Il formaggio con le pere
martedì, ottobre 21, 2014 | Author: Ale [Tredici]


Oggi vorrei approfittare di questo spazio per disquisire di pere.

Tutto parte da un mio recente pranzo che vedeva come portata secondaria l'accostamento sublime del formaggio con una pera, che avevo comprato al mercato in un raro momento di disposizione alla vita domestica (una parentesi deliziosa della mia quotidianità, in cui passo il tempo a dare l'aspirapolvere in fretta prima dell'inizio Uomini e donne, indossando un grembiulino a quadretti bianchi e rossi). 

Al contadino non far sapere quanto è buono il formaggio con le pere!, mi è uscito detto, sempre vibrante di questa pulsione casalinga. Ho parlato ad alta voce, da solo, con un tono inquietantemente soddisfatto. Sembravo un fotogramma di una puntata a caso di Heidi.

A questo punto mi è venuto involontario riflettere più a fondo. Perché non dovrei far sapere al contadino di quanto sia buono il formaggio con le pere? Già: perché? Ragioniamo. Il proverbio vuole far riflettere sulla ricerca di astuzia da adottare per non venire raggirati da un contadino, che se conoscesse la squisitezza del connubio tra formaggio e pere si guarderebbe bene dal vendertelo o, peggio, offrirtelo.

Ora, tralasciamo il fatto che il detto non si pone proprio la questione che il contadino possa già sapere il valore di quell'abbinamento, come a dire che tutti i contadini del mondo sono dei perfetti imbecilli e che solo noi, scaltri cittadini, siamo gli unici detentori della verità

C'è qualcosa in più che si dà per scontato: e cioè che, qualora l'ignorante agricoltore venisse a conoscenza del suddetto matrimonio culinario, proceda automaticamente con l'aumento dei prezzi dei suoi prodotti, o addirittura col rifiuto di commerciarli e regalarli. L'embargo delle pere

Si assume, dunque, che i contadini siano creature avide e venali, approfittatori di ciò che è prezioso al fine del solo arricchimento personale. Allargando l'allegoria all'intera categoria umana, ne consegue che tutti noi siamo così: egoisti, opportunisti, attaccati al denaro a scapito degli altri.

Vorrei dissociarmi da questa visione catastrofista dell'umanità. Io voglio credere di vivere in un mondo dove un contadino per prima cosa è assolutamente consapevole di quanto sia buono il formaggio con le pere, e che nonostante questo non mi faccia pagare un bene più di quanto costi. Io voglio credere di vivere in un mondo in cui tutti possiamo apprezzare la semplicità di un pezzo di formaggio unito a uno spicchio di pera, senza che questo comporti un prezzo improponibile o inadeguato. Io voglio credere di vivere in un mondo in cui, se sono un contadino o, per estensione, un produttore di qualsiasi bene, materiale o immateriale che sia, te lo cedo in cambio del suo adeguato valore. Infine, voglio credere di vivere in un mondo in cui i contadini mi aiutano ad avere in tavola il miglior formaggio e le migliori pere, capito? mi aiutano, mi aiutano, mi aiutano.




Semplici calcoli riguardo le Sentinelle in piedi
lunedì, ottobre 06, 2014 | Author: Ale [Tredici]

Facciamo due conti.

Le Sentinelle in piedi, che per chi non lo sapesse sono quei tizi che con la scusa della libertà di pensiero manifestano contro la libertà di amare altrui, erano state annunciate su 100 (cento, C E N T O) piazze italiane. 
In realtà, basta andare sul loro sito ufficiale e contare col ditino per scoprire che le piazze che hanno effettivamente partecipato sono state 61 (sessantuno, S E S S A N T U N O), ma probabilmente 100 suonava meglio come numero, per cui gli organizzatori hanno deciso di arrotondare per eccesso di 39 piazze, che corrispondono indicativamente a quattro regioni italiane. 

Quindi, abbiamo 61 piazze. 

Quante sentinelle in ogni piazza? A Torino le sentinelle erano 189 (fonte La Stampa). Arrotondiamo anche noi e facciamo finta che in ogni città partecipante le sentinelle siano state 200 (naturalmente non è vero, nella maggior parte delle città le sentinelle erano un centinaio).

