Il miglior sito LGBT (?)
giovedì, agosto 28, 2014 | Author: Ale [Tredici]



Sono in nomination per il miglior sito LGBT e non vi nascondo che sono incazzato.

Okay, lo so che vi ho chiesto io di nominarmi, e infatti vi sono eternamente grato e se mi incontrate a giro fermatemi che vi ringrazio personalmente e magari vi offro anche da bere oppure se sono senza soldi come sicuramente sarà in quanto sono povero vi offro dei nuovi vocaboli di mia creazione, per esempio ieri ho inventato il verbo "infelicire" e l'ho regalato a un ragazzo che secondo me ha apprezzato più quello che un Cuba Libre. 
Comunque, dicevo: vi ho chiesto io di nominarmi per quella categoria semplicemente perché non appena ho visto che ai Macchianera Italian Awards 2014, cioè gli oscar del web, era presente la categoria Miglior sito LGBT ha iniziato a pulsarmi la vena e ancora adesso continua a pulsare. 
Forse non è rabbia, forse è un virus.

No, invece è rabbia. Cosa significa Miglior sito LGBT? (è una domanda retorica, non rispondete che ora parto con la filippica)

FILIPPICA
Cosa significa LGBT? Significa lesbo-gay-bi-trans, ossia è un termine che identifica genericamente la comunità omobitransessuale e tutti i diecimila altri sottoinsiemi. Quindi, cosa significa essere in nomination per il miglior sito LGBT? Significa che il sito parla di argomenti LGBT? Oppure significa che il suo autore appartiene alla comunità LGBT? Oppure ancora significa che il sito ha un pubblico LGBT? 

Forse tutte e tre le cose, ma io vi dico questo: la presenza di questa categoria ai MIA è una stronzata

Ragion per cui VOGLIO VINCERLA, naturalmente.

Io mi sono stufato di un mondo in cui sono necessari i locali gay, le riviste gay, i giornali gay, i siti gay, i festival di cinema gay, i programmi televisivi gay, i fumetti gay, la letteratura gay, le icone gay, il gelato gay, il presepe gay, il cibo gay, la musica gay, i politici gay. 
Una cosa sono la cultura e la tradizione queer, che è giusto preservare perché è divertente e fa parte della storia del mondo, un'altra è questo bisogno di farci vedere sempre come un ghetto distinto dagli altri. 
Attenzione: non voglio dire che sia totalmente colpa nostra, di noi omosessuali, cioè. In un mondo dove nel caso migliore ci vengono negati diritti importantissimi tra cui quelli di sposarci e di poter adottare figli, e nel caso peggiore veniamo discriminati sul lavoro, a scuola, in televisione, o picchiati o imprigionati, o perfino condannati a morte per via della nostra sessualità o identità di genere, in questo mondo, dico, è sacrosanto poterci ritagliare degli spazi dove essere liberi e dove poter gridare a gran voce il nostro orgoglio.

Tuttavia, addirittura la presenza di un premio apposito sul web, che dovrebbe essere il mezzo di libertà estrema, mi sembra eccessivo. Significa che in tutte le altre categorie dei MIA non sono presenti nomination a omosessuali? Ahhhh, che ingenui, ma da dove venite, dalla montagna delle bolle blu? Volete dire che non ci sono omosessuali nella categoria Miglior foodblogger? Errore. Volete dire che non ci sono omosessuali tra i blog di Genitori e figli? Errore. Non ci sono omosessuali tra i personaggi migliori della rete? Errore. 
Per fortuna di tutti quanti gli omosessuali sono dappertutto e, sempre per fortuna di tutti quanti: CHISSENEFREGA SE SONO GAY. 

Altrimenti dovremo dividere tutti questi premi in due gruppi, in base alla sessualità. Ma potremmo farlo anche per il colore della pelle, o dei capelli, o per il colore dello sfondo del sito. E il mio sito giallino non si discrimina, chiaro? Okay, sono stanco, inizia a essere difficile seguirmi, devo concludere prima che chiudiate la pagina con l'emicrania.

Ora, il mio blog ha sempre avuto una parte dedicata ad argomenti LGBT. Questo perché io sono gay, dichiarato e serenamente conscio di ciò, ed è una parte importante di me che non voglio e non posso nascondere. Però io sono anche molto altro, per esempio uno che fa stronzate, e infatti principalmente questo blog è un blog di stronzate. 

Vi linko qui qualche post in cui ho affrontato tematiche LGBT. 

