Indagine sui fan di Emma Marrone
mercoledì, luglio 16, 2014 | Author: Ale [Tredici]


Se esisteva una cosa che davo per scontata almeno quanto la tossicodipendenza di Morgan e l'incapacità di Renzi nel parlare inglese, era l'omosessualità di Emma Marrone. Tuttavia, contrariamente alla tossicodipendenza di Morgan e all'incapacità di Renzi nel parlare inglese, per quanto riguarda Emma Marrone devo ricredermi. Certo, mi veniva abbastanza naturale immaginarmela alla guida di un trattore nell'atto di ruttare vestita con una salopette da idraulico, oppure seduta a cavalcioni su un toro meccanico a bere birra dal naso gridando "Viva la foca e che Dio la benedoca", ma no: è l'ora di finirla con questi stereotipi che autocostruisco nel mio fantasiosissimo cervellino. E soprattutto: il concerto di Emma Marrone non è stato per nulla quello che mi aspettavo. 

Quantomeno a livello di fan. Davo per scontato che al concerto di Emma Marrone sarebbero state presenti camionate di fanatiche, tutte con una Tennent's in mano e tutte con la camicia a quadrettoni. Una parte di pubblico indossava effettivamente la camicia a quadrettoni, e in effetti la prima domanda che mi è stata fatta riguardava la vendita delle birre all'interno della piazza, ma questa era solo una piccola parte del vero pubblico di Emma. 

Emma Marrone divide la sua tifoseria (è una vera e propria tifoseria: hanno striscioni, urlano, si disegnano simboli bellici in faccia) in tre macrogruppi:
- le lesbiche adorate, di cui abbiamo già ampiamente parlato
- le ragazzine, di età compresa dai sei anni ai venticinque, tutte estremamente entusiaste di assistere all'esibizione della loro beniamina, la fantastica, super, grande, finissima Emma
- le madri e i padri delle suddette ragazzine

Vorrei parlare di quest'ultima categoria. Durante la mia attività di osservatore dell'umano (dovrebbero pagarmi per quella, altro che controllare che le genti non scavalchino un muretto) sono stato colpito da ciò che a lezione, citando Flannery O'Connor, chiamiamo commotion. Devo ammettere che mi si è illuminata ogni cosa quando ho visto questi padri e queste madri che correvano dietro alle figlie dodicenni, correvano portando in una mano i biglietti e l'Emma Card, e lo zainetto con la cena nell'altra, e avevano dipinti sulle guance degli enormi cuori, rossi con il contorno nero, con dentro scritto Emma, e sudavano perché era parecchio caldo, e in quel momento una luce bianchissima mi ha investito, e una divinità col volto di Alessandra Amoroso mi ha sussurrato all'orecchio che la droga fa male e che l'amore filiale esiste ed è il più forte di tutti.

Tornando all'indagine, c'è da dire che le fan di Emma sono molto toste. A fine concerto si sono radunate intorno alle transenne oltre le quali stanno i camerini degli artisti, e io (che avevo una voglia matta di smontare e andare a casa ma non potevo, nda) mi sono trovato a fare da barriera per evitare che quella mandria di figliole sfondasse le protezioni per un autografo dell'italica urlatrice. Visto che all'occorrenza so essere anche molto spiritoso e socievole (però è molto raro), ho iniziato a conversare amabilmente con il nemico.
- Emma non esce dai camerini. 
- Non è vero, non ci crediamo!
- Però un giorno io sarò uno scrittore famoso, se volete ve lo faccio io un autografo!
- AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAAHAHAHAH (risate che neanche in una puntata di Friends, a parte una cara signora che era invece molto interessata)
- Senti, com'è che ti chiami?
- Alessandro
- Senti, Alessandro. Ti ci va un mojito?

Concludo così la mia indagine sui fan di Emma Marrone: con loro che tentano di corrompermi con un mojito.
Indagine sui fan dei Prodigy
sabato, luglio 12, 2014 | Author: Ale [Tredici]

Mi hanno assunto nel servizio di sicurezza del Lucca Summer Festival. 