61 moltiplicato 200 uguale (prendo la mia calcolatrice, uno strumento che le medievali sentinelle non credo possano conoscere, magari loro conoscono l'abaco, boh) fa 12.200 (dodicimiladuecento D O D I C I M I L A D U E C E N T O) persone. 

Sentinelle in piedi (arrotondando per eccesso): 12.200
12.200 < 1.000.000 (popolazione omosessuale secondo l'ultimo censimento dell'Istat)
12.200 < 59.830.000 (popolazione italiana)

Le Sentinelle in piedi sono un numero esiguo di persone rispetto alla comunità omosessuale e alla popolazione italiana. Le Sentinelle in piedi, dunque, più che un attacco e una decisa opposizione alla comunità LGBT, sono la dimostrazione palese che l'Italia è prontissima a una legge sull'omotransfobia, a una legge sul matrimonio omosessuale e a una legge sulle adozioni a coppie omosessuali. Grazie, Sentinelle in piedi, era da diverso tempo che non nutrivo più fiducia nel mio Paese.




L'obbligatoria premessa è che quella che state per leggere è, come da titolo, un'opinione personale e discutibile. Non mi aspetto di avere ragione, non mi aspetto di non potermi ricredere in futuro. Anzi, sono pronto alla discussione franca e aperta. Probabilmente la mia idea è superficiale e istintiva o, come direbbe Simona Ventura, di pancia. Non sono un cinefilo, un cinofilo o un cinafilo. Sono uno che guarda film. Metto lo zucchero nel caffè, non indosso coppole, non vesto total black e le occhiaie non sono l'accessorio fondante del mio look per quanto mio malgrado ne sia usualmente provvisto, tanto che nella comunità dei panda sono considerato molto sexy.



La prima impressione dopo aver visto Muholland Drive (David Lynch, 2001) è stata: e adesso chi me li restituisce i 147 (centoquarantasette) minuti di vita spesi per questo film?

Nessuno, ovviamente. Li devo recuperare sottraendo tempo ad altre attività indispensabili quali parlare con i miei pupazzi e fantasticare su come si comporterebbero i miei amici se fossero posseduti, che comunque è un po' lo scheletro narrativo di Twin Peaks.

In realtà, ripensandoci a freddo, la visione di Muholland Drive, ieri, al Lucca Film Festival, introdotta nientepopodimeno che dal maestro Lynch in persona, che è molto simpatico e contrariamente alle aspettative riesce a parlare anche di argomenti che non siano la morte e il sovrannaturale, dicevo che non è stato totalmente tempo perso. Non parlo solo di un punto di vista registico (che glie voi di' a come impugna lui la macchina da presa, è un genio), ma anche dal punto di vista emotivo, o, come chiamano i più recenti manuali di psicologia, il punto di vista D'Urso

Muholland Drive mi ha fatto una paura allucinante, molto più di qualsiasi horror o definito tale. Avevo un'angoscia dentro che mi ha costretto a percorrere il vialetto di casa tremando e sperando che dietro l'angolo non sbucasse un mostro o un violento assassino o Carmen Di Pietro. Questo fatto che ti pisci addosso dal terrore è senz'altro un aspetto positivo di un'opera.

È bello avere paura, ogni tanto. 

Tuttavia, io sono uno di quei fruitori che preferiscono un tipo di arte rassicurante e benefica. Sono talmente ansiogeno e insicuro di mio che alimentare la mia angoscia con questo tipo di prodotto non è esattamente salutare. Voglio essere coccolato e stupito, non sconvolto. Voglio uscirne bene. Di solito, non sempre. Lo ripeto, è bello avere paura ogni tanto; essere scossi, precipitare giù, respirare la fine con addosso un senso di indefinito, non capire.

Non solo: sono anche uno di quegli spettatori all'antica, ho bisogno di una trama per poter apprezzare un'opera. Forse sono limitato, ma un film dove conta di più la sensazione che la storia non mi è sufficiente. Mi lascia il sospetto di essere preso per il culo. È come fare una conversazione con un africano che ti parla in swahili e pretende che tu capisca. Peggio di interloquire con Aida Yespica. Io non lo capisco lo swahili, e nemmeno Aida Yespica.