Ora, in nomination con me ci sono dei colossi del web come Le cose cambiano, che stimo nonostante non mi caghino mai quando gli scrivo le mail, e persone/personaggi fantastici come The queen father, che amo alla follia anche se lo invidio perché va a Disneyland ogni tre settimane ma se non lo conoscete dovete rimediare per forza. Quindi, vincere sarà difficile ma chissenefrega, è una strepitosa occasione per riempire i social di foto promozionali e aspettavo questo momento da un anno. Quindi... che vinca il migliore!

COME VOTARE
Votare è facile: qua sotto metto la scheda, voi dovete inserire nome e mail (non avrete spam ve lo giuro), cliccare all'inizio su Ho capito e votare per almeno dieci categorie. Alla categoria 33 ci sono io, Zucchero Sintattico. Alla fine su Invia, in basso.

Se vincerò io, ma anche se non vincerò, vi prometto che lotterò perché dall'anno prossimo ai MIA non ci sarà più la categoria Miglior sito LGBT, sostituita da Miglior sito di stronzate. Ecco. Quella la vincerò senz'altro.

La classe di Paperoga
mercoledì, agosto 13, 2014 | Author: Ale [Tredici]

Dovreste smetterla di chiamarvi tutti Matteo. Dico sul serio, per una questione di memorizzazione digitale. Ho la rubrica del cellulare piena di Mattei, per trovare quello che voglio ho bisogno di scrollare sei o sette volte e di mettere anche i cognomi e a volte perfino qualche caratteristica tipo Matteo Teatro o Matteo Pisa o Matteo Addominali A Tartaruga Richiamalo.
A dir la verità, dovremmo smetterla anche di chiamarci Alessandro. Nella rubrica ho undici tra Alessandri e Alessandre, contro sette miseri Mattei. Poi ho venti Andrea, nove Lorenzi, dieci Marchi e otto Stefani. Okay, so che ora sembro una lurida sgualdrina, ma no, ecco, è che conosco tanta gente. Ho anche sette Chiare e quattordici Giulie, se è per quello. In conclusione, dovremmo smetterla di chiamarci Matteo, Alessandro, Alessandra, Andrea, Lorenzo, Marco, Stefano, Chiara e Giulia. 
Tutto questo eccessivo preambolo per dire che nell'aneddoto che vi racconterò oggi comparirà un personaggio che chiameremo Matteo, che nel caso specifico è un mio amico che ieri mattina sarebbe dovuto passare a trovarmi )


Quando suonano alla porta io non ho gli occhiali, mi affretto verso l'ingresso per non fare attendere l'ospite, guardo verso il cancellino, non riesco a vedere niente ma do per scontato che sia Matteo quindi esordisco con un caloroso CIAO MATTE! e invece era il postino

Sapete, l'essenziale è invisibile agli occhi, e non si vede bene che col cuore, ma nel dubbio un paio di lenti aiutano

O forse no. Negli ultimi cinque giorni ho fatto una corposa serie di pasticci che non avrei combinato se non fossi geneticamente predisposto per le situazioni imbarazzanti. 
- ho bruciato dei wurstel
- ho fatto finire una fetta di pomodoro nel bicchiere di un'amica mentre spostavo un vassoio
- ho macchiato un'altra mia amica mentre tagliavo una tartina (ed era la stessa cena)
- ho involontariamente spinto una mia amica verso un crudele wrestler vestito da ballerino di tango
- ho scontrato una signora su una sedia a rotelle che comunque è ancora viva
- ho fatto cadere per terra il pacco dei rigatoni aperto con la conseguenza che tutti i fischiotti si sono frantumati
- ho fatto cadere anche la pasta per la pizza
- la pasta della pizza rimasta si è tutta appiccicata alle mie mani, al ripiano di marmo e al mattarello ("ma è per via dell'umidità!" ha cercato di consolarmi il mio amico Ciuffo vedendomi sull'orlo di una crisi di nervi, ma la verità è che avevo scordato di mettere la farina)
E mi sembra basta.

A volte vorrei essere figo e avere grazia, eleganza e portamento. Stare dritto con la schiena, non inciampare mentre cammino, saper indossare una cravatta, non impappinarmi nei discorsi e questo genere di cose (potrei continuare l'elenco ma poi sembrerebbe importarmene più del necessario). Invece io ho la classe di Paperoga, e tutto sommato mi sta bene così. 




