Scala della bellezza

On air: Sound of arrows, Magic
Stavo osservando la mia scrivania nella vana attesa che si rimettesse in ordine da sola. Come si arguisce facilmente dal tattico accostamento dell’aggettivo “vana” alla parola “attesa”, la scrivania non si è messa in ordine da sola, ma durante la mia osservazione ho potuto scorgere un tovagliolo rosso.
Un tovagliolo molto importante, perché era pieno di scritte, la maggior parte delle quali non si possono riportare, dato che diverse persone perderebbero la loro credibilità già di per sé irrisoria. Diciamo che la scritta più grossa e centrale del tovagliolo è TAVOLO DEGENERO. 
Ad ogni modo, una cosa abbastanza carina – e riportabile senza troppe conseguenze – è la Scala della Bellezza. Ovverosia la classificazione dei termini con cui definire la bellezza di una persona. Se aveste per caso qualche dubbio, preciso subito che si tratta di bellezza prettamente fisica. Sia mai che voglia esprimere un concetto profondo, io. 
1. Fabile. Letteralmente “che si può fare”. Scopabile, diciamo. Ma carinega ( = “carino/a, ma da ‘na sega”). Cioè, proprio se sei disperato. O ubriaco. O entrambe, che è una cosa molto comune. 
2. Carino/carina. Possiede il minimo indispensabile per essere ritenuto classificabile. Che ne so: un bel colore degli occhi. Delle belle mani. A volte mi sono ritrovato a dire “beh, ha un bel collo”. Ecco.
3. Carino carino/carina carina. Nel complesso ha un aspetto gradevole. Una bella acconciatura, un bel viso, un bel fisico. Serve per definire quelli individui che… beh, non è proprio possibile definire belli, ma solo carini non basta. Allora sono carini carini.
4. Mooolto carino/carina. Notare le tre o, che sono fondamentali. Deve essere pronunciato come una specie di muggito. Provate. Il muggito serve per sottolineare come ci sia una certa differenza con il carino carino nell’ambito dell’attrazione fisica.
5. Figo/figa. È il ragazzo che se entra in una stanza non sei il solo che si gira a guardarlo. È la ragazza che se ti siede accanto a mensa c’è il rischio che tu ti sbrodoli la minestra addosso.

6. Bono/bona. No, rinunciaci: non lo avrai mai.

7. Bello/bella. La perfezione. Sia il suo viso che il suo corpo sono così belli che staresti un’ora a guardarli e non ti stancheresti. È assimilabile a una divinità. È una di quelle cose che vedi al cinema, o sui giornali, e quando le vedi pensi che non esistono. Effettivamente, nessuno sa se esistono o no.

Sul tovagliolo sono anche presenti delle bozze delle Scale del Fascino (che è una cosa ben diversa dalla bellezza!) e della Bruttezza, ma devo perfezionarle prima di poterle pubblicare. So che adesso manifesterete il vostro dissenso nei confronti della terminologia sopra espressa, ma datevi pace: il Tavolo Degenero non sbaglia. Soprattutto dopo svariati bicchieri di prosecco.

7 commenti
  1. Vera
    Vera dice:

    Manca però la voce 'Ha un non so che che mi ispira'.Detto guardando la persona in questione con occhio semichiuso, mentre la si indica a qualcuno con cui stiamo parlando. Il soggetto della frase non risalta in modo particolare per bellezza o intelligenza, magari – anzi, è probabile – non ci avete neanche mai parlato, però 'ispira'. Obbiettivo di mille idee di approccio ci parlerete nel momento esatto in cui starete per fare la più colossale delle figure di merda. O almeno, per me è così. 🙂

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