Mi dispiace, ma sfido chiunque a guardare Muholland Drive e capire tutto al primo tentativo. È come guardare certi quadri: ti arrivano i colori, le linee, le forme, e dunque tante sensazioni, ma senti che c'è qualcosa dietro che non puoi comprendere, e non puoi squarciare la tela per trovarlo. Ecco, io da un film, da un libro, da un racconto, di solito, mi aspetto di più. Altrimenti mi guardo un quadro, auspicabilmente per meno tempo di centoquarantasette minuti.




Siamo tutti drag queen
mercoledì, settembre 24, 2014 | Author: Ale [Tredici]


Se mi conoscete bene, sapete che sono estremamente rapido nello sviluppare un'ossessione per qualcosa. Sono piccole manie, che di solito passano nel giro di poche settimane, come gli herpes, ma talvolta affinché svaniscano serve più tempo - e in alcuni casi, anche gli antibiotici, come la gonorrea.
Attualmente ho i seguenti pallini, che vado a enucleare in ordine sparso: le magliette a righe, la parola naturalmente, le emoticon degli applausini su whatsapp, la vernice lavagna, le agendine, l'ultimo album di Caparezza, Say Geronimo, Say Geronimo, Say Geronimo e insomma tanta altra roba ugualmente profonda.

La mia ultima fissazione si è sviluppata dopo che ho manifestato il desiderio di apprendere lo slang americano. Alcuni miei amici evidentemente disturbati mi hanno consigliato la visione di un talent show di drag queen. Avete capito bene, sì, drag queen, cioè uomini che si vestono da donna per ragioni di spettacolo. RuPaul's Drag Race è una spietata competizione a colpi di tacco 12 e unghie finte, guidata da quel genio incredibile nonché donna meravigliosa nonché affascinante drag queen nonché malefica ricca strega che è RuPaul.

Ora, dal punto di vista della lingua, devo dire che il mio inglese è nettamente migliorato. Conosco dodici termini diversi per dire vagina in modo offensivo, e adesso so creare parole macedonia molto utili come extravaganza (eleganza + extravagant) e exqueeze me (squeeze + exscuse me). 

Ma devo dire che RuPaul Drag Race ha avuto un merito superiore al puro miglioramento linguistico. Mi ha fatto capire tante cose su me stesso, prima tra tutte che non voglio fare la drag queen perché per nascondere le parti intime devi scocciartele dietro per tutta la performance. La seconda cosa che mi ha fatto capire è che se mai nella vita farò la drag queen devo avere un bel nome, e allora ho pensato a Miss Vergina Woooolf, che ha sia il riferimento letterario che quello sessuale oltre al simpatico acutino gaio che produce la pronuncia del cognome. 

La terza cosa che ho imparato dalla drag race, è che ci sono tre categorie di persone.
[ Ora farò un piccolo spoiler, ma non vi rivelerò il nome della vincitrice, e comunque tanto non lo guarderete mai questo programma, siete tutti fissati con Breaking Bad ] 
Alla finale della quinta stagione, infatti, arrivano tre drag queen molto diverse.

Una è Jinkx Monsoon. Lei pensa più a sorprendere che all'aspetto fashion. Ha una sua poetica, che si basa sulla leggerezza e sulla risata. Dietro le quinte è molto timida e impacciata, e le altre si prendono spesso gioco di lei, la trattano male, le dicono che è la peggiore. È pure narcolettica. Sul palco, però, è una bomba.



Mi seguite? La seconda finalista è Roxxxy Andrews, che è una grassona favolosa. È convintissima di essere la migliore del mondo, e non si preoccupa di farlo presente alle altre. Certo, ha un grande carattere e una forte personalità, dovuta anche al suo passato. Pare che la madre la abbia abbandonata alla fermata dell'autobus, e questo trauma l'ha fatta diventare così: forte, ma presunuosa e arrogante.



E poi c'è la terza, che è Alaska. Che fa morire dalle risate, ed è anche figa nel vestire. È fidanzata con un'altra famosa drag queen, ha gli amici giusti, sa esprimersi, è bella, brillante, simpatica. È la classica persona arrivata e vincente. La fortuna è dalla sua parte (ma anche il talento).



