La mia maturità



Sia chiaro che questo post ha l’unico scopo di tirarmi su il morale e di verificare l’esistenza della mia dimenticata capacità comica. Ora, vorrei subito farvi notare di come io abbia associato le parole “unico” e “scopo” come se si trattasse di un binomio indivisibile e nelle successive due righe io abbia elencato due scopi, fregandomene della coerenza e del significato della parola “unico”. Avrei potuto correggere, visto che mi sono subito accorto dell’errore, ma in realtà tutto questo mi dà la possibilità di mostrare come la mente umana (anche la mia, toh!) sia conforme a schemi prestabiliti, e soprattutto mi dà la possibilità di allungare il brodo

Dicevo dello scopo di questo post. Sì. Lungi da me voler spiattellare ai quattro venti fatti della mia vita privati, delicati e decisamente drammatici, ma si dà anche il caso che io abbia superato ormai la tragedia di cui fui attore protagonista ormai due anni fa. L’esame di maturità. Ta da daaaan. Questa doveva essere una musichina thrillereggiante. Vabbè, continuo. Lo faccio perché questo è il periodo in cui la gente viene maturata – per quanto poi la “gente” in questione sia composta in gran parte da imbecilli, stronzi e, cosa ben più grave, fan di Gigi d’Alessio. 

Dunque. Un mese prima della maturità io mi ero in qualche modo convinto che NOOOO, a chi importa del voto? NOOOO, nessuno in futuro mi chiederà mai di quanto ho preso alla maturità e NOOOO, io vado là e faccio gli esami senza strafare, e accetterò qualsiasi risultato. Bene. Questo a un mese dall’esame. A trenta giorni dall’esame.

A ventinove giorni dall’esame, invece, realizzo che BEH, però forse potrebbe farmi soddisfazione avere un buon voto, e che BEH, è l’ultimo anno di liceo e un ultimo sacrificio lo posso anche fare, e BEH, in fin dei conti, sono sempre stato bravo, perché rinunciare a un riconoscimento importante come questo.

Così mi metto a studiare incessantemente.

Faccio anche la tesina, su cui vorrei che tutti facessimo un minuto di silenzio. Chiaramente la mia tesina è stata la migliore nella storia delle tesine della maturità. Il dandy moderno. Mi sono divertito da morire a cercare il materiale, ad impostarla e anche a preparare l’esposizione che è venuta scenografica e spettacolare. Beh, sì, già da allora si capiva che sarei diventato un grande uomo di spettacolo.

No, no, non ve ne andate! Torniamo all’esame.

Tema. La costituzione. Decisi di rischiare e osai con uno stile un po’ provocatorio. Ci misi due o tre frecciatine alla Lega, e il professore evidentemente apprezzò (beh, diciamo che le probabilità giocavano a mio favore…).

Seconda prova. Fisica


Scusate, stavo vomitando.

Dunque, fisica non è mai stata la mia materia preferita, devo dire. A nessuno dei miei compagni piaceva, tranne qualche eccezione. E infatti ci impegnammo tutti nello studiare ogni cosa. Credo che avremmo preferito una tortura cinese rispetto a studiare così tanta fisica. Tipo pettinarsi con un riccio di mare. Sdraiarsi tra due ippopotami. Scaccolare il proprio nonno. Cose così. E invece fu una vera cavolata, almeno per quanto mi riguarda. Uscii da scuola che ero proprio soddisfatto.

Terza prova – “il quizzone“, come dicono tutti i telegiornali (io seppi che si chiamava “il quizzone” proprio dai telegiornali, perché non ce lo disse nessuno). Inglese, biologia, matematica e informatica. Potevo fare molto meglio quel compito, se solo non avessi confuso due termini informatici. In seguito il professore mi disse che si vedeva che sapevo le cose, ma avevo invertito i termini. E allora non mi penalizzare! Vabbè, scusate se faccio il polemico: m’è rimasta lì.

Ma arriviamo al giorno dei giorni. L’orale. Ta da daaaan (stavolta l’avete capito che era una musichina thrillereggiante, no?). Che temevo più di ogni altra cosa. E a ragione!

Dunque, l’esposizione della tesina andò bene. Mi ero preparato in modo da rispettare i tempi e da mettere ogni tot qualche frecciatina alla politica italiana o all’omofobia. Sapete, per tenere viva l’attenzione con argomenti che fanno sempre molta scena.
Poi iniziò la vera e propria interrogazione.
Ciò che andò realmente male fu la parte che riguardava il primo professore: quello esterno di Italiano e Storia. Zeus lo fulmini. Comunque, mi chiese i poeti crepuscolari. Che erano chiaramente indicati sul programma con “Cenni di“. Beh, nessun problema, li sapevo. Gli dissi un po’ di cose elementari e feci anche qualche riferimento ad altri movimenti. Mi sentivo proprio figo. Poi però lui mi fece una domanda un pelino più ardita: “Che cosa c’è nel salotto di un crepuscolare?“. Ora, lasciamo perdere che sul programma c’era scritto “Cenni di”. Ma io vorrei tanto sapere se uno studioso del crepuscolarismo avrebbe saputo rispondere. I miei discorsi strampalati (cercavo comunque di inventarmi qualcosa, ma ormai ero andato nel panico) non lo convinserò, e mi spiegò che la risposta era “Un pappagallo impagliato“. Vabbè. Ero un po’ perplesso. 
Allora passò a Storia. Qui avevo bisogno di fortuna. Sapevo perfettamente alcuni argomenti, e di altri non sapevo praticamente niente. Quando si ha un mese a disposizione, si fanno delle scelte. 
Bene, parlami della Rivoluzione Civile Spagnola“.
Quando si ha un mese a disposizione, si fanno delle scelte, già. E io la Rivoluzione Civile Spagnola non l’avevo scelta.
Sssssì. Dunque. La Rivoluzione Civile Spagnola ha un dittatore che si chiama Francisco Franco… E… Ehm… Beh…
Dopo Storia, andai letteralmente in crisi. I professori interni – e la carinissima Presidente di Commissione – furono molto gentili nell’incoraggiarmi. Addirittura quello di Matematica mi chiese l’integrale delle funzioni trigonometriche, che sono cose elementari per un maturando. La professoressa di Inglese mi disse anche di “not worry”. Ma oramai non c’era più niente da fare. Il cervello era partito e quando l’esame finì mi aggrappai a una ragazza che era venuta a vedermi, la quale fu tanto gentile da non mettersi a ridere di fronte a quella scena patetica.

Ma non ci misi molto a superare la tragicità della cosa. Feci un mezzo incidente nel tornare a casa ma non si fece male nessuno. D’altra parte, se la gente si immette sparata nelle rotonde in cui sta già circolando un  debole maturando ferito, è chiaro che possono succedere fattacci sconvenienti!

Questa è stata la mia maturità. Tutti dicono che tornerebbero indietro a rifarla, se si potesse. Io no. Io non la rifarei davvero! Forse lo dicono perché hanno le rughe, e vorrebbero solo tornare indietro nel tempo per accarezzarsi la pelle granita. Beh, quando avrò le rughe, allora forse lo dirò anch’io. Ma solo dopo un ripasso accurato della Rivoluzione Civile Spagnola.


6 commenti
  1. marlena
    marlena dice:

    Ciao, scusa se mi intrometto e non c'entro nulla.. Siccome sono una maturanda e anch'io vorrei portare il dandy moderno (italiano ho scelto Curzio Malaparte) mi piacerebbe vedere la tua tesina. Spero non sia un problema. L'email è marlenap1996@gmail.com grazie in anticipo

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