Sì, anche a me ha fatto strano. Ho mandato il curriculum perché quando uno cerca lavoro lo manda un po' ovunque, e così dopo averlo portato in pizzerie, ristoranti, librerie, negozi, gelaterie, supermercati, aziende di grafica e canili è stato il turno dell'agenzia di sicurezza e investigazioni.

(nelle prossime due righe metterò un asterisco ogni volta che faccio dell'ironia)
Mi hanno preso come aiuto* alla sicurezza, e ciò non mi ha sorpreso molto*, vista la mia forza*, la mia presenza* imponente*, il mio sguardo da duro*, la mia altezza* invalicabile* e la mia stazza irremovibile***.

Il mio ruolo è quello di sorvegliare un muretto. Capite bene che è un compito di straordinaria responsabilità. Sono due giorni che passo le serate con questo muretto, tanto che ho iniziato a volergli bene come se fosse, non proprio mia madre, ecco, però un cugino sì, lo chiamo per nome, il mio muretto, lo nutro, mi prendo cura di lui, lo consolo quando è triste, gli faccio le coccole e insomma sì, avete capito bene: sono ancora single e sempre più schizofrenico. 

Passo sei ore in piedi a sorvegliare il mio muretto tentando di assumere l'atteggiamento più vigile possibile. Incrocio le braccia, aggrotto le sopracciglia per ricreare dei lineamenti torvi e squisitamente ostili e divarico le gambe - quest'ultima cosa mi fa sembrare una che sta per sgravare in piedi. Devo stare in piedi, fermo, con le braccia incrociate, senza parlare al cellulare o allontanarmi dalla posizione. É una palla, insomma.

La cosa positiva è che ho un sacco di tempo da spendere nella mia attività preferita dopo mangiare, bere, dormire, scrivere, fare sesso (ma non ricordo come funziona di preciso), leggere, fare shopping, ascoltare la musica, giocare a Gira la moda, perculare quelli con le Hogan, dividere un mazzo di carte a seconda del seme, rubare, pulire il bagno e intagliare figure geometriche sui tappi di sughero. E cioè l'osservazione dell'umanità. 

Ho modo di osservare uno spaccato di umanità avente una caratteristica comune: quella di ascoltare la stessa musica. Se ci pensate, è una grande fortuna: non devo fare lo sforzo cerebrale di selezionare da un insieme elementi aventi la stessa peculiarità, perché sono le stesse persone che si autoselezionano nel momento in cui decidono di acquistare il biglietto. Le mie uniche energie devo spenderle nell'osservazione e nella documentazione. 

Si dia quindi inizio all'indagine.



Sugli ascoltatori dei Prodigy non ho molto da dire, intanto perché questo post è già lungo così, e poi perché era il mio primo giorno e sono stato molto impegnato a non farmi cazziare sul posto di lavoro (sorvegliare un muretto comporta grandi responsabilità, Peter). 
I fan dei Prodigy sono più patatoni di quello che ci si aspetta. O forse è colpa della droga. Ho notato che molti se ne strasbattono del concerto e vanno a giro per la piazza. Una possibilità per spiegare questo comportamento è che siano talmente strafatti da non rendersi conto che hanno speso quaranta euro e che quello che stanno ascoltando è il gruppo dal vivo e non uno stereo acceso e nemmeno le vocine del cervello. 
I fan dei Prodigy sono molto socievoli. Saltano molto, quasi mai a tempo, si scatenano, ballano indipendentemente dalla presenza della musica. Bevono con soddisfazione, e sono molto interessati al chioschetto delle birre. Sono abbastanza disinvolti nel decidere che un determinato alberello può diventare una latrina occasionale. Solitamente hanno tatuaggi o arnesi di ferro nel viso, ma questo è un commento che potrebbe fare mio padre quindi magari adesso lo cancello. Sono educati, dopotutto, nonostante l'idea che si può avere di loro. Non ti picchiano. Non fortissimo. Limonano parecchio, poi. Quasi quasi inizio ad ascoltarli anch'io, questi Prodigy.

Tenetevi saldi
domenica, luglio 06, 2014 | Author: Ale [Tredici]

Non vorrei fare il solito sensazionalista, ma sono cominciati i saldi.

