Dolcenera // Buone nuove

Approfitto di questi minuti liberi per aggiornare un po’ il blogghino sulla situazione a casa. Situazione che è molto positiva, direi, in quanto i pavimenti e gran parte dei muri e dei mobili sono stati ripuliti dal fango. C’è ancora molto molto casino, e molte molte cose sono andate perdute, e la pioggia di certo non aiuta, ma siamo tutti stranamente più sollevati. La caldaia è stata recuperata, e questi sono tanti punti. Oggi dovrebbe essere il turno delle pentole e della mobilia, su cui riaffiora il fango anche dopo averla pulita. Io invece sarò impegnato nel cercare di recuperare gli lp di papà e mamma, ma temo sarà un’impresa impossibile. Nel frattempo, ho trasferito parte delle mie cose in una stanza al piano di sopra, a casa dei miei nonni. Se tutto va bene, già da domani dovremmo essere pronti per tornare a dormire là.
Sempre che i vigili ci facciano passare, perché con gran disappunto di papà (e quando dico “gran disappunto” intendo una reazione grottesca come quella fatta al giornalista de La Repubblica, non so se l’avete visto…) oggi sono saltati fuori con l’accesso chiuso persino ai residenti.

Dolcenera // Foto scattate la sera del 27 Dicembre 2009

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Albero di Natale
 
Pattume
 
Pattume (particolare). I miei fumetti
 
 Sul muro la linea dove si è fermato il fango
 
La cucina. Quasi quasi è meglio ora
rispetto a quando mamma si mette a fare la pizza.
Anta del mio armadio,
finita il giorno prima dell’esondazione
(non mi riesce ruotare l’immagine…)
Anta del mio armadio (particolare).
Una delle citazioni sul basso.
(anche qui non mi riesce ruotare la foto)
Anta del mio armadio (particolare).
Una delle citazioni in alto

Dolcenera // Papà su Repubblica.it

Grazie alla segnalazione di Miriam, sono riuscito a trovare il video dell’intervista fatta a mio padre da un giornalista. Credevamo che fosse di NoiTV, e invece era di Repubblica.it. Vi lascio qui il link. Prima di lui ci sono dei compaesani. Nei video collegati si vedono anche i miei vari vicini di casa. Forza ragazzi!

 http://tv.repubblica.it/copertina/lucca-natale-nel-fango/40716?video

Dolcenera // Voi

Mi sono reso conto che in questi giorni devo essere apparso un po’ antipatico ed egoriferito. O meglio: più antipatico ed egoriferito di quello che sono solitamente. Nel senso: tutti questi resoconti e aggiornamenti, tutta questa retorica… E’ vero. Penso che non mi rileggerò mai in ciò che ho scritto perché mi farei ribrezzo da solo. Forse però sono stato frainteso. Certo, analizzandomi razionalmente devo ammettere che una ricerca di attenzioni c’è stata e non si può negare un desiderio di sfogarsi. Ma senza presunzione e senza arrogarmi dell’obiettività che non mi spetta, posso dire che lo scopo primario di tutto questo esibire sentimenti e fatti era un altro: informare. Forse in una maniera un po’ strana o sopra le righe, ma il fatto era che tutti gli amici mi chiedevano giustamente notizie, ed è stato impossibile per me rispondere a tutti in maniera dettagliata (per farvi un esempio, casa dei miei zii è diventata un centralino, con mia cugina che filtra le telefonate). Ecco il motivo di tutto questo.
Ad ogni modo, visto che in questo momento mi sto antipatico, vorrei dedicare questo post a voi.
Grazie a voi, che c’eravate. E avete sudato e faticato. E avete spalato, spazzato, strofinato, tagliato, spaccato, lucidato, portato, pulito, idropulito, raccolto, staccato, riposto, ordinato, preparato, consolato, sciacquato, levato, sperato. Grazie per il lavoro e per l’energia, ma grazie soprattutto perché è bello non sentirsi soli.

