporre ai miei fedeli lettori. Se volete, potete scaric… ehm: acquistare tutte queste tracce e farvi anche voi il vostro disco revival.
Iniziamo con il primo volume, che abbiamo chiamato Sfrantoio, in onore del tipico pubblico di ascoltatori che solitamente apprezza questo tipo di musica e ne fa (giustamente, sia chiaro) un vanto.

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Revival
vol.1

– SFRANTOIO –

01. Raffaella Carrà – Rumore

02. Heather Parisi – Cicale

03. Madonna – Material girl

04. Viola Valentino – Comprami

05. Donatella Rettore – Kobra

06. Olivia Newton John – Physical

07. Lorella Cuccarini – La notte vola

08. The Rocky Horror Picture Show – Touch-a touch-a touch me

09. Raffaella Carrà – Ballo ballo

10. Renato Zero – Il triangolo

11. Donatella Rettore – Lamette

12. Amanda Lear – Tomorrow

13. Abba – Mamma mia

14. Raffaella Carrà – Tanti auguri

15. Blondie – Call me

16. Donna Summers & Barbra Streisand – Enough is enough

17. Sabrina Salerno – Summertime love

18. Abba – Dancing queen

19. The Rocky Horror Picture Show – Sweet Transvestite

20. Gloria Gaynor – I will survive

I miei amici mi hanno regalato

– un fantastico cardigan verde e due splendide T shirt, perché conoscono il modo in cui mi concio
– un sacchetto di baci perugina e un altro di biscotti al cioccolato, perché conoscono le mie droghe
– una Moleskine e una penna Parker, perché conoscono i miei sogni
– una maglietta di Angry Birds, una di Snoopy e un volume di fumetti dei Peanuts, perché conoscono le mie fisse
– gli album della Rettore, di Amanda Lear e di Sabrina Salerno, perché conoscono i miei desideri proibiti
– uno scaldatazza USB e una borsa dell’acqua calda a forma di cuore, perché conoscono le mie trasgressioni notturne

– i fiori di Bach “calma & serenità”, perché conoscono le mie ansie

On air: The Corrs, At your side




Non credere alle fragole

On air: Micheal Jackson, Black or white
Innanzitutto mi scuso per il titolo. Non c’incastra praticamente niente col contenuto di questo post, ma è tutto il giorno che mi ronza in testa questa frase e la volevo mettere come titolo. Mi sento un imbecille ad essere fiero di averla coniata, ma lo sono.
Passiamo al post vero. Ho una piccola parte in una commedia teatrale (parte di cui sono orgoglioso, specifico), e vorremmo che il mio personaggio fosse vestito con un completo bianco. Ora, visto che la nostra compagnia è in rosso da quando esiste, non ci possiamo permettere un vero completo bianco. Per cui lo cerchiamo un po’ dove capita (vedasi il post sulle calze a rete, per intenderci), magari nei negozi dei cinesi o nei mercatini dell’usato. Ed è proprio ad un mercatino che la mia amica Martina ne ha trovato uno ieri.
Così, stamani mi sveglio tutto contento e mi dirigo al mercatino dell’usato. Varco la porta e contraggo quella mezza dozzina di malattie respiratorie che è d’uso prendere una volta messo piede in quel posto. Dalla nebbia emerge Martina che, dopo essersi tolta la maschera anti gas necessaria per la sopravvivenza a Polverolandia, mi mostra il completo che ha trovato.
Bellissimo. I lavori che dovremo farci per adattarlo alla mia taglia sono davvero minimi. Venti euro, solo venti euro: le casse della compagnia ringraziano. C’è solo un piccolo problema: non è bianco, ma grigio. Okay, grigio chiarissimo, ma pur sempre grigio.
A questo punto del post finisce la parte concreta e inizia la pallosissima allegoria che io, essendo una persona estremamente noiosa, devo trovare per forza. Forse perché devo credere di essere una persona profonda. Questa fissa di dover essere profondi è uno strazio, devo dire.
[ Pausa. Devo darmi lo scrub anti acne, scusate ]
Dicevo. La prima cosa che ho pensato è: usiamo la Coloreria Italiana e sbianchiamo il completo! Martina, sentendo la mia proposta geniale, mi dà gentilmente dell’idiota, facendomi notare che non è possibile colorare un capo non bianco di bianco. Nel senso che si può far diventare una cosa solo più scura, mai più chiara.