Ho pensato che siamo tutti drag queen, anzi: siamo tutti queste tre drag queen. Anzi, la realtà è che io sono particolarmente psicopatico quando mi fisso con qualcosa, e adesso riconduco tutte le persone a queste tre drag queen. Sei una Alaska, sei davvero una vincitrice? O sei una Roxxxy, cioè credi di essere una vincente e tanto ti basta? Oppure sei Jinkx, e ti visualizzi come una perdente?

Per me siete tutti schedati. Me compreso. Hiiiiiie.


Azoto liquido
giovedì, settembre 04, 2014 | Author: Ale [Tredici]



Mio nonno una volta ha detto che ho le dita da pianista e da allora sono convinto che le mani siano la parte del corpo che preferisco. In effetti ho le dita lunghe e sottili come quelle dell'iconografia classica degli extraterrestri, ma siccome sono pigro non ho mai voluto imparare a suonare il piano - poi, be', nei miei sogni più reconditi mi immagino come un elegante musicista che nel tempo libero pubblicizza caffè utilizzando slogan come è buono qui, è buono qui e nessuno ha ancora capito dove di preciso è buono il caffè.

Da un annetto la bellezza delle mie mani, che abbiamo già detto essere meravigliose, è incrinata da un piccolo porro che ho sul palmo della destra, proprio nella parte molliccia che collega il pollice col resto delle falangi. Non so come mi sia spuntato fuori questo porro. Una mia amica, che per questioni di privacy chiameremo Cassandra Milena Giacometti, quando l'ha visto mi ha rimproverato di non masturbare gli sconosciuti. Io non credo che l'origine della mia verruchetta sia la masturbazione degli sconosciuti, anche perché non li masturbo, gli sconosciuti, non masturbo nemmeno i conosciuti se è per quello, purtroppo aggiungerei, ma comunque quella sera Cassandra era stranamente ubriaca. Sa suonare il piano, Cassandra, a proposito. 

Il fatto è che ho questo porro da più di un anno, ma non mi ha mai dato fastidio. A volte i porri non danno fastidio, sapete? Il mio porro non mi ha mai dato fastidio, finché non ho deciso di curarlo. Ci ho messo sopra una medicina a base di azoto liquido, non nomino il prodotto altrimenti poi dite che prendo soldi dalle case farmaceutiche mentre non ho mai guadagnato manco un mojito dal mio blog. E adesso il porro fa male. È stato l'azoto liquido a farlo reagire. L'azoto liquido ha cercato di curarlo, e adesso lui mi provoca dolore. Secondo il chilometrico foglietto illustrativo, dovrebbe sparire tra una decina di giorni.

Un altro mio amico, che sempre per questioni di privacy chiameremo Trizio Fianchi, mi ha detto che conosce tante persone che hanno usato l'azoto liquido per eliminare le verruche, ma nessuna di esse è riuscita a guarire. L'azoto liquido è un po' una fregatura, e dire che costa pure parecchio. 

Oggi è successa una cosa che mi ha fatto ripensare all'azoto liquido. Non è totalmente inutile, in effetti. Quando hai un porro che non fa male, tu sei in automatico portato a pensare che non sia un problema. Però quel porro effettivamente incrina la purezza delle tue mani, altrimenti meravigliose. L'azoto liquido fa male, e non guarisce il problema, ma a volte il problema ha bisogno di essere evidenziato, di fare male, perché altrimenti non tenterai mai di risolverlo.

Comunque, la mia amica che ancora per questioni di privacy chiameremo Kaula Di Morandi, i porri li cura con una lumaca privata del guscio. 

Il miglior sito LGBT (?)
giovedì, agosto 28, 2014 | Author: Ale [Tredici]


Sono in nomination per il miglior sito LGBT e non vi nascondo che sono incazzato.