Grazie a voi, che non c’eravate. E che so, lo sento, che avreste voluto esserci. Purtroppo essere in troppi è controproducente, poiché ci si ostacola a vicenda (ma il lavoro è ancora lontano dall’essere terminato… ce n’è per tutti!). Grazie, perché è bello, bellissimo non sentirsi soli.

Grazie a voi, che non potete esserci. Perché magari abitate lontano, o perché magari avete otto anni, o ottanta, o perché lavorate, o avete problemi ancora più grossi. Ma lo stesso vi fate sentire, e chiamate, e date il vostro appoggio anche solo morale, ma comunque apprezzato enormemente, perché è straordinario non sentirsi soli.

E grazie a voi, che mi date fiducia, e che non mi giudicate da queste righe, e che riuscite a capire che dietro questo goffo e stupido oltraggio alla retorica, c’è solo qualcuno che davvero non sa come esprimere la propria gratitudine ai suoi amici e parenti.

Dolcenera // Mal di schiena

Ho aperto l’armadio e ho iniziato a togliere ciò che non si era ancora bagnato. Mi sentivo come se avessi dovuto vestire un cadavere per la camera ardente, anche se per fortuna non ho mai dovuto farlo (e non voglio mancare di rispetto a chi ha dovuto preparare un proprio caro, ci mancherebbe). Beh, le tute le aveva già tolte mi madre e buttate via. Non indosso una tuta in pubblico da anni, ma mi è dispiaciuto ugualmente sapere che non occuperanno più un loro spazio, anche se quello spazio probabilmente sarebbe stato utile averlo per riporre qualcos’altro. I jeans – con mia grande gioia – si sono salvati, anche quelli nuovi. Pensavo che si sarebbero infangati alle estremità, invece le gruccette erano appese sufficientemente in alto. La mia collezione di fumetti era illeggibile e completamente bagnata. Perfino Kylion, quella cazzo di serie dimenticata dal mondo, di cui ero uno dei pochi sfigati che aveva comprato tutti e tredici i numeri. E anni e anni di abbonamento a Topolino, ordinati per numero e inscatolati in contenitori appositi. Mi è dispiaciuto perfino per le Magic, che adesso non uso più, okay, ma erano mie! E vabbè, quel che è successo in camera mia non è niente in confronto ai danni alla casa. 
Indi per cui oggi ho raggiunto mamma, papà, i nonni, lo zio Gianni e Massimo che hanno iniziato a lavorare alla casa. Sì, perché come vi avevo già detto nel post precedente, l’acqua per le strade è stata pompata via, ne abbiamo ancora un cinque-dieci centimetri in giardino ma in casa è rimasto praticamente solo fango. Che va pulito, possibilmente prima che secchi. E infatti oggi abbiamo portato qualche mobile fuori casa, abbiamo scrostato la terra, abbiamo messo dei faretti al piano di sotto (perché non possiamo accendere la luce in quanto sarebbe pericoloso con tutta l’acqua a giro), e soprattutto abbiamo tirato via acqua fangosa.
In effetti, abbiamo lavorato tanto ma mi pare che i risultati ci siano. Per la melma all’esterno della casa, dice papà che dovremo aspettare che le fogne si svuotino e quell’acqua lì se la prenderanno loro. Per l’interno, io penso che se lavoriamo così qualche altro giorno, in poco tempo il pavimento torna libero dal fango. Poi andrà disinfettato, e la stessa operazione di pulizia andrà eseguita anche sui mobili e sugli oggetti recuperabili (ma penso che un tentativo lo faremo anche sulle cose che probabilmente sono da buttare).
Mi fermo qua. Non posso evitare di ringraziare tutti. 
P.S. Non credete alle favole che vi raccontano il Sindaco e il Presidente della Provincia. Nessuno di noi è stato avvertito dalle persone competenti. Sì, c’era la protezione civile al ponte, ma di tutti loro nessuno dava una risposta precisa, e nessuno che abbia avuto l’impensabile idea di suonare i campanelli per avvertire del pericolo. Perché, detto sinceramente, fa un attimino incazzare sentire Favilla che dice che “chi non è stato avvertito, è perché era addormentato”. Lei cosa fa alle cinque di notte, signor Favilla? Alle cinque di notte cosa fanno le persone? Ho sempre pensato che alle cinque di notte le persone abbiano la strana abitudine di dormire. Forse hanno anche la strana presunzione di pensare che in caso di allarme vengano avvertite da chi di dovere.