Immagino che la notizia non vi sconvolga. Probabilmente l’avete arguito dal fatto che sui social network chiunque ne sta parlando. C’è chi scrive le tweetcronache, chi lo annuncia su facebook come se fosse stato eletto nuovo Papa, chi posta le foto degli acquisti sperando di suscitare l’approvazione generale ma riuscendo soltanto a farsi biasimare per i propri discutibili gusti. 

E poi ci sono io. Io che sento questa irrefrenabile pulsione a raccontarvi ciò che è umano, ma per raccontare l’umano bisogna viverlo, l’umano, per cui sono uscito a fare shopping, e insomma capite bene che questa storia dell’umano serve solo per autolegittimare azioni deplorevoli che per esempio mi fanno spendere venti euro per una giacchettina blu che spero vedrete presto sul mio account Instagram.

(scusate il titolo del cavolo, davvero)


Mi sono preparato ascoltando Eye of the tiger. Venti flessioni per pompare il sangue nei muscoli e dare l’impressione di essere più aggressivo. Occhiali da sole, per creare uno sguardo duro e impenetrabile. Scarpette da ginnastica, ottimali per scattare sul capo desiderato che una signora grassa e con l’alitosi ha individuato per suo figlio. Maglietta a maniche corte, che consente libertà ai movimenti delle braccia e permette ai gomiti di affondare la suddetta signora, entrando di peso là dove è più vulnerabile, tra la quinta e la sesta costola.

La prima impressione dopo essere entrato da H&M è stata, cito il mio cervello, ohibò, c’è più gente qui che al gay pride. La seconda impressione a caldo, invece, perbacco, c’è più gente qui che in Abruzzo.

Spauriti commessi sull’orlo dell’esaurimento nervoso tentavano di gestire frotte di acquirenti imbizzarriti.

Ho selezionato le mie cinque paia di pantaloni uguali e le varie magliette che speravo invano potessero starmi bene nonostante fossero Small (le ExtraSmall se le erano già tutte accaparrate gli eterosessuali tamarri e gli omosessuali rachitici) e mi sono avviato verso i camerini. 
Scene da dopoguerra. La fila era interminabile. I commessi (ormai completamente andati) gridavano cose come “Uno alla volta!” e “Per favore fate più veloce!” e “No signora il fatto che suo marito sia nell’esercito non le consente di passare avanti” e “Signore per cortesia metta giù quel kalashnikov”. 
Chi emergeva dai camerini proferiva cose come "Mai più", "Basta", "Piuttosto mi vesto con le buste dell'Esselunga". Erano tutti afflitti e sconvolti, nemmeno li avessero costretti. 

Dentro la zona camerini potevo udire i commenti che altre clienti si facevano l'una verso l'altra: erano tutte molto incoraggianti:
- orrido, tesoro. Davvero, davvero orrido
- può andare, se abiti in un cassonetto
- amore è una canottiera, non sono slip
- certo che è fosforescente. Perché, mi sta male?
- dove vivi gioia, su Urano?
- una merda, naturalmente

Una merda, naturalmente, ha detto una signora vestita con un vestitino scarlatto. Sembrava la versione proletaria di Marina Ripa di Meana. Una merda, naturalmente. Perché è così: non c'è umanità nei saldi. Non c'è pietà, né perdono. Non c'è amore. Siamo come tanti animali alla ricerca della taglia giusta, e non guardiamo in faccia a nessuno. Però c'è verità, quella verità che ci permette di dire all'altro che è tutto una merda, naturalmente. Almeno nello shopping si può.

Mr Pinco Pop e l'esistenza
lunedì, giugno 30, 2014 | Author: Ale [Tredici]

Ho un orsetto di peluche che si chiama Mr Pinco Pop.
Ieri, io e lui abbiamo parlato dell'esistenza.