Okay, lo so che vi ho chiesto io di nominarmi, e infatti vi sono eternamente grato e se mi incontrate a giro fermatemi che vi ringrazio personalmente e magari vi offro anche da bere oppure se sono senza soldi come sicuramente sarà in quanto sono povero vi offro dei nuovi vocaboli di mia creazione, per esempio ieri ho inventato il verbo "infelicire" e l'ho regalato a un ragazzo che secondo me ha apprezzato più quello che un Cuba Libre. 
Comunque, dicevo: vi ho chiesto io di nominarmi per quella categoria semplicemente perché non appena ho visto che ai Macchianera Italian Awards 2014, cioè gli oscar del web, era presente la categoria Miglior sito LGBT ha iniziato a pulsarmi la vena e ancora adesso continua a pulsare. 
Forse non è rabbia, forse è un virus.

No, invece è rabbia. Cosa significa Miglior sito LGBT? (è una domanda retorica, non rispondete che ora parto con la filippica)

FILIPPICA
Cosa significa LGBT? Significa lesbo-gay-bi-trans, ossia è un termine che identifica genericamente la comunità omobitransessuale e tutti i diecimila altri sottoinsiemi. Quindi, cosa significa essere in nomination per il miglior sito LGBT? Significa che il sito parla di argomenti LGBT? Oppure significa che il suo autore appartiene alla comunità LGBT? Oppure ancora significa che il sito ha un pubblico LGBT? 

Forse tutte e tre le cose, ma io vi dico questo: la presenza di questa categoria ai MIA è una stronzata

Ragion per cui VOGLIO VINCERLA, naturalmente.

Io mi sono stufato di un mondo in cui sono necessari i locali gay, le riviste gay, i giornali gay, i siti gay, i festival di cinema gay, i programmi televisivi gay, i fumetti gay, la letteratura gay, le icone gay, il gelato gay, il presepe gay, il cibo gay, la musica gay, i politici gay. 
Una cosa sono la cultura e la tradizione queer, che è giusto preservare perché è divertente e fa parte della storia del mondo, un'altra è questo bisogno di farci vedere sempre come un ghetto distinto dagli altri. 
Attenzione: non voglio dire che sia totalmente colpa nostra, di noi omosessuali, cioè. In un mondo dove nel caso migliore ci vengono negati diritti importantissimi tra cui quelli di sposarci e di poter adottare figli, e nel caso peggiore veniamo discriminati sul lavoro, a scuola, in televisione, o picchiati o imprigionati, o perfino condannati a morte per via della nostra sessualità o identità di genere, in questo mondo, dico, è sacrosanto poterci ritagliare degli spazi dove essere liberi e dove poter gridare a gran voce il nostro orgoglio.

Tuttavia, addirittura la presenza di un premio apposito sul web, che dovrebbe essere il mezzo di libertà estrema, mi sembra eccessivo. Significa che in tutte le altre categorie dei MIA non sono presenti nomination a omosessuali? Ahhhh, che ingenui, ma da dove venite, dalla montagna delle bolle blu? Volete dire che non ci sono omosessuali nella categoria Miglior foodblogger? Errore. Volete dire che non ci sono omosessuali tra i blog di Genitori e figli? Errore. Non ci sono omosessuali tra i personaggi migliori della rete? Errore. 
Per fortuna di tutti quanti gli omosessuali sono dappertutto e, sempre per fortuna di tutti quanti: CHISSENEFREGA SE SONO GAY. 

Altrimenti dovremo dividere tutti questi premi in due gruppi, in base alla sessualità. Ma potremmo farlo anche per il colore della pelle, o dei capelli, o per il colore dello sfondo del sito. E il mio sito giallino non si discrimina, chiaro? Okay, sono stanco, inizia a essere difficile seguirmi, devo concludere prima che chiudiate la pagina con l'emicrania.

Ora, il mio blog ha sempre avuto una parte dedicata ad argomenti LGBT. Questo perché io sono gay, dichiarato e serenamente conscio di ciò, ed è una parte importante di me che non voglio e non posso nascondere. Però io sono anche molto altro, per esempio uno che fa stronzate, e infatti principalmente questo blog è un blog di stronzate. 

Vi linko qui qualche post in cui ho affrontato tematiche LGBT. 

Ora, in nomination con me ci sono dei colossi del web come Le cose cambiano, che stimo nonostante non mi caghino mai quando gli scrivo le mail, e persone/personaggi fantastici come The queen father, che amo alla follia anche se lo invidio perché va a Disneyland ogni tre settimane ma se non lo conoscete dovete rimediare per forza. Quindi, vincere sarà difficile ma chissenefrega, è una strepitosa occasione per riempire i social di foto promozionali e aspettavo questo momento da un anno. Quindi... che vinca il migliore!