Dolcenera // Chiudere la stalla quando i buoi sono scappati…

…è inutile. 

Torno appena adesso da Via della Chiesa. Non sono potuto entrare in casa perché non avevo gli stivali, ma sono riuscito ad arrivare fino all’inizio della strada. L’acqua è calata lì, anche se in casa mi hanno detto che ce n’è ancora, anche se meno di ieri. Speriamo continui così anche domani, così possiamo iniziare a lavorarci.


Delle macchine stavano mettendo dei blocchi di cemento dove l’argine è franato. Beh, una scelta intelligente, se si pensa che quell’argine era fatto di sola terra. Perché era fatto di sola terra? Comunque, è andata così: 
 1) degli alberi si accumulano in un punto del fiume e fanno da blocco
2) la corrente viene deviata dal blocco e pigia sull’argine
3) l’argine si rompe



Il turismo del dolore è cominciato. Gli agenti della polizia fanno entrare solo i residenti, ma si sono dimenticati di chiudere altri ingressi alla zona, così le strade sono piene di inutili imbecilli, e scusate il francesismo. Non che possa servire a qualcosa, ma chiedo a chi mi sta leggendo di non prendere questa cosa come un fenomeno d’intrattenimento. Questa è spettacolarizzazione della sofferenza, ed è ignobile. Se siete curiosi, resistete per favore. Rispettate la tragedia, non abbiatene fame. 


Grazie ancora a tutti, non ce la faccio neanche a rispondere a ognuno, ma cerco di farlo. Vi voglio bene.

Dolcenera // Aggiornamenti, riflessioni, delusioni e speranze

Nonostante stanotte abbia dormito quattro ore, non riesco a prendere sonno, così metto qualche aggiornamento sul blog.
Papà, mamma e nonna ci hanno raggiunti dagli zii, così adesso siamo tutti insieme. La nostra era una delle poche case di Via della Chiesa rimasta senza luce e telefono, sicché i miei hanno preferito venir via. Non biasimo chi tra i miei compaesani ha deciso di restare: è difficile abbandonare la propria casa, quando la vedi sommersa dalla melma. Le forze dell’ordine dicono che vigileranno per evitare il fenomeno dello sciacallaggio. Speriamo. 
Ci sono degli interrogativi le cui risposte non trovano una collocazione appropriata. Perché nessun competente in materia (protezione civile) ci ha avvertito? Perché noi siamo stati avvisati dalla chiamata di una vicina di casa (e fortuna che mi madre aveva per caso lasciato il cellulare acceso) e non da qualcuno che avrebbe dovuto avvisare? Perché le notizie non sono state precise? Perché i membri della protezione civile si limitavano a osservare il fiume in piena senza lavorare? Perché le voci ai megafoni sono partite dieci minuti dopo le sei (e non mi venite a dire che quello era un avviso)? 
E’ abbastanza sconcertante. Ho una casa sommersa dal fango e avrei potuto salvare molta più roba. E’ sconcertante, e deprimente, e non ho nemmeno la forza di arrabbiarmi.

I volontari sono stati gentilissimi. Si sono presi le lamentele e gli sfoghi al posto di chi se li meritava, e hanno portato acqua e cibo, e hanno aiutato le persone a raggiungere l’asciutto. La solidarietà è un punto forte del nostro Bel Paese, come però lo è la strana mancanza di responsabili quando qualcuno ha delle colpe. 