Prima di spiegarvi la filosofia di Mr Pinco Pop, vi descrivo come è fatto: è un orsetto dal musino tenero, alto quanto una mia mano aperta, quindi una quindicina di centimetri, o forse poco più perché io ho le dita da pianista. La sua caratteristica principale riguarda la sua colorazione che riprende la bandiera arcobaleno, quindi dalla testa ai piedi (è un orsetto antropomorfo, non ha quattro zampe bensì due piedini e due manine) è diviso in sei fasce, ognuna per i sei colori della bandiera. Non si può dire che sia l'orsetto più intelligente del mondo, ma è sveglio e ha un senso critico molto sviluppato. Non capisce mai il sarcasmo, ma ha un cuore d'oro. È nato quando un unicorno ha incontrato la Cattiveria: l'unicorno ha vomitato, e dal suo vomito ha avuto origine Mr Pinco Pop. Un giorno, magari, vi racconterò anche questa storia.

Ieri Mr Pinco Pop era in vena di fare filosofia. Mi ha detto che gli orsetti si dividono in due categorie: quelli a cui va sempre tutto bene e quelli a cui va sempre tutto male. Non ha ancora capito se è una legge che dipende in qualche modo dalla fortuna. Poi, sottovoce, ha aggiunto che si vergogna a parlare di fortuna, perché nella città degli orsetti chi si sente sfortunato viene svalutato ancora di più. La fortuna esiste, è solo una delle due facce del caso, ha detto. Mr Pinco Pop ieri mi ha spiegato che ci sono gli orsetti a cui va tutto bene e gli orsetti a cui va tutto male, e non c'entra proprio un bel niente il talento o la bravura o la determinazione. Ha detto esattamente così, "non c'entra proprio un bel niente". Ci sono gli orsetti che non devono muovere un muscolo perché comunque capitano al posto giusto e al momento giusto, e ci sono anche gli orsetti che ci nascono, al posto giusto e al momento giusto. L'altra categoria è quella formata dagli orsetti che possono impegnarsi quanto vogliono, possono essere bravi, e buoni, e prendere tutti i trenta e lode che vogliono, e sperare sempre e non arrendersi mai, ma non riusciranno mai a trovarsi al posto giusto e al momento giusto. A volte gli andrà anche peggio. Nella città degli orsetti aleggia perfino la leggenda che la ragione di questa sfortuna parta proprio dal fatto che sono gli orsetti a cui va tutto male a non impegnarsi a sufficienza. Mr Pinco Pop non ci crede, però. Sostiene che gli orsetti a cui va tutto bene abbiano messo in giro questa voce per non far attribuire il loro successo soltanto al caso propizio. 

Poi ho detto qualcosa io, perché non è che nelle conversazioni tra me e Mr Pinco Pop parla solo Mr Pinco Pop, altrimenti sarebbe un monologo, anche se un monologo molto avvincente. Gli ho detto che è molto dolce a volermi consolare, perché lo so che mi dice tutte quelle cose solo perché crede che se io fossi un orsetto sarei uno di quelli a cui va tutto male, ma gli ho detto anche che non occorre. Se sei un orsetto triste, ciò che ti può far stare meglio è il fatto di poter contare su quel coraggio che si legge negli occhi di una faccetta tenera come la sua.



Le nomination dei #MIA14
sabato, giugno 21, 2014 | Author: Ale [Tredici]



Ciao. La faccio breve perché ho intenzione di chiedervi cinque minuti di tempo e non posso dilungarmi ulteriormente con le mie solite e odiose battutine sulla droga. 

È periodo dei Macchianera Italian Awards 2014, ossia gli Oscar del web, i premi dati ai migliori siti della rete. L'anno scorso - come sapete bene dato che vi ho sfrantecato i maroni per un mese - sono riuscito ad arrivare quinto in una categoria, e ancora mi chiedo come sia possibile. Ma magari ce la facciamo anche quest'anno, chi lo sa.

Quello che dovete fare è compilare la form che sta qui sotto, mettendo l'indirizzo esatto del mio blog ( http://www.zuccherosintattico.it/ ) in NON PIÙ di quattro posizioni.
Io vi consiglio queste:
- categoria 3, miglior rivelazione
- categoria 14, miglior sito letterario (...)
- categoria 34, miglior sito LGBT

Affinché il voto sia valido dovete compilare i campi obbligatori iniziali, cioè inserire il vostro nome e la vostra mail (non vi verrà mandata pubblicità, serve solo per il conteggio corretto dei voti). 
Inoltre, dovete dare almeno 8 preferenze, ma non potete mettere lo stesso blog in più di quattro categorie, altrimenti il voto viene annullato.
Ah, e alla fine dovete cliccare su Invia, in fondo!