Puoi solo aggiungere, mai togliere.
Questa regola apre la mia mente contorta ad alcune considerazioni. Il processo di scurire una cosa è irreversibile. Tu parti con una cosa bianca. Puoi decidere se tenerla bianca, o cominciare a buttare qualche colore. Magari prima la fai giallina, come il catarro dei bimbi, poi passi al rosa. Poi rosso, viola, forse un blu pesante. E poi nero. Ma non puoi percorrere queste tappe all’indietro. Puoi andare solo verso il nero. E se ti sbagli? Lo tieni nero, cazzi tuoi.
E nella vita è così?
Metti che c’hai una situazione bianca. Ci stai bene in questa situazione bianca. Poi fai un errorino, e per sbaglio la tingi. Di rosa, per esempio, per dire un colore a caso. All’inizio ti può andar bene anche rosa, alla fine non è tanto diversa dal bianco, è solo un pochino più evoluta. Poi però succede che dici una cosa che non volevi dire, o agiti troppo la mano, e questo gesto impulsivo causato dalla tua intramontabile imbranataggine fa rovesciare la tinta verde sulla situazione, che diventa sempre più scura.
E quindi? Ci vorrebbe lo smacchiatore della vita! La Coloreria Italiana bianca, da usare sulle situazioni della vita. Ma non esiste. Non si può schiarire. Non si può togliere colore, solo aggiungerne. Comunque, ripensandoci: il verde è un bel colore, tutto sommato. Il fatto che non si possa tornare indietro fa parte del gioco. Okay, è la rovina degli abiti chiari, ma forse forse è anche ciò che li rende così rari e preziosi.
Cacchio, quanto sono profondo. Ho bisogno di biscotti.

23

Lelaina Pierce:     I was really going to be somebody by the time I was 23.

Troy Dyer:     Honey, all you have to be by the time you’re 23 is yourself.

Lelaina Pierce:     I don’t know who that is anymore.

Troy Dyer:     I do. And we all love her. I love her. She breaks my heart again and again, but I love her.

Tanti auguri a me,
tanti auguri a me ♪

Alla ricerca delle calze a rete

On air: Cyndi Lauper, Girls just want to have fun
Riassunto di tante cose inutili che vi servono per capire il post: lo scorso Venerdì andava in scena la mia commedia che è ambientata in una discoteca che è un posto dove lavora la cubista che è una ballerina che sculetta in maniera provocante che è quello che vuole il cliente che è sostanzialmente un pervertito che è la definizione che danno i sessuofobici alle persone dotate del senso della vista.
Ora, fatto sta che il giorno prima della messa in scena le cubiste non avevano le calze. Avevo bisogno di calze provocanti. Le attrici avevano già perlustrato qualche negozio e i mercati, ma di calze adatte nemmeno l’ombra.
Sicché mi armo di santa pazienza, prodotto che non si trova al supermercato e di cui ho definitivamente esaurito le scorte, e parto. Visito, nell’ordine: Stefan, la Coop, il Mercatone Uno, due negozi di cinesi, il Carrefour, un altro negozio di cinesi e infine un ultimo negozio di cinesi che vuole passare da negozio occidentale.
Poi, finalmente, entro in una merceria di due metri cubi. La merceria della salvezza. La commessa è una signora sulla cinquantina. Con un’acconciatura di dubbio gusto. Che stava leggendo un Harmony. Intanto che la televisione trasmetteva il Grande Fratello. Ma non mi importava, perché la signora aveva quello che cercavo: delle calze a rete a maglia ampia.
Che poi a me sfugge un pochino questa cosa della calza a rete. Dov’è che di preciso è provocante? Ma a quello ci posso anche arrivare, specialmente se mi immedesimo nell’essere umano maschile di sessant’anni per cui la cosa più provocante è il Tuca Tuca ai tempi di Canzonissima. La cosa a cui proprio non arrivo è: come diavolo fanno le donne a mettersele? Che ci crediate o no, io non ho mai indossato un paio di calze a rete, ma ho un paio di pantaloni con dei buchi nel mezzo, e tutte le volte che li indosso mi finisce sempre l’alluce in uno di quei buchi, e se me lo fa con dei jeans, con quelle calze sarei in trappola.

Comunque questo post fa schifo. Deve essere che ho mangiato le mele cotte che mi rendono sempre molto dolce. Quando sono acido rendo meglio. Domani per cena limoni in brodo.

Breve apologia dello yogurt all’ananas

On air: The pipettes, Your kisses are wasted on me
Ieri, a mensa. Vado prendere l’acqua. Sento uno che era uscito dalla cassa. E diceva:
“Bah, lo yogurt all’ananas,
perché lo danno a mensa?
Non lo vuole NESSUNO…
Per forza: non ha sapore!”
Bene. Non mi spreco nemmeno ad elencare le numerose proprietà nutritive, magiche e afrodisiache dello yogurt all’ananas, né perdo tempo per dire che è una delle cose più gustose che servono a mensa. Spero solo che quel tipo grasso e pelato che ha pronunciato la blasfemia sopra riportata possa morire affogato nello yogurt all’ananas, dopo essere stato violentemente frustato da due ananas giganti vestiti in latex nero mentre una creatura mitologica metà donna e metà ananas grida CREPA, SUDICIO ESSERE.
( Scusate, è che ieri avevo un esame, anzi, L’esame. Quello per il quale è una settimana che non aggiorno il blog, per dire. E l’avevo nel pomeriggio. Gli esami nel pomeriggio: li odio. Per come sono ansiogeno io, passo tutta la mattina a morire dentro e a trattare male tutti. Ciuffo mi ha voluto fare compagnia durante quelle ore di agitazione, e ci tengo a precisare che l’ha fatto a suo rischio e pericolo, perché io lo avevo messo in guardia a cosa sarebbe andato incontro. Si è limitato a dire “Oh-ho, livello acidità: Limone” quando io ho giustamente offeso un ragazzino che stava andando in bicicletta con la bocca aperta )