Mi spiace per tante cose. E’ strano, non credevo di essere così attaccato alle cose materiali. Mi spiace per il mio paio di jeans nuovi, che spero si siano salvati. Mi spiace per la mia scrivania. Mi spiace per l’armadio, che avevo finito solo ieri di riempire di citazioni (chi legge questo blog sa di cosa sto parlando). Mi spiace per Kingdom Hearts II che non era nemmeno mio e probabilmente è sepolto nella melma (Vezio, nel caso non si sia salvato te lo ricompro eh!). Mi spiace per il mio letto perché era il più comodo di tutti, e per la libreria che avevamo rifatto da poco, e per il divano nuovo. Poi mi spiace per le foto: da piccolo ero ancora guardabile, e l’armadio che conteneva tutti gli album è sicuramente andato. Non sto neanche a parlare dei vestiti, del tappeto, delle piante, dei mobili, del giardino, dell’orto, e degli stessi muri. 

Grazie a tutti, perché sento che ci siete e che ci siete veramente.


Dolcenera // Freddo resoconto della notte di Natale

Ale le chiavi della macchina ce le hai te?
Io… io non lo so.

Mi sono svegliato così, stamani. Senza gli auguri di buon Natale. Mi sono svegliato che erano le 5:53. Mio padre non riusciva a trovare le chiavi dell’auto. Probabilmente era solo il panico che le nascondeva ai suoi occhi, perché erano nel solito posto. Mia madre urla a me e a mia sorella di vestirci e portare i vestiti al piano di sopra, mentre loro vanno a portare le macchine alla farmacia.
A quanto pare, il fiume è in piena. 

Sbuffo. Non ci credo, non ci credo più a questo tipo di allarme. Abito proprio sotto l’argine del fiume, e la situazione mi sembra decisamente familiare: urli per strada, i curiosi sul ponte, mamma in preda al panico. Inoltre, tutto è intorpidito dal brusco risveglio solo dopo quattro ore di sonno. E poi è Natale! Non può straripare il fiume a Natale, abbiamo organizzato il pranzo, devono venire i parenti, c’è lo scambio dei regali. Questi, in sostanza, sono i motivi per cui non ho creduto alla preoccupazione di mia madre che iniziava a svuotarmi l’armadio.
Molto placidamente ho iniziato a mettere in ordine la scrivania, spostando tutte le cose in alto. Metto i libri e gli appunti in cartella, il regalo di Chiara, il copione della Ballata del Gran Macabro, il libretto degli esami, Alice nel Paese delle Meraviglie, il nuovo lettore mp3, il cellulare, gli album di Mika e dei Baustelle. Il libro di Architettura degli Elaboratori lo metto in uno scaffale in alto. Tolgo il computer e lo porto su dai miei nonni. E mentre facevo tutto questo, io non ci credevo. Non solo mi rifiutavo di credere a mamma, ma anche ai megafoni della protezione civile, e alle sirene, e agli urli della gente, e alle luci delle case del vicinato, stranamente accese anche a notte fonda.

E intanto mi chiedevo che cosa fosse quello strano rumore. Poi ho capito. Acqua. Era lo scrosciare dell’acqua. E’ sorprendente come un solo momento basti per rivalutare completamente la situazione. Un istante, e la nuova consapevolezza ha il tempo non solo d’insinuarsi, ma di mettere radici nel corpo e di farti provare vero e proprio terrore.

Portiamo su la televisione, due materassi, dei vestiti. Quel che ci riesce prima dell’ordine dei pompieri di raggiungere i piani superiori. Dal terrazzo, io, mia sorella, mamma, papà e nonna, sentiamo il rumore dell’acqua farsi sempre più forte. Non mi scorderò mai del momento esatto in cui l’acqua è entrata in giardino. Forte, veloce, acqua, dolcenera. Più che altro, era marrone, densa di fango. Non mi ricordo chi non ha pianto. Mi ricordo di un gatto. Invisibile, nel buio della notte. Ma non ho mai sentito un animale gridare più forte.