Se non sapete cosa votare, io vi suggerisco le preferenze che darò:
- categorie 12 e 13, miglior sito musicale / cinematografico: Pensieri Cannibali , di Marco Goi ( http://pensiericannibali.blogspot.it/ )
- categoria 15, miglior sito fashion: Sporablog ( http://www.sporablog.com/ )
- categoria 18, miglior sito per genitori e bambini: The Queen Father ( http://www.thequeenfather.com/ )
- categoria 23, miglior pagina social: Se i quadri potessero parlare ( https://www.facebook.com/seiquadripotesseroparlare )
- categoria 31, miglior YouTuber: Yotobi ( https://www.youtube.com/user/yotobi )
[ in aggiornamento ]


Ah, e per quanto riguarda la categoria Miglior articolo, ho candidato il mio pezzo "Ho visto omosessuali che voi umani non potete neppure immaginare". Se vi va, lo potete votare su questa pagina, cliccando accanto al titolo, sulla freccia verso l'alto.


Be', se vi va, col cuore (cit.), e mi fate contento. Grazie!

----------------------------------------------------------------------------------
La mia personale e discutibile opinione su chi spoilera
martedì, giugno 17, 2014 | Author: Ale [Tredici]

Sei uno stronzo.
Punto.

UN PO' POP - La mentalità aperta
venerdì, giugno 06, 2014 | Author: Ale [Tredici]

[ ogni Venerdì sostengo la vostra idiozia su Maintenant Mensile. Ho pensato che potrebbe essere carino fare pubblicità alla rivista e alla mia rubrica Un po' pop pubblicando qua i post arretrati. Seguiteci, siamo bellini! L'articolo che ripropongo oggi è uscito il 25 Aprile scorso ]

*     *     *

Buonasera a tutti. Mi permetto di fare un piccolo preambolo, perché sono tornato. Non solo Maintenant è in questa nuova veste, ma perfino la mia rubrica di posta immaginaria e immaginifica riprende a produrre contenuti atti a sostenere la vostra idiozia. La lettera con cui inauguro la nuova stagione me la manda Romano Di Perugia da Brindisi (ma nato a Foggia).

Caro Alessandro, innanzitutto complimenti. Seguo sempre la tua rubrica, specialmente da quando l’hai interrotta. Volevo chiederti, secondo te, qual è il segreto per avere una mente aperta.
Romano Di Perugia, da Brindisi (ma nato a Foggia)

Caro Romano, per avere una mente aperta prova a conficcarti un’ascia nel cranio. (risate registrate, per favore.) Dunque, proverò a darti una risposta più o meno soddisfacente, e vorrei farlo parlando di My favourite game, che non è una pratica erotica, bensì una canzone dei Cardigans. Ricordi i Cardigans, Romano Di Perugia da Brindisi ma nato a Foggia? 
I Cardigans sono un gruppo pop rock svedese: nel 1998, all’apice del successo, per girare il video del loro ultimo singolo scelsero Jonas Åkerlund, un regista geniale che nel curriculum può vantare collaborazioni con le più famose popstar e rockstar della musica contemporanea. Åkerlund girò dunque il video, ma quella che le emittenti televisive decisero di passare fu una sua versione censurata, in cui la macchina da presa è fissa su una ragazza mentre canta alla guida di una decappottabile. Due o tre inquadrature al massimo, sempre su di lei. Un unico punto di vista. Oggi, quindici anni dopo, nell’era di YouTube, è possibile recuperare il film originale: le decine di scene in più ci mostrano che la ragazza al volante è in realtà una pazza spericolata, che mette una pietra sull’acceleratore e guida contromano, causando incidenti e morti. Non solo, ma del video sono presenti ben quattro finali alternativi, in cui la cantante muore in svariati modi sempre più grotteschi. Per me la mentalità aperta è essere come un video non censurato dei Cardigans: più punti di vista, vari finali alternativi, infinite possibilità.