Mi fermerò da te qualche giorno - STOP
T'insegnerò un nuovo sistema di vita - STOP
- prima frase attribuita a Paperoga, 1964


Tentativi improbabili di stare bene
mercoledì, agosto 06, 2014 | Author: Ale [Tredici]

Quello che ho capito di me stesso è che vivo male.

È come se il mio cuore avesse perennemente impostato il filtro Brannan di Instagram, quello che delinea bene i contorni e mostra tutto più scuro. 
Le persone gioiose e spensierate di solito utilizzano il Rise, che in effetti è un filtro molto arancione e luminoso ma se proprio devo dirvi la verità a me sembra che renda i soggetti ritratti a un passo dalla carbonizzazione cutanea. Di solito lo uso per chi non mi sta simpaticissimo.

( ora, apriamo una parentesi - a volte nella vita bisogna aprire le parentesi, a volte no, Dio, sembro Francesco Sole. Io sono contento di questo mio modo d'esistere. Riesco a notare, pensare e sentire cose che non potrei percepire se avessi un altro tipo di sensibilità. Rido anche molto, per esempio )

Vivere male, dunque, non è la cosa peggiore che possa capitare a un essere umano ma diciamo che serve parecchio tempo per sviluppare uno spirito d'adattamento adeguato a sopportare il resto della società che invece vive top favola

Tale spirito di adattamento si concretizza in un assortimento grottesco di trucchi, metodi e mantra. Esistono dei libri che li illustrano, ma io ho capito che spendere soldi in libri di psicologi improvvisati che non vi conoscono direttamente, che non hanno mai visto le vostre espressioni e che non sanno davvero come siete non è molto producente per voi. Ognuno deve inventarsi le proprie tecniche, per il principio che tu sei il miglior conoscitore di te stesso - adesso sembro Marzullo, ma che ho oggi?

Sì, insomma: solo tu puoi capirti. Be', tu e l'oroscopo di Rob Brezsny, anche lui può capirti. Tuttavia, ho deciso di illustrarvi - completamente a gratis, vi prego di notare - la tattica che ho inventato stamattina. Sapete, mi sono svegliato stressato e pulsante di vivide paranoie, come al solito. Allora ho brevettato questo gioco, che potete scaricare e stampare e provare da casa. Non vi spiego le regole, è molto intuitivo.




Indagine sui fan dei Backstreet Boys
giovedì, luglio 24, 2014 | Author: Ale [Tredici]

Tutti hanno avuto quattordici anni. 

Tranne chi ne ha tuttora tredici, dodici, undici, dieci, nove, otto, sette, sei, cinque, quattro, tre, due e mezzo, due, uno e tre quarti, uno e mezzo, uno, zero, BUON ANNO!, e chi è ancora nelle vigne di Bergamo (che è il posto dove secondo i miei genitori stanno i bambini non ancora concepiti, cioè praticamente dove volteggiano come tante animelle quelli che in potenza possono diventare i nuovi nati, quindi una specie di iperuranio dei nascituri).

Tutti hanno avuto quattordici anni e, sotto sotto, tutti vorrebbero tornare ad avere quattordici anni. Deve essere per questo che la piazza che ospitava il concerto dei Backstreet Boys, ieri, pullulava di gente. 



I fan dei Backstreet Boys sono perlopiù ragazze, di età compresa tra i venti e quaranta, indossano soprattutto shorts di jeans e toppini fosforescenti ma soprattutto hanno una disperata urgenza di anni Novanta.

Perché dai, possiamo ammetterlo molto tranquillamente: i Backstreet Boys non è che siano grandi cantanti o musicisti, e in realtà non sono nemmeno così carismatici come altre star della musica commerciale (sono molto simpatici ed energici, questo è innegabile, hanno cantato e ballato per due ore, ci vuole una certa resistenza, nel senso che io dopo una macarena mi accascio tra mille rantoli, per dire). 
I Backstreet Boys sono cinque ragazzi americani che si chiamano Kevin, Brian, Nick ("uuuuuh!"), A.J, Howie, Dewey, Louis, Pinco, Panco, Cip, Ciop, Waka Waka Eh Eh, e Adolf. È la boyband più longeva della storia della musica, ma è soprattutto nei nineties che ci faceva sognare. Il successo planetario di questi ragazzi è documentato dai milioni di dischi venduti, dalle innumerevoli nomination ai Grammy, dalle classifiche su cui svettavano prima di un lento e malinconico declino degli anni Duemila

E adesso mi dispiace dover spezzare l'incantesimo, ma io sono a favore della verità. Tocca a me, ancora una volta, riportarvi tutti alla triste realtà. I Backstreet Boys sono svaccati come nessuno di noi spera di fare mai. Chi era al concerto non può capire, chi non era al concerto non può capire. Io stavo lavorando al mio solito muretto, poco fuori, e questo mi garantiva di mantenere una certa lucidità che adesso mi consente di farvi ragionare.