Aspettiamo, non possiamo fare altro. Rimaniamo inermi e osserviamo tutto quel liquido marrone che ci inonda il giardino e poi la casa. Va via la luce, non funziona più il telefono. Fortunatamente arriva il mattino, e torniamo a vedere qualcosa. Papà va giù a vedere se si può salvare ancora qualcosa. L’acqua arriva solo fino al polpaccio. Nonno era andato a portare la macchina al ponte e non è ancora tornato. Papà mi passa le giacche, i jeans, le sedie, il microonde, la televisione di cucina, l’enciclopedia, i libri di Harry Potter. Riesce a prendere anche le lasagne che sarebbero state servite al pranzo di Natale. Ma quando l’acqua ha iniziato ad arrivargli alla vita, non ha potuto far altro che tornare su. 

I pompieri ci dicono che la situazione sembra essere migliorata, poi che il peggio doveva ancora arrivare. E infatti vediamo il livello dell’acqua alzarsi, sommergere interamente il nostro giardino. Le porte del garage non reggono, ed escono tutte le cianfrusaglie che erano là dentro. La palla gonfiabile di mio cugino, il tappeto della ginnastica di mia nonna, secchi e bidoni. Un odore orribile proviene dal piano di sotto. Spengiamo i cellulari per non consumare le batterie. Lavatrice, lavastoviglie, caldaia, letti, mobili, divano: tutto da rifare.

Mi rendo conto di non riuscire a fare un resoconto migliore. Mi sento freddo. In questo momento, non so se riesco a far capire ciò che stavo provando qualche ora fa. La protezione civile ha portato me e mia sorella dove l’acqua non era ancora arrivata. Il gommone non poteva entrare in giardino, così abbiamo dovuto andarci a piedi. La melma era freddissima e ci arrivava alla vita. Raggiunto il gommone, ci hanno portati all’argine dove abbiamo trovato mio nonno, e i miei zii che ci hanno portato a casa loro.

Mio zio mi ha offerto il suo pc per farmi svagare un po’, così posso raccontarvi l’accaduto. In questo momento, mia sorella sta dormendo. Mio nonno è alla finestra a tormentarsi. Il cellulare è pieno dei vostri auguri e delle vostre mani tese. Grazie.  

Sentiti, più o meno



Parlavi alla luna giocavi coi fiori
avevi l’età che non porta dolori
e il vento era un mago, la rugiada una dea,
nel bosco incantato di ogni tua idea
nel bosco incantato di ogni tua idea.

E venne l’inverno che uccide il colore
e un babbo Natale che parlava d’amore
e d’oro e d’argento splendevano i doni
ma gli occhi eran freddi e non erano buoni
ma gli occhi eran freddi e non erano buoni.

Coprì le tue spalle d’argento e di lana
di pelle e smeraldi intrecciò una collana
e mentre incantata lo stavi a guardare
dai piedi ai capelli ti volle baciare
dai piedi ai capelli ti volle baciare.

E adesso che gli altri ti chiamano dea
l’incanto è svanito da ogni tua idea
ma ancora alla luna vorresti narrare
la storia d’un fiore appassito a Natale
la storia d’un fiore appassito a Natale. 


[ La leggenda di Natale – Fabrizio De André ]




Tanti auguri a tutti quelli che credono in qualcosa, non importa cosa. E tanti auguri anche a quelli che non credono in niente, non importa perché. 

Il fabbricante di sogni

(di Marco non-so-il-cognome)

Ogni volta che passi,
ogni volta che parli,
ogni volta che pensi,
dissimulo sospiri
nati all`ombra bislacca
di un baluginio di stelle
così lontane,
così vicine,
metafora spenta
di un`eternità scomposta.
Chi sei tu, Fabbricante di Sogni?
Cos`hai tu da darmi?
Io
voglio un mantello
ubriaco di speranza
per coprirmi le spalle.
Voglio una maschera nuova,
creta da modellare.
Voglio baciare la neve,
lasciare le mie impronte,
scherzare con un fiocco sul mio naso.
Voglio accarezzare una foglia d`edera
e da lei cogliere la grinta
per scalare il muro,
con dolcezza,
ma con decisione.
Voglio…
…voglio?
Devo.
Puoi?