COME VOTARE
Votare è facile: qua sotto metto la scheda, voi dovete inserire nome e mail (non avrete spam ve lo giuro), cliccare all'inizio su Ho capito e votare per almeno dieci categorie. Alla categoria 33 ci sono io, Zucchero Sintattico. Alla fine su Invia, in basso.

Se vincerò io, ma anche se non vincerò, vi prometto che lotterò perché dall'anno prossimo ai MIA non ci sarà più la categoria Miglior sito LGBT, sostituita da Miglior sito di stronzate. Ecco. Quella la vincerò senz'altro.

La classe di Paperoga
mercoledì, agosto 13, 2014 | Author: Ale [Tredici]

Dovreste smetterla di chiamarvi tutti Matteo. Dico sul serio, per una questione di memorizzazione digitale. Ho la rubrica del cellulare piena di Mattei, per trovare quello che voglio ho bisogno di scrollare sei o sette volte e di mettere anche i cognomi e a volte perfino qualche caratteristica tipo Matteo Teatro o Matteo Pisa o Matteo Addominali A Tartaruga Richiamalo.
A dir la verità, dovremmo smetterla anche di chiamarci Alessandro. Nella rubrica ho undici tra Alessandri e Alessandre, contro sette miseri Mattei. Poi ho venti Andrea, nove Lorenzi, dieci Marchi e otto Stefani. Okay, so che ora sembro una lurida sgualdrina, ma no, ecco, è che conosco tanta gente. Ho anche sette Chiare e quattordici Giulie, se è per quello. In conclusione, dovremmo smetterla di chiamarci Matteo, Alessandro, Alessandra, Andrea, Lorenzo, Marco, Stefano, Chiara e Giulia. 
Tutto questo eccessivo preambolo per dire che nell'aneddoto che vi racconterò oggi comparirà un personaggio che chiameremo Matteo, che nel caso specifico è un mio amico che ieri mattina sarebbe dovuto passare a trovarmi )


Quando suonano alla porta io non ho gli occhiali, mi affretto verso l'ingresso per non fare attendere l'ospite, guardo verso il cancellino, non riesco a vedere niente ma do per scontato che sia Matteo quindi esordisco con un caloroso CIAO MATTE! e invece era il postino

Sapete, l'essenziale è invisibile agli occhi, e non si vede bene che col cuore, ma nel dubbio un paio di lenti aiutano

O forse no. Negli ultimi cinque giorni ho fatto una corposa serie di pasticci che non avrei combinato se non fossi geneticamente predisposto per le situazioni imbarazzanti. 
- ho bruciato dei wurstel
- ho fatto finire una fetta di pomodoro nel bicchiere di un'amica mentre spostavo un vassoio
- ho macchiato un'altra mia amica mentre tagliavo una tartina (ed era la stessa cena)
- ho involontariamente spinto una mia amica verso un crudele wrestler vestito da ballerino di tango
- ho scontrato una signora su una sedia a rotelle che comunque è ancora viva
- ho fatto cadere per terra il pacco dei rigatoni aperto con la conseguenza che tutti i fischiotti si sono frantumati
- ho fatto cadere anche la pasta per la pizza
- la pasta della pizza rimasta si è tutta appiccicata alle mie mani, al ripiano di marmo e al mattarello ("ma è per via dell'umidità!" ha cercato di consolarmi il mio amico Ciuffo vedendomi sull'orlo di una crisi di nervi, ma la verità è che avevo scordato di mettere la farina)
E mi sembra basta.

A volte vorrei essere figo e avere grazia, eleganza e portamento. Stare dritto con la schiena, non inciampare mentre cammino, saper indossare una cravatta, non impappinarmi nei discorsi e questo genere di cose (potrei continuare l'elenco ma poi sembrerebbe importarmene più del necessario). Invece io ho la classe di Paperoga, e tutto sommato mi sta bene così. 




Mi fermerò da te qualche giorno - STOP
T'insegnerò un nuovo sistema di vita - STOP
- prima frase attribuita a Paperoga, 1964