A voi non piacciono i Backstreet Boys, ragazzi. Voi siete obnubilati dal bisogno estremamente umano di non pensare, di tornare indietro a quando l'unico problema era la coda troppo lunga di Snake. A quando passavate le sere estive davanti a Giochi senza frontiere mangiando un Calippo o un Winner Taco. A quando non c'era Youtube ma il Festivalbar sì, e andava alla grande così. Voi avete bisogno della musicassetta con Max Pezzali, dei poster di Cioè, della coreografia di Stop right now, di sapere come andrà a finire tra Ross e Rachel ma sperare e sperare e sperare che non si lascino mai. 

Ecco cosa amate, fan dei Backstreet Boys. E non mi fraintendete, io sono con voi. Backstreet's back, e per me, che non ero sotto il palco a osservare le loro pancette alcoliche e l'invecchiamento dei loro volti e gli stessi balletti di vent'anni fa, sono stati soltanto la dimostrazione del passare del tempo. 

Però era bellissimo, vero?



LE INDAGINI SUI FAN

Indagine sui fan di Emma Marrone
mercoledì, luglio 16, 2014 | Author: Ale [Tredici]


Se esisteva una cosa che davo per scontata almeno quanto la tossicodipendenza di Morgan e l'incapacità di Renzi nel parlare inglese, era l'omosessualità di Emma Marrone. Tuttavia, contrariamente alla tossicodipendenza di Morgan e all'incapacità di Renzi nel parlare inglese, per quanto riguarda Emma Marrone devo ricredermi. Certo, mi veniva abbastanza naturale immaginarmela alla guida di un trattore nell'atto di ruttare vestita con una salopette da idraulico, oppure seduta a cavalcioni su un toro meccanico a bere birra dal naso gridando "Viva la foca e che Dio la benedoca", ma no: è l'ora di finirla con questi stereotipi che autocostruisco nel mio fantasiosissimo cervellino. E soprattutto: il concerto di Emma Marrone non è stato per nulla quello che mi aspettavo. 

Quantomeno a livello di fan. Davo per scontato che al concerto di Emma Marrone sarebbero state presenti camionate di fanatiche, tutte con una Tennent's in mano e tutte con la camicia a quadrettoni. Una parte di pubblico indossava effettivamente la camicia a quadrettoni, e in effetti la prima domanda che mi è stata fatta riguardava la vendita delle birre all'interno della piazza, ma questa era solo una piccola parte del vero pubblico di Emma. 

Emma Marrone divide la sua tifoseria (è una vera e propria tifoseria: hanno striscioni, urlano, si disegnano simboli bellici in faccia) in tre macrogruppi:
- le lesbiche adorate, di cui abbiamo già ampiamente parlato
- le ragazzine, di età compresa dai sei anni ai venticinque, tutte estremamente entusiaste di assistere all'esibizione della loro beniamina, la fantastica, super, grande, finissima Emma
- le madri e i padri delle suddette ragazzine

Vorrei parlare di quest'ultima categoria. Durante la mia attività di osservatore dell'umano (dovrebbero pagarmi per quella, altro che controllare che le genti non scavalchino un muretto) sono stato colpito da ciò che a lezione, citando Flannery O'Connor, chiamiamo commotion. Devo ammettere che mi si è illuminata ogni cosa quando ho visto questi padri e queste madri che correvano dietro alle figlie dodicenni, correvano portando in una mano i biglietti e l'Emma Card, e lo zainetto con la cena nell'altra, e avevano dipinti sulle guance degli enormi cuori, rossi con il contorno nero, con dentro scritto Emma, e sudavano perché era parecchio caldo, e in quel momento una luce bianchissima mi ha investito, e una divinità col volto di Alessandra Amoroso mi ha sussurrato all'orecchio che la droga fa male e che l'amore filiale esiste ed è il più forte di tutti.

Tornando all'indagine, c'è da dire che le fan di Emma sono molto toste. A fine concerto si sono radunate intorno alle transenne oltre le quali stanno i camerini degli artisti, e io (che avevo una voglia matta di smontare e andare a casa ma non potevo, nda) mi sono trovato a fare da barriera per evitare che quella mandria di figliole sfondasse le protezioni per un autografo dell'italica urlatrice. Visto che all'occorrenza so essere anche molto spiritoso e socievole (però è molto raro), ho iniziato a conversare amabilmente con il nemico.
- Emma non esce dai camerini. 
- Non è vero, non ci crediamo!
- Però un giorno io sarò uno scrittore famoso, se volete ve lo faccio io un autografo!
- AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAAHAHAHAH (risate che neanche in una puntata di Friends, a parte una cara signora che era invece molto interessata)
- Senti, com'è che ti chiami?
- Alessandro
- Senti, Alessandro. Ti ci va un mojito?

Concludo così la mia indagine sui fan di Emma Marrone: con loro che tentano di corrompermi con un mojito.
Indagine sui fan dei Prodigy
sabato, luglio 12, 2014 | Author: Ale [Tredici]

Mi hanno assunto nel servizio di sicurezza del Lucca Summer Festival. 

Sì, anche a me ha fatto strano. Ho mandato il curriculum perché quando uno cerca lavoro lo manda un po' ovunque, e così dopo averlo portato in pizzerie, ristoranti, librerie, negozi, gelaterie, supermercati, aziende di grafica e canili è stato il turno dell'agenzia di sicurezza e investigazioni.

(nelle prossime due righe metterò un asterisco ogni volta che faccio dell'ironia)
Mi hanno preso come aiuto* alla sicurezza, e ciò non mi ha sorpreso molto*, vista la mia forza*, la mia presenza* imponente*, il mio sguardo da duro*, la mia altezza* invalicabile* e la mia stazza irremovibile***.

Il mio ruolo è quello di sorvegliare un muretto. Capite bene che è un compito di straordinaria responsabilità. Sono due giorni che passo le serate con questo muretto, tanto che ho iniziato a volergli bene come se fosse, non proprio mia madre, ecco, però un cugino sì, lo chiamo per nome, il mio muretto, lo nutro, mi prendo cura di lui, lo consolo quando è triste, gli faccio le coccole e insomma sì, avete capito bene: sono ancora single e sempre più schizofrenico. 

Passo sei ore in piedi a sorvegliare il mio muretto tentando di assumere l'atteggiamento più vigile possibile. Incrocio le braccia, aggrotto le sopracciglia per ricreare dei lineamenti torvi e squisitamente ostili e divarico le gambe - quest'ultima cosa mi fa sembrare una che sta per sgravare in piedi. Devo stare in piedi, fermo, con le braccia incrociate, senza parlare al cellulare o allontanarmi dalla posizione. É una palla, insomma.

La cosa positiva è che ho un sacco di tempo da spendere nella mia attività preferita dopo mangiare, bere, dormire, scrivere, fare sesso (ma non ricordo come funziona di preciso), leggere, fare shopping, ascoltare la musica, giocare a Gira la moda, perculare quelli con le Hogan, dividere un mazzo di carte a seconda del seme, rubare, pulire il bagno e intagliare figure geometriche sui tappi di sughero. E cioè l'osservazione dell'umanità. 

Ho modo di osservare uno spaccato di umanità avente una caratteristica comune: quella di ascoltare la stessa musica. Se ci pensate, è una grande fortuna: non devo fare lo sforzo cerebrale di selezionare da un insieme elementi aventi la stessa peculiarità, perché sono le stesse persone che si autoselezionano nel momento in cui decidono di acquistare il biglietto. Le mie uniche energie devo spenderle nell'osservazione e nella documentazione. 

Si dia quindi inizio all'indagine.



Sugli ascoltatori dei Prodigy non ho molto da dire, intanto perché questo post è già lungo così, e poi perché era il mio primo giorno e sono stato molto impegnato a non farmi cazziare sul posto di lavoro (sorvegliare un muretto comporta grandi responsabilità, Peter). 
I fan dei Prodigy sono più patatoni di quello che ci si aspetta. O forse è colpa della droga. Ho notato che molti se ne strasbattono del concerto e vanno a giro per la piazza. Una possibilità per spiegare questo comportamento è che siano talmente strafatti da non rendersi conto che hanno speso quaranta euro e che quello che stanno ascoltando è il gruppo dal vivo e non uno stereo acceso e nemmeno le vocine del cervello. 
I fan dei Prodigy sono molto socievoli. Saltano molto, quasi mai a tempo, si scatenano, ballano indipendentemente dalla presenza della musica. Bevono con soddisfazione, e sono molto interessati al chioschetto delle birre. Sono abbastanza disinvolti nel decidere che un determinato alberello può diventare una latrina occasionale. Solitamente hanno tatuaggi o arnesi di ferro nel viso, ma questo è un commento che potrebbe fare mio padre quindi magari adesso lo cancello. Sono educati, dopotutto, nonostante l'idea che si può avere di loro. Non ti picchiano. Non fortissimo. Limonano parecchio, poi. Quasi quasi inizio ad ascoltarli anch'io, questi Prodigy.

Tenetevi saldi
domenica, luglio 06, 2014 | Author: Ale [Tredici]

Non vorrei fare il solito sensazionalista, ma sono cominciati i saldi.

Immagino che la notizia non vi sconvolga. Probabilmente l’avete arguito dal fatto che sui social network chiunque ne sta parlando. C’è chi scrive le tweetcronache, chi lo annuncia su facebook come se fosse stato eletto nuovo Papa, chi posta le foto degli acquisti sperando di suscitare l’approvazione generale ma riuscendo soltanto a farsi biasimare per i propri discutibili gusti. 

E poi ci sono io. Io che sento questa irrefrenabile pulsione a raccontarvi ciò che è umano, ma per raccontare l’umano bisogna viverlo, l’umano, per cui sono uscito a fare shopping, e insomma capite bene che questa storia dell’umano serve solo per autolegittimare azioni deplorevoli che per esempio mi fanno spendere venti euro per una giacchettina blu che spero vedrete presto sul mio account Instagram.

(scusate il titolo del cavolo, davvero)


Mi sono preparato ascoltando Eye of the tiger. Venti flessioni per pompare il sangue nei muscoli e dare l’impressione di essere più aggressivo. Occhiali da sole, per creare uno sguardo duro e impenetrabile. Scarpette da ginnastica, ottimali per scattare sul capo desiderato che una signora grassa e con l’alitosi ha individuato per suo figlio. Maglietta a maniche corte, che consente libertà ai movimenti delle braccia e permette ai gomiti di affondare la suddetta signora, entrando di peso là dove è più vulnerabile, tra la quinta e la sesta costola.

La prima impressione dopo essere entrato da H&M è stata, cito il mio cervello, ohibò, c’è più gente qui che al gay pride. La seconda impressione a caldo, invece, perbacco, c’è più gente qui che in Abruzzo.

Spauriti commessi sull’orlo dell’esaurimento nervoso tentavano di gestire frotte di acquirenti imbizzarriti.

Ho selezionato le mie cinque paia di pantaloni uguali e le varie magliette che speravo invano potessero starmi bene nonostante fossero Small (le ExtraSmall se le erano già tutte accaparrate gli eterosessuali tamarri e gli omosessuali rachitici) e mi sono avviato verso i camerini. 
Scene da dopoguerra. La fila era interminabile. I commessi (ormai completamente andati) gridavano cose come “Uno alla volta!” e “Per favore fate più veloce!” e “No signora il fatto che suo marito sia nell’esercito non le consente di passare avanti” e “Signore per cortesia metta giù quel kalashnikov”. 
Chi emergeva dai camerini proferiva cose come "Mai più", "Basta", "Piuttosto mi vesto con le buste dell'Esselunga". Erano tutti afflitti e sconvolti, nemmeno li avessero costretti. 

Dentro la zona camerini potevo udire i commenti che altre clienti si facevano l'una verso l'altra: erano tutte molto incoraggianti:
- orrido, tesoro. Davvero, davvero orrido
- può andare, se abiti in un cassonetto
- amore è una canottiera, non sono slip
- certo che è fosforescente. Perché, mi sta male?
- dove vivi gioia, su Urano?
- una merda, naturalmente

Una merda, naturalmente, ha detto una signora vestita con un vestitino scarlatto. Sembrava la versione proletaria di Marina Ripa di Meana. Una merda, naturalmente. Perché è così: non c'è umanità nei saldi. Non c'è pietà, né perdono. Non c'è amore. Siamo come tanti animali alla ricerca della taglia giusta, e non guardiamo in faccia a nessuno. Però c'è verità, quella verità che ci permette di dire all'altro che è tutto una merda, naturalmente. Almeno nello